Rapporto di mercato: oro stabile, azioni volatili

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Oro e argento hanno avuto una settimana migliore, fino a ieri pomeriggio (giovedì), quando l'oro si è stabilizzato e l'argento ha perso 20 centesimi, scendendo di nuovo sotto la soglia dei 14 dollari.

Tuttavia, nelle prime contrattazioni europee di questa mattina l'oro era invariato a 1.097 dollari e l'argento leggermente meglio, a 14,07 dollari. Il movimento è stato relativamente contenuto, considerando che il greggio statunitense questa settimana è sceso a un certo punto sotto i 28 dollari, ma questa mattina si è ripreso fino a 30,60 dollari al barile. Tuttavia, il vero movimento si è avuto sulle azioni.

Il contrasto tra i toni rassicuranti dei grandi e dei potenti a Davos e la carneficina sui mercati azionari era tale da far sembrare Davos un villaggio su un altro pianeta. Al suo minimo il Dow era in calo di 2.000 punti dal 31 dicembre, e ci sono stati forti ribassi su tutti i mercati azionari. Il rendimento dei titoli di Stato è sceso, a indicare che ora sui mercati dominano le forze deflazionistiche.

La situazione non è aiutata dalla forza del dollaro, che si riflette in modo drammatico nella sterlina, scesa ai minimi degli ultimi anni. Anche altre valute, in particolare il rublo, stanno toccando nuovi minimi. Il risultato dei movimenti valutari è che l'oro quotato nelle altre principali valute ha in realtà avuto un andamento ragionevole. Il grafico seguente mostra l'oro indicizzato a fine 2013.

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Mentre il prezzo dell'oro in dollari è sceso dell'8% dal 31 dicembre 2013, in euro è salito del 16%, in yen del 2% e in sterline del 7%.

L'oro è motivo di grande preoccupazione per le banche centrali occidentali, in un momento di notevole incertezza dei mercati, per due ragioni. In primo luogo, un aumento del prezzo dell'oro è visto come prova di crescenti timori sul sistema finanziario e quindi come qualcosa da scoraggiare. In secondo luogo, poiché le banche di metallo prezioso non riescono a ottenere copertura fisica per le loro passività in oro, un rialzo del prezzo dell'oro potrebbe facilmente autoalimentarsi. In particolare la Fed, che ha la responsabilità della valuta di riserva, sarà ben consapevole del rischio che l'oro fisico rappresenta per l'intero sistema monetario fiat.

Per questo la posizione corta sui mercati dei futures è importante. Il grafico seguente mostra la posizione sui futures della seconda fascia di banche di metallo prezioso, rappresentata dalla categoria Swaps sul Comex.

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A prima vista non c'è alcun problema, con gli swap dealer netti lunghi per 8.230 contratti, tenendo presente che la posizione netta media dal 2006 è stata di circa -50.000 contratti. Purtroppo, dall'altra parte dell'operazione ci sono gli hedge fund, come mostra il grafico seguente.

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In questo grafico osserviamo un arco temporale più lungo per mostrare come gli hedge fund abbiano ridotto progressivamente la loro posizione netta, fino a trovarsi anch'essi più o meno in pareggio come categoria. Poi esaminiamo la posizione corta lorda di questa categoria, perché è da qui che nasceranno i problemi.

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La posizione corta è estrema rispetto a qualsiasi dato storico, ed è per questo che la posizione netta è così bassa. Ora immaginate cosa accadrebbe in caso di shock sistemico: 83.000 contratti dovrebbero essere riacquistati e negli swap non c'è la liquidità per assorbirli. Ci troviamo di fronte a una situazione classica: dopo anni di operazioni redditizie con un orientamento ribassista, il mercato dei future non è in grado di gestire un cambio di tendenza senza subire perdite serie. Gli swap sarebbero costretti a coprire le loro posizioni corte su altri mercati, che al rialzo avranno poca liquidità.

Per questo sia le banche centrali sia le bullion bank desiderano tenere sotto controllo il prezzo dell'oro, ma i mercati degli investimenti regolamentati, a cominciare dalle azioni, stanno andando in difficoltà, il che suggerisce che il momento in cui questo controllo sul prezzo dell'oro finirà si sta avvicinando.

 

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