Report di mercato: fase di stallo per il Thanksgiving

Questa settimana oro e argento si sono mossi lateralmente con volumi moderati, influenzati dalla festività americana del Thanksgiving di giovedì. Nelle contrattazioni di questa mattina in Europa, l'oro era in calo di 6 dollari rispetto alla chiusura di venerdì scorso a 1456,5 dollari, mentre l'argento perdeva 11 centesimi a 16,90 dollari.

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La scorsa settimana ho accennato all'ingente quantità di contratti di dicembre in scadenza, da chiudere, rinnovare o portare a consegna entro la fine di questa settimana. In un mercato in ipercomprato, la situazione era un invito per i market maker a far scendere il prezzo dell'oro per far scattare gli stop, cosa che non è avvenuta. Martedì, invece, sono stati chiusi 128.245 contratti di dicembre e ne sono stati aperti 109.128 di febbraio, mentre il prezzo saliva di 6 dollari. Si tratta di un rollover eccezionalmente ampio, di circa 100.000 contratti.

Va ammesso che il Thanksgiving ha avuto un effetto distorsivo, ma ciò nonostante questo ci dice che il motivo per cui l'oro appare fortemente in ipercomprato non è quello che ci si potrebbe aspettare: un gran numero di speculatori long che hanno comprato tutti seguendo la stessa moda. Dipende piuttosto da una "balena": se la si escludesse, l'oro risulterebbe meno in ipercomprato.

La situazione deve essere scomoda per le banche di metallo prezioso in vista della chiusura d'anno, a meno che non siano coperte sul mercato forward di Londra. Ma se così fosse, ci saremmo potuti aspettare più scambi di futures contro fisico nell'ultima settimana o due; invece, a parte un lieve aumento a 15.876 contratti martedì (il giorno del grande rollover), l'attività EFP è stata contenuta.

Anche se questa dinamica sui mercati cartacei è in generale rialzista, gli operatori saranno preoccupati dal fatto che, se il tradizionale rally rialzista di dicembre verso il trimestre successivo dovesse svilupparsi a partire dai livelli attuali, lo farebbe partendo da un livello elevato di open interest, il che implica che l'oro sarebbe vulnerabile a prese di profitto. Il grafico successivo, sull'open interest, mostra che è diminuito un po' rispetto ai massimi storici, ma resta motivo di preoccupazione.

 
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Sul mercato fisico, la Polonia ha fatto parlare di sé rimpatriando 100 tonnellate dai caveau della Banca d'Inghilterra, e anche altri paesi dell'Europa orientale stanno aumentando le proprie riserve auree. Un ex premier slovacco sta sollevando la questione delle riserve auree presso la BoE, sostenendo che lì non siano al sicuro, a causa della Brexit e perché la storia ha dimostrato che difficilmente ci si può fidare degli alleati. Inoltre, l'ex premier Fico ha citato una possibile crisi economica, e avrebbe potuto aggiungere che di recente la BoE si è rifiutata di consegnare al Venezuela il suo oro, una grave violazione del suo dovere di custodia.

Gli europei dell'Est hanno visto il lato negativo del socialismo e sono forse meno keynesiani dei loro vicini occidentali, attribuendo più valore all'oro. I loro vicini orientali di certo apprezzano l'oro, con la Russia che costruisce con decisione le proprie riserve e la Cina che ormai domina il mercato globale del metallo prezioso.

La guerra fredda della Cina con l'America ha preso una nuova piega questa settimana, con il presidente Trump che ha firmato una legge che introduce ulteriori restrizioni contro Hong Kong. Finora la Cina ha incassato i colpi, partendo dal presupposto che il dollaro come valuta di riserva si spegnerà silenziosamente. Ma l'aggressività esplicita dell'America sia sul commercio sia su Hong Kong rischia sempre più di provocare una risposta più seria. La tensione aumenta, e questo potrebbe essere un fattore importante per l'oro il prossimo anno.


 

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