Il gold standard sta lentamente tornando a essere un tema di discussione diffuso. Ciò si deve in parte ai recenti appelli dei repubblicani statunitensi per una nuova "commissione sull'oro" del Congresso, che esamini l'idea di ripristinare una qualche forma di copertura aurea per il dollaro USA.
La reazione degli economisti mainstream, soprattutto di quelli con i premi più prestigiosi e i megafoni più potenti, è stata prevedibile: detestano l'idea con passione. Noi, tuttavia, ignoreremo gli insulti, i grafici fuorvianti, le fallacie dell'uomo di paglia e l'uso scorretto dei dati praticati da alcuni, ed esamineremo invece le obiezioni più legittime alla moneta aurea.
Ignoriamo anche l'argomento pigro e ripetuto spesso secondo cui "non c'è abbastanza oro" perché un gold standard funzioni oggi. Chiunque abbia una minima comprensione di come funzionano offerta, domanda e prezzi può confutare questa obiezione.
I dubbi più legittimi sollevati dagli economisti accademici sull'oro ruotano attorno alla questione della stabilità. Dopotutto, le banche centrali e le altre istituzioni di gestione monetaria sono state create, almeno ufficialmente, per combattere l'instabilità e i cicli economici. Citano la "stabilità dei prezzi" come uno dei loro obiettivi principali.
Mettiamo per un momento da parte la questione se la stabilità dei prezzi sia davvero un obiettivo desiderabile, poiché si può sostenere che i prezzi debbano cambiare, dato che il loro scopo è trasmettere informazioni sulle condizioni del mondo reale, che non sono esattamente immutabili. In effetti, prezzi in calo costante possono essere un segno sicuro di produttività in crescita e di un'economia sana. Si consideri il settore dei computer e dell'elettronica come illustrazione di questo punto. Il fatto che, in termini sia reali sia nominali, i prezzi di questi beni siano in costante diminuzione ha scoraggiato le persone dall'acquistarli, o ha ostacolato gli investimenti e la produttività in questo settore? Certo che no.
Quindi l'oro è più stabile della moneta fiat? L'oro mantiene il potere d'acquisto meglio, ad esempio, del dollaro fiat? I prezzi sotto un gold standard riflettono i fondamentali economici sottostanti meglio che in un regime fiat?
La risposta a tutte queste domande è senza dubbio sì. Le valute possono scomparire, e di fatto scompaiono, mentre l'oro è rimasto riconosciuto come moneta per migliaia di anni. Esamineremo a breve le prove storiche ed empiriche (ce ne sono molte), ma prima consideriamo l'argomento logico.
L'oro è un elemento finito e scarso. Ne esiste una quantità limitata ed estrarlo è costoso e difficile. La produzione di oro aggiunge in genere dall'1 al 2% all'anno alle scorte auree esistenti; anche nelle maggiori corse all'oro, come quella della California a metà del XIX secolo, la produzione mondiale di oro non ha mai superato un intervallo annuo del 3-4%.
Al contrario, il dollaro elettronico fiat può essere creato dal nulla, in quantità illimitate e a una velocità quasi infinita. I dollari elettronici possono anche essere distrutti con la stessa rapidità. Non esistono limiti fisici, logistici o concreti alla velocità con cui i dollari possono essere creati né alla loro quantità. Quindi, anche prima di prendere in considerazione le politiche, la volontà politica e i capricci dei banchieri centrali, la realtà è che in un sistema di pura valuta fiat la massa monetaria può espandersi molto più rapidamente.
A ciò si aggiunge il fatto che il nostro attuale sistema monetario richiede che la moneta venga creata come debito e che il debito totale superi sempre la moneta totale: per evitare un collasso, la massa monetaria fiat deve quindi espandersi a un ritmo sempre più sostenuto. La pressione politica per una espansione costante è enorme. Anche se il presidente della Federal Reserve volesse mantenere stabile la massa monetaria, subirebbe fortissime pressioni per non farlo.
Ma l'attuale presidente della Fed, come quasi tutti i suoi predecessori, dichiara apertamente di non volere una massa monetaria stabile. Ricorda il famigerato discorso di Ben Bernanke: “Deflation: making sure it doesn’t happen here”.
Le ragioni logiche per cui la valuta fiat perde valore sono chiare, ma cosa mostra l'esperienza? Quali sono le prove empiriche?
Per prima cosa, confronta un grafico della massa monetaria statunitense con questo grafico delle riserve auree mondiali.


