Si allarga il differenziale tra platino e oro

Continua la divergenza tra l'andamento rialzista di platino e palladio e quello ribassista di oro e argento.

Venerdì scorso il palladio ha superato come un coltello nel burro il massimo a 12 mesi, mentre il platino ha ampliato il proprio premio rispetto all'oro. L'oro, tuttavia, continua a essere riportato verso i $1.650, mentre l'argento incontra i soliti, ben noti problemi nel superare i $32, livello che da quasi 18 mesi agisce come una calamita sul metallo.

Secondo Dan Norcini, i flussi di denaro degli hedge fund sono l'ingrediente semplice di cui oro e argento hanno bisogno per salire, come sottolinea lui stesso. Finché non ci sarà un po' di fermento speculativo attorno a questi metalli, continueremo a restare fermi. Se pensate che i tempi siano duri per chi detiene il metallo giallo, pensate a chi possiede azioni di società minerarie: il Philadelphia Gold & Silver Index (HUI) è vicino a una chiusura mensile (400) che non si vedeva dall'inizio del 2006, quando l'oro era scambiato sotto i $600 l'oncia.

Vedremo nuovi massimi di prezzo, perché gli indicatori rialzisti continuano ad accumularsi lentamente, come legna da ardere in vista di un fuoco. Venerdì è arrivata la notizia che l'autorità di vigilanza cinese sui titoli ha annunciato piani per l'introduzione nel Paese di fondi negoziati in borsa (ETF) sull'oro. Yahoo.com lo descrive come «parte degli sforzi del governo per favorire lo sviluppo sia del mercato dell'oro sia del mercato dei capitali». Gabriel Mueller ha discusso più nel dettaglio alcune delle dinamiche alla base di questa domanda cinese nel suo ultimo articolo: «Banche centrali: piene di moneta cartacea, a corto di moneta reale».

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