Rapporto di mercato: l'oro saldamente sostenuto a 1300 $

Oro e argento hanno vissuto un'altra settimana di consolidamento: nelle contrattazioni del mattino in Europa l'oro è in rialzo di 3,00 $ rispetto alla chiusura di venerdì scorso, a 1317,50 $. L'argento, invece, ha perso 12 centesimi e si attesta a 15,70 $.

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Il grafico principale di questa settimana è stato ribasato a fine giugno per illustrare meglio il trend consolidato dell'oro dalla metà di novembre, dopo che l'oro aveva trovato un minimo a seguito del brusco crollo di settembre. Il trend è indicato dalla linea con la freccia, che ha ormai toccato cinque punti, mostrati con maggiore precisione dai minimi intraday che dai valori di chiusura nel grafico.

La performance deludente dell'argento riflette la crescente incertezza monetaria, che favorisce l'oro. L'oro è il metallo prezioso da osservare, dato il rallentamento economico globale e le politiche monetarie più accomodanti che si stanno profilando.

Finora i volumi del Comex sono stati contenuti, a conferma dell'assenza degli acquisti speculativi che di solito accompagnano un mercato sopravvalutato. È una buona notizia per il prezzo dell'oro, come mostra il grafico degli ultimi quattro anni qui sotto.

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Sembra che ci sia tutto per un assalto ai vecchi massimi sopra i 1350 $. Ci sono il golden cross rialzista, la tenuta del supporto a 1300 $, i volumi contenuti del Comex e il trend rialzista di breve periodo ben definito mostrato nel nostro grafico principale.

Il quadro più ampio mostra un mercato rialzista iniziato nel dicembre 2015, seguito da due anni di consolidamento. Serve solo una conferma finale di un'uscita al rialzo sopra i 1350 $. Sembra che ci sia slancio sufficiente perché questo accada.

L'indice del dollaro ponderato per gli scambi commerciali è sostenuto dalla debolezza della sua componente principale, l'euro.

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Il TWI ha messo a segno un classico rally verso il test della linea di tendenza violata il 1° gennaio. Ora dovrà mantenere il livello di 95 per evitare ulteriori ribassi verso 88. È più che possibile, dato il crollo peggiore del previsto che emerge nell'Eurozona. Negli ultimi due mesi del 2018 la produzione dell'Italia è scesa del 5,5% e quella della Spagna del 6,7%. L'Irlanda ha registrato un crollo del 19,8%, attribuito da analisti increduli in parte a dati difettosi. La produzione industriale della Germania è calata dell'1,7%. I produttori di automobili dell'Eurozona devono fare i conti anche con la prospettiva di dazi del 25% sulle esportazioni verso gli USA, una possibilità rafforzata ieri da un rapporto del Dipartimento del Commercio statunitense, in uscita questo fine settimana, che affermerà che le importazioni di auto minacciano la sicurezza nazionale.

Quindi l'euro è in grande difficoltà sia per i possibili dazi commerciali sia per la Brexit. L'Eurozona non è sola: la crescita della produzione mondiale si sta fermando di colpo. Ciò significa tassi di interesse più bassi e più inflazione monetaria, e forse è proprio questo che potrebbe spingere l'oro fuori dalla fase di consolidamento nella prossima tappa di un significativo mercato rialzista.

Quotato in sterline e in particolare in euro, l'oro fa ciò che deve, riflettendo la debolezza relativa di queste valute. Lo mostra l'ultimo grafico.
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Dal minimo di dicembre 2015, il prezzo dell'oro in sterline è salito del 45%, in euro del 20%, in yen del 12,7% e in dollari del 25%.

 

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