La prima segue un andamento esponenziale, mentre la seconda mostra una crescita costante e lineare. Ma un fatto semplice è molto più importante: non esiste un solo esempio di moneta fiat, cioè una valuta garantita soltanto da un decreto governativo, che sia sopravvissuta 50 anni senza perdere più della metà del suo valore. Non esiste un solo esempio di valuta fiat che sia durata nemmeno 100 anni senza essere stata completamente svilita.
“Certo”, qualcuno potrebbe dire, “ma la moneta fiat è relativamente recente mentre l'oro esiste da molto più tempo, quindi il confronto non è equo”. Non proprio. La storia ci offre esempi di carta moneta non garantita risalenti addirittura alla dinastia Yuan (circa X secolo). I sostenitori della carta moneta hanno avuto più di 1.000 anni per riuscirci, in innumerevoli tentativi, con ogni tipo di variante, cultura e contesto storico. Stiamo ancora aspettando che un solo esperimento riesca nel lungo periodo.
D'altra parte, abbiamo esempi di moneta aurea fin dall'antica Lidia (intorno al 600 a.C.) e quelle monete valgono ancora moltissimo: anche se le fondessimo, distruggendone il valore storico, l'oro conserverebbe un grande potere d’acquisto. Alcune banconote fiat da collezione di epoche lontane possono avere un valore considerevole come oggetti d'antiquariato, ma la carta, o qualunque materiale con cui sono state realizzate, non avrebbe di per sé un valore straordinario. Nel caso dei dollari elettronici, il contrasto è ancora più netto. Questa è forse la differenza materiale fondamentale di valore tra l'oro e la moneta fiat.
Ecco un confronto affiancato tra inflazione e crescita economica nel Regno Unito durante l'era del gold standard e durante quella della moneta fiat.

Il contrasto è impressionante e dovrebbe far sorgere seri dubbi sulla saggezza economica convenzionale, sostenuta da keynesiani e monetaristi, secondo cui una massa monetaria in crescita (e quindi prezzi in aumento) sarebbe una condizione preliminare necessaria alla crescita economica, e la deflazione sarebbe sempre negativa.
L'esperienza americana in questo periodo fu simile a quella britannica. Basta confrontare i livelli dei prezzi prima e dopo il 1913, escludendo i periodi del dollaro Continental e del Greenback, entrambi valute fiat ed entrambi alla fine privi di valore, con l'accelerazione avvenuta dopo il 1971, quando fu definitivamente reciso l'ultimo (debole) legame con l'oro (per maggiori dettagli, consulta questa infografica sui regimi monetari mondiali). Se approfondisci i dati storici di Francia, Germania, Paesi Bassi, Cina e molti altri paesi, troverai esperienze molto simili.
Potrei andare avanti all'infinito: esistono centinaia di anni di prove e dati provenienti da molti paesi. L'unico modo in cui gli economisti possono indurre il pubblico, o se stessi, a credere che le evidenze empiriche mostrino l'inferiorità dei sistemi basati sull'oro è concentrarsi su periodi di tempo ristretti e su grafici scelti ad arte.
Il gold standard, in particolare un vero gold standard in cui tutti possano riscattare in oro, su richiesta, le proprie banconote e i propri depositi, e non solo i governi e pochi privilegiati, è un potente alleato dei risparmiatori. Mentre la valuta fiat è destinata a perdere valore in modo costante anno dopo anno, nei lunghi periodi l'oro mantiene il proprio valore e protegge il potere d’acquisto delle persone.
Il compianto professor Roy Jastram ha documentato al meglio questo fenomeno nel suo libro del 1977 The Golden Constant (nel 2009 è stata pubblicata una versione aggiornata, con nuovi commenti di Jill Leyland del World Gold Council). Come lo stesso Jastram riconosceva, un conto è la costanza del potere d’acquisto nel lungo periodo, un altro è la stabilità dei prezzi da un anno all’altro, che il gold standard non promette. Inoltre, non c’è alcuna garanzia che, se i governi decidessero di tornare a una moneta solida, mantengano davvero le loro promesse.
Tuttavia, la prudenza fiscale riduce notevolmente le probabilità di un disastro economico. La parsimonia aumenta le possibilità di solvibilità. Un gold standard, per quanto imperfetto, è ciò a cui l’uomo finisce per tornare, volta dopo volta, quando i regimi di valuta fiat inevitabilmente falliscono.
Nella Parte II di Golden stability vs fiat chaos (che sarà pubblicata a breve) esaminerò come il gold standard influisca sul ciclo di espansione e recessione.