Dato che i media si concentrano quasi esclusivamente sul prezzo dell'oro in dollari USA, è facile dimenticare le divergenze, a volte ampie, nella performance delle altre valute nazionali rispetto all'oro.
Lo yen giapponese e la sterlina britannica ne sono un buon esempio in questo momento: dalla fine di dicembre l'oro è salito di circa il 5% in sterline e ha registrato un guadagno di circa il 15% nello stesso periodo rispetto allo yen. Nello stesso arco di tempo, invece, l'oro ha guadagnato meno dell'1,5% rispetto al dollaro USA.
La marea che sale solleva tutte le barche: allo stesso modo, un aumento duraturo del prezzo dell'oro in dollari si accompagnerà a rialzi dell'oro quotato in altre valute (come accade da quando è stato abbandonato il gold standard). Ma nel breve termine l'oro può essere un'importante protezione contro la debolezza di valute diverse dal dollaro, come chiarisce questo grafico di James Turk sulla performance del prezzo dell'oro in questo decennio.
Prendiamo ad esempio la seconda metà del 2008: la crisi finanziaria provocò una corsa enorme verso la presunta sicurezza del dollaro e dei titoli del Tesoro USA. Considerando che al centro della crisi c'erano i problemi del mercato immobiliare subprime americano, fu uno degli esempi più bizzarri di tutti che scelgono di correre a testa bassa verso il fungo atomico. L'oro quotato in dollari ne risentì, guadagnando solo il 5,8% nell'anno. Ma si osservi come andò l'oro quell'anno rispetto alle valute legate alle materie prime, come il dollaro canadese e quello australiano, e rispetto alla sterlina, quest'ultima colpita dalla debolezza della grande finanza, vista l'enorme esposizione dell'economia britannica a questo settore. Persino l'oro quotato in euro guadagnò l'11% in quell'anno: non spettacolare, ma sicuramente rispettabile considerando il disastro che stava avvenendo in altri mercati.
Il punto è che l'affermazione, ripetuta spesso, secondo cui "l'oro è stato duramente colpito nel 2008" e "non era un bene rifugio" era vera solo per quanto riguarda il dollaro (oltre che per gli altri beni rifugio preferiti, il franco svizzero e lo yen giapponese). Ma per molti investitori in Europa, Canada, Australia e altrove, il metallo giallo ha svolto il suo ruolo di bene rifugio durante la crisi. Un aspetto da tenere presente ora che si parla sempre di più di una "crisi silenziosa della sterlina".