Report di mercato: come guardare l'erba crescere…

È questa la sensazione che hanno dato tutti i mercati questa settimana, fino a ieri, quando si sono risvegliati. L'oro è sceso da 1.304 $ all'apertura di Londra di lunedì scorso a un minimo di 1.281 $ ieri, con un calo dell'1,8% sulla settimana, mentre l'argento è passato da 20,60 $ a 20,35 $, con un calo di appena l'1,2%. Questi movimenti sono stati relativamente contenuti rispetto a quanto accaduto altrove. Ecco i grafici con prezzo e open interest di oro e argento sul Comex.

Open interest oro 01082014

Open interest argento 01082014

Si noti come l'open interest sull'oro sia crollato di quasi 49.000 contratti dal picco del 10 luglio. Ciò è dovuto principalmente alla scadenza del contratto di agosto, di cui solo una parte è stata rinnovata su dicembre. L'open interest sull'argento, invece, ha tenuto relativamente bene e la sua performance rispetto all'oro è stata notevolmente forte.

In entrambi i casi la categoria degli swap, composta per lo più da banche estere, ha accumulato di recente ampie posizioni corte. Sarà interessante vedere in che misura queste posizioni saranno state chiuse quando, venerdì prossimo, verranno pubblicati i dati del Commitment of Traders relativi alla seconda metà di questa settimana.

Mercoledì i mercati dei metalli preziosi hanno retto a due annunci importanti. Il primo: l'FOMC della Fed ha concluso la riunione di due giorni e, a sorpresa, un membro del comitato, Charles Plosser, ha espresso dissenso rispetto al comunicato concordato, con toni più rigoristi. Il secondo: la prima stima del PIL del secondo trimestre, al 4% annualizzato, è stata molto superiore alle attese del mercato, quasi a sottolineare la posizione di Plosser.

L'impatto di questi eventi è stato forte: il dollaro è salito contro tutte le valute, ma soprattutto contro lo yen. I rendimenti obbligazionari sono risaliti dai minimi recenti e le azioni sono scese bruscamente, con un calo di 300 punti del Dow ieri. In modo meno razionale, anche i prezzi delle materie prime sono scesi, con il greggio WTI che ha perso quota 100 $ scendendo a 98 $. Non sorprende quindi che anche oro e argento siano stati ribassati insieme a tutto il resto.

Gran parte del calo è avvenuta durante gli orari di negoziazione statunitensi, quindi è stata una reazione istintiva legata al mercato cartaceo, e ha coinciso con le chiusure di posizioni di fine mese. Sarà interessante vedere se nel corso della giornata di oggi la domanda fisica di metalli preziosi tornerà a Londra a questi prezzi più bassi.

Col senno di poi potremmo scoprire che questa settimana è stata decisiva. Le azioni cinesi sono salite nettamente (oltre il 7% dal 21 luglio) dopo le recenti misure della PBOC per allentare le tensioni di liquidità, e lo yen giapponese ha ripreso a scendere dopo non essere riuscito a superare quota 101. Ciò potrebbe segnalare il ritorno del mercato ribassista dello yen, coerente con i fondamentali dell'economia giapponese. In tal caso possiamo aspettarci che i carry trade in yen finanzino in modo redditizio i mercati rialzisti globali per il prossimo futuro. Dovrebbe inoltre riaccendere la domanda giapponese di oro.

Prossima settimana


Lunedì.

Regno Unito: indice dei prezzi delle case Halifax.
Eurozona: indicatore Sentix, prezzi alla produzione.

Martedì.

Eurozona: vendite al dettaglio.
USA: ordini di fabbrica, IBD Consumer Optimism, ISM non manifatturiero.

Mercoledì.

Giappone: indicatore anticipatore.
Regno Unito: produzione industriale, produzione manifatturiera.
USA: bilancia commerciale.

Giovedì.

Regno Unito: decisione sui tassi del MPC della BoE.
Eurozona: tasso sui depositi della BCE.
USA: richieste iniziali di sussidi, credito al consumo.
Giappone: dati sui prestiti bancari, partite correnti.

Venerdì.

Regno Unito: produzione edilizia, bilancia commerciale.
USA: produttività non agricola, costo unitario del lavoro, scorte all'ingrosso.
Giappone: tasso overnight del MPC della BoJ.

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