Trarre profitto dalla svalutazione grazie a Harry Browne

La storia non si ripete, ma fa rima, come dice il vecchio proverbio. Se dallo studio del passato possiamo trarre molte lezioni economiche, paesi, istituzioni e assetti monetari cambiano, rendendo difficili i confronti esatti.

Detto questo, i lettori del libro del compianto Harry Browne How You Can Profit From The Coming Devaluation (pubblicato per la prima volta nel 1970) resteranno stupiti da quanto sia attuale rispetto alla situazione economica di oggi. Lipton Financial Services, Inc ha appena ripubblicato questa eccellente opera con una nuova prefazione di James Grant, noto perGrant’s Interest Rate Observer.

Il libro si apre citando valutazioni disperatamente ottimistiche degli economisti sull’economia statunitense, risalenti al 1928-29. Alcuni di quei commenti avrebbero potuto benissimo riferirsi all’America della fine degli anni Sessanta, o addirittura a quella del 2006-07. Il punto di Browne non è che le depressioni siano inevitabili, tutt’altro. Sostiene che “sono l’effetto diretto di certe cause economiche. Se le cause non si verificano, la depressione non si verifica.” I primi capitoli offrono un’eccellente panoramica di come la manipolazione dell’offerta di moneta da parte dei governi comprometta i calcoli microeconomici di individui, famiglie e imprese.

Le previsioni di Browne in questo libro si sono avverate nel corso degli anni Settanta. Affermò che il governo statunitense avrebbe svalutato il dollaro “tra questo sabato e la fine del 1971.” Infatti, il 15 agosto 1971 il presidente Nixon abbandonò l’obbligo del Tesoro statunitense di convertire i dollari in oro, e l’inflazione salì poi fino a un picco del 15% nel 1980. Chi ha avuto la saggezza di seguire il consiglio di Browne di comprare oro e argento ha ottenuto ottimi risultati da allora. Nel 1970 l’oro costava appena 35 dollari per oncia troy, mentre l’argento era sotto 1,50 dollari l’oncia.

Come sottolinea James Grant nella sua prefazione, Browne, morto nel 2006, non è vissuto abbastanza per vedere l’attuale “Grande Recessione”. Di certo, però, non si stupirebbe del fatto che i metalli preziosi stiano di nuovo superando molti investimenti popolari, in mezzo agli aggressivi sforzi dei governi per svalutare le valute.

James Turk commenta: “Mi sono imbattuto nel libro di Browne poco dopo l’università, dove mi era stato insegnato che l’oro era una curiosità arcaica, privo ormai di qualsiasi utilità monetaria, e che sarebbe sceso a circa 7,50 dollari l’oncia dopo che il governo statunitense avesse smesso di “sostenerlo” a 35. Ma quando quel giorno fatidico arrivò, il prezzo dell’oro iniziò invece a salire, e questo mi fece dubitare dell’accuratezza dei miei professori keynesiani e del valore delle loro teorie. Così iniziai a cercare di capire come funzioni davvero il mondo monetario, e il libro di Browne fu uno dei primi ad aiutarmi a riconoscere che i miei corsi di economia all’università erano spazzatura. Sono contento di averlo letto e sarò per sempre grato a Harry Browne.”

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