Report di mercato: la Fed alza il tasso sui Fed Funds al 2%

Mercoledì il Federal Open Market Committee ha alzato il tasso sui Fed Funds a un obiettivo compreso tra 1,755 e 2% e ha aumentato la sua aspettativa di tasso medio per il 2019 dal 2,9% al 3,1%. Il presidente Powell ha descritto l'economia USA come in piena occupazione, con investimenti delle imprese in crescita. In particolare, ha eluso la questione dell'inflazione con giri di parole.

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In complesso l'oro in dollari è rimasto quasi invariato, con un prezzo di 1300,75 dollari nelle prime contrattazioni europee di questa mattina (venerdì), contro 1298,80 alla chiusura di venerdì scorso. L'argento ha sovraperformato l'oro, salendo di 38 centesimi a 17,17 dollari nello stesso periodo. Sembra che la posizione di ipervenduto dell'argento sul Comex stia iniziando a sciogliersi in condizioni di bear squeeze.

La decisione del FOMC di alzare il tasso sui Fed Funds era ampiamente attesa. Il tono ottimista di Powell alla conferenza stampa ha sorpreso alcuni, perché ha evidenziato il contrasto con la linea monetaria della BCE, che resta fortemente espansiva. Anche ammettendo lo stimolo fiscale applicato da Trump, in un'economia globalizzata come quella di oggi, come possono emergere posizioni così diverse tra le due banche centrali più potenti?

Alla decisione del FOMC ha fatto seguito ieri la conferenza stampa mensile della BCE, che ha concesso solo in parte un cambio rispetto alla posizione precedente. Il QE terminerà a dicembre, ma i tassi di interesse resteranno negativi per un altro anno. Il risultato è stato un forte calo del cambio EUR/USD da 1,183 a 1,155. Di conseguenza il prezzo dell'oro in euro è salito di 25 euro. Il grafico seguente mostra l'oro quotato in euro e nelle altre principali valute.
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La BCE non è la sola a comportarsi come se le proprie aree valutarie fossero ancora in piena recessione. Ogni allentamento della soppressione dei tassi è stato concesso a malincuore, e le conseguenze sul livello generale dei prezzi finiranno inevitabilmente per essere fortemente inflazionistiche. La Fed è l'unica banca centrale che vede il pericolo e cerca rapidamente di normalizzare le condizioni monetarie.

Come prevedibile, si stanno sviluppando tensioni sulle valute dei mercati emergenti (EM), con quelle più deboli che perdono valore rapidamente. Da Ankara a Giacarta a Brasilia, i tassi di interesse dovranno salire bruscamente per proteggere queste valute, e tutte le economie EM hanno vissuto boom eccessivi del settore immobiliare commerciale. Tassi più alti porteranno con certezza a crisi immobiliari in queste giurisdizioni.

Una nuova crisi EM è quindi all'orizzonte e potrebbe far impallidire la crisi asiatica di vent'anni fa. Questo potrebbe essere importante per l'oro, perché dovrebbe aumentare significativamente la domanda, in particolare in Asia. Le banche centrali sono ben consapevoli del potenziale effetto sul prezzo dell'oro, e i russi e altri probabilmente aumenteranno le proprie riserve auree più rapidamente di conseguenza.

Attendiamo di vedere se questi sviluppi si verificheranno. Nel frattempo, i mercati potrebbero sostenere il dollaro grazie ai differenziali di tasso rispetto all'euro e in previsione di una fuga verso la qualità a causa delle difficoltà degli EM. Sorge allora la domanda: in caso di una nuova crisi finanziaria EM, la Fed farà marcia indietro? A mio avviso è improbabile.

 

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