
Questa settimana i metalli preziosi hanno proseguito il consolidamento: l'oro è sceso di 10 $ a 1.195 $ a ieri sera e l'argento di 0,42 $ a 15,85 $. Le oscillazioni intraday sono relativamente contenute, con acquirenti di metallo fisico sui ribassi e venditori di contratti cartacei che frenano i rialzi.
Non c'è dubbio che le prospettive economiche globali, con il rallentamento dell'economia cinese e il ridimensionamento delle precedenti aspettative di crescita per gli Stati Uniti, stiano influenzando il sentiment. Una nota di un analista di Morgan Stanley prevede prezzi dell'oro più bassi per i prossimi due anni, partendo dal presupposto che i tassi obbligazionari negativi altrove continueranno a dirigere i flussi verso il credito statunitense, sostenendo ulteriormente la forza del dollaro.
Secondo una tesi di fondo, il quantitative easing non funziona e i tassi di interesse pari a zero non impediscono la deflazione. Stando così le cose, molti gestori di fondi non solo sono rialzisti sul dollaro statunitense nei mercati valutari, ma ritengono anche che il suo potere d’acquisto in termini di beni e servizi possa aumentare. Se questa analisi è corretta, ne consegue che l'oro quotato in dollari continuerà a scendere.
Resta da vedere se questo penalizzerà il prezzo dell'oro nel breve termine, ma le evidenze empiriche raccontano una storia molto diversa. La situazione in Germania e in Austria nel 1919 era simile: un massiccio stimolo monetario non riuscì a migliorare le prospettive economiche e l'opinione pubblica era in larga maggioranza convinta che i prezzi sarebbero scesi. In altre parole, ci si aspettava che il potere d’acquisto rispettivamente del marco e della corona aumentasse. Come sappiamo, avvenne il contrario: entrambe le valute crollarono completamente pochi anni dopo.
Il fatto che Germania e Austria stessero affrontando una crisi postbellica e che le condizioni odierne siano di natura prettamente finanziaria non invalida il confronto. Quando l'espansione della massa monetaria non riesce a stimolare un'economia, è logico che la gente creda che le forze deflazionistiche siano più forti di quelle inflazionistiche, mentre in realtà la probabilità di un collasso valutario è aumentata. Sembra che oggi ci troviamo proprio in questa fase.
Il risultato è che sul Comex gli hedge fund hanno mantenuto posizioni corte sull'oro superiori alla media, consentendo alle banche di metalli preziosi di ridurre le proprie. Sull'argento l'Open Interest è balzato ai massimi storici, come mostra il grafico qui sotto.

Dai dati del Commitment of Traders* risulta che la maggior parte dell'aumento dell'Open Interest di quest'anno riguarda posizioni di spread sia nella categoria swap sia in quella managed money. Ciò indica che la scarsa liquidità di fondo contribuisce alle differenze di prezzo tra le diverse scadenze dei contratti.
La scorsa settimana lo Shanghai Gold Exchange ha consegnato 49,95 tonnellate di oro al pubblico, con un aumento del 44,7% rispetto alla settimana precedente.
Prossima settimana
Lunedì
Regno Unito: CBI Industrial Trends.
Giappone: vendite dei grandi rivenditori, vendite al dettaglio.
Martedì
Regno Unito: prezzi delle case Nationwide, approvazioni di mutui BBA, PIL (1ª stima), indice dei servizi.
Stati Uniti: prezzi delle case S&P Case-Shiller, fiducia dei consumatori.
Mercoledì
Eurozona: offerta di moneta M3, indice del clima economico, fiducia dei consumatori, fiducia economica.
Regno Unito: CBI Distributive Trades.
Stati Uniti: indice dei prezzi Core PCE, PIL annualizzato (1ª stima), vendite di case in attesa, tasso sui Fed Funds FOMC.
Giappone: produzione industriale.
Giovedì
Giappone: ordini dei consumatori, nuovi cantieri residenziali, CPI core, spesa reale delle famiglie, disoccupazione.
Eurozona: IPCA flash, disoccupazione.
Stati Uniti: indice dei prezzi Core PCE, indice del costo del lavoro, richieste iniziali di sussidio, reddito personale, spesa personale, PMI di Chicago.
Venerdì
Regno Unito: approvazioni di mutui BoE, credito al consumo netto, prestiti garantiti, PMI manifatturiero CIPS/Markit, offerta di moneta M4.
Stati Uniti: PMI manifatturiero, spesa per costruzioni, ISM manifatturiero, vendite di veicoli.
*I report Commitments of Traders (COT) forniscono una ripartizione dell'open interest di ogni martedì per i mercati in cui 20 o più operatori detengono posizioni pari o superiori ai livelli di segnalazione stabiliti dalla Commodity Futures Trading Commission.
Avvertenza: i punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo sono quelli dell'autore e non riflettono necessariamente quelli di GoldMoney, salvo diversa indicazione esplicita. Si precisa che né GoldMoney né alcuno dei suoi rappresentanti forniscono consulenza finanziaria, legale, fiscale, di investimento o di altro tipo. Tale consulenza va richiesta a un soggetto o ente indipendente regolamentato e adeguatamente qualificato. Le informazioni contenute in questo articolo sono fornite esclusivamente come commento generale sul mercato e non costituiscono consulenza. GoldMoney non si assume alcuna responsabilità per perdite o danni che possano derivare, direttamente o indirettamente, dall'uso di tali informazioni o dall'affidamento su di esse.