Valore contro momentum e prezzo dell'oro

Per molti commentatori, nel mercato dell'oro ci sono due schieramenti distinti: gli investitori in metallo prezioso e gli speculatori nel mercato cartaceo. Poiché i due mercati vanno in direzioni opposte, alcuni operatori ritengono che sia solo questione di tempo prima che i derivati falliscano del tutto e il prezzo dell'oro schizzi alle stelle grazie alla domanda fisica.

Concludere che le due estremità di un unico mercato siano in conflitto e che una prevarrà sull'altra è allettante, ma poco utile. Il conflitto riguarda piuttosto due diversi tipi di investitore: quelli che comprano o vendono in base al valore e quelli basati sul momentum, che operano seguendo il trend. È la struttura del mercato a tendere a dividerli in schieramenti diversi. Gli investitori orientati al valore di solito scelgono il metallo fisico, mentre quelli basati sul momentum scelgono i derivati.

Le loro motivazioni sono diverse. Tra gli investitori orientati al valore ci sono acquirenti di oro fisico da tutto il mondo, che in genere cercano valore o sicurezza rispetto alla detenzione di valuta fiduciaria. Gli speculatori sui mercati dei futures raramente valutano il prezzo dell'oro, presumendo che il prezzo corrente sia l'unico punto di riferimento valido che conti. Questa biforcazione tra valore e momentum è una caratteristica ricorrente, di tanto in tanto, in quasi tutti i mercati dei capitali. L'abbiamo vista nelle azioni durante il boom delle dot-com, quando gli investitori orientati al valore furono messi in imbarazzo prima che alla fine quelli basati sul momentum venissero schiacciati. Tuttavia, entrambe le categorie di investitori pescano sempre nello stesso bacino.

I futures sono il canale principale per chi insegue il momentum nell'oro, e pochissimi di loro si interessano a mettere in discussione il valore; con la crescita del settore degli hedge fund, la quantità di denaro e di credito a disposizione di questa categoria è notevole. Non sorprende che i critici ritengano che i mercati dei derivati deprimano il prezzo dell'oro, ma ignorano il fatto che il prezzo corrente in qualsiasi mercato è il punto in cui domanda e offerta trovano un equilibrio.

Le scorte d'oro in superficie ammontano a circa 160.000 tonnellate, e la nuova produzione mineraria le aumenta di circa l'1,7% l'anno. In teoria, tutto questo oro è disponibile per la vendita a un certo prezzo; allo stesso modo, queste quantità indicano la dimensione dell'interesse sottostante. Se gli investitori basati sul momentum ritengono che ci siano motivi per un calo dei prezzi dell'oro, dovrebbero argomentarli tenendone conto. Formulare questo giudizio in un mercato così opaco non sarà mai semplice, ed è per questo che raramente ci provano.

La soluzione è individuare, per quanto possibile, dove si trova tutto l'oro da investimento, come primo passo per comprendere le prospettive del mercato. Possiamo solo concludere che in Occidente ne resta pochissimo in forma di investimento nelle mani di privati, dato che la maggior parte è stata acquistata dagli acquirenti asiatici. La liquidazione degli ETF è stata del tutto insufficiente a soddisfare questa domanda, quindi per deduzione le banche centrali devono aver fornito ai mercati grandi quantità, perché non esiste altra fonte di offerta.

Pertanto la chiave per i prezzi futuri dell'oro sta nel momento in cui le banche centrali smetteranno di rifornire il mercato, non in qualche improvvisa crisi tra investitori orientati al valore in Oriente e inseguitori del momentum in Occidente. Sarebbe come confondere la causa con l'effetto.

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