Rapporto di mercato: siamo al decollo?

Prezzi di oro e argento, 7 settembre 2017

Come si vede dal nostro grafico di apertura, questa settimana oro e argento hanno accelerato ulteriormente e sembrano vivere una rivalutazione. Questa mattina, nelle prime contrattazioni europee, l'oro era quotato a 1354 dollari, contro i 1320,80 alla chiusura di venerdì scorso. L'oro è ora in rialzo del 17,5% dall'inizio dell'anno. Questa mattina l'argento è quotato a 18,16 dollari, contro i 17,73 di venerdì scorso, ed è in rialzo del 14% da inizio anno. L'argento ha ancora margine di recupero e appare economico rispetto all'oro.

La continua debolezza del dollaro, in particolare nei confronti dell'euro, si riflette in prezzi più alti per i metalli preziosi. Allo stesso tempo i prezzi delle materie prime sono in aumento, trainati dalla domanda cinese. La Cina compensa in parte i maggiori prezzi in dollari delle materie prime lasciando che lo yuan si rafforzi sul dollaro: quest'anno è salito dell'8%.

Siamo di fronte a un'altra situazione di ipercomprato per l'oro e di ipervenduto per il dollaro? Non c'è dubbio che l'oro sia ora fortemente ipercomprato, dopo essere stato molto ipervenduto solo sei settimane fa. L'indicatore più semplice è l'open interest sul Comex, che è il nostro prossimo grafico.

Contratti sull'oro Comex, settembre 2017

L'open interest non ha ancora raggiunto i livelli record di luglio 2016, quando era a 657.776 contratti. Il prezzo di allora, per coincidenza, era lo stesso di oggi: 1353 dollari. L'OI di oggi è 581.304 (dato preliminare, 7 settembre). Le condizioni sembrano propizie perché le banche attive nei metalli preziosi facciano crollare il prezzo, facendo scattare gli stop e recuperando le proprie perdite.

Un aspetto positivo: il contratto attualmente attivo è quello di dicembre, quindi mancano ancora undici settimane di contrattazioni alla data di negoziazione finale. È quando un contratto comincia a esaurire il tempo a disposizione che un mercato dei future sull'oro in ipercomprato è più vulnerabile. Anche il contratto attivo dell'argento è dicembre, quindi vale la stessa condizione.

Le prospettive del dollaro sono altrettanto importanti, e i mercati valutari sembrano risvegliarsi di fronte ai pericoli che il dollaro deve affrontare. Gli operatori, in particolare a Wall Street, hanno adottato l'idea che la volatilità riguardi le altre valute e non il dollaro. È inoltre opinione diffusa che la bolla creditizia cinese imploderà, mentre gli analisti non sembrano rendersi conto che il ciclo del credito vale allo stesso modo per il dollaro, con una differenza importante: il credito in yuan viene impiegato per il progresso economico, mentre il credito in dollari finisce per diventare debito improduttivo.

Mentre i ribassisti sullo yuan vengono messi duramente sotto pressione, i ribassisti economici di Wall Street ritengono che il pericolo sia la deflazione e che, in tal caso, vi sarà domanda di dollari. Ignorano erroneamente il fatto che i depositi bancari in dollari sono al massimo storico e, cosa importante, che il resto del mondo ne detiene in quantità eccessiva rispetto alle proprie esigenze future, dati i segnali che l'egemonia del dollaro è minacciata dalla Cina.

La notizia emersa questa settimana è stata pubblicata sul prestigioso Nikkei Asian Review, che ha rivelato come la Cina sia probabilmente pronta ad autorizzare un contratto future yuan-petrolio che, insieme a un analogo contratto yuan-oro, permetterà ai paesi esportatori di petrolio verso la Cina di vendere petrolio in cambio di oro. La sua introduzione, forse entro la fine dell'anno, promette di porre fine all'esorbitante privilegio del dollaro. I mercati finanziari occidentali sono stati colti del tutto impreparati da questo evento e ci si può aspettare, quantomeno, che riducano il peso del dollaro a favore dell'oro.


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