Questa settimana l'oro è sceso da un massimo di 1390 $, raggiunto a tarda sera di domenica, ora europea, a un minimo di 1322 $ ieri sera, per poi recuperare 15 $ all'apertura di Londra di stamattina. Per inquadrare questo calo, il prezzo dell'oro era salito di oltre 200 $ dal 31 dicembre, quindi la correzione di questa settimana ha rappresentato circa un terzo del rialzo, un livello normale in questo contesto. L'attività si è concentrata sull'oro più che sull'argento, i cui volumi di scambio sono stati contenuti al confronto; la loro performance relativa da inizio anno è mostrata nel grafico qui sotto.

Questa settimana diversi fattori hanno pesato sul prezzo dell'oro, tra cui i seguenti:
- Ucraina/Crimea. Dopo il referendum in Crimea, la minaccia immediata di un'ulteriore escalation del problema ucraino si è attenuata. Questo è stato un segnale per le prese di profitto.
- Mercato in ipercomprato. Con le posizioni corte sostanzialmente ridotte, nel mercato c'erano rialzisti di breve periodo, il che lo rendeva vulnerabile a un attacco ribassista, puntualmente avvenuto.
- Cina. Le voci su schemi di finanziamento garantiti dal rame in Cina hanno indebolito in generale i prezzi dei metalli, e si è parlato anche dell'uso dell'oro a questo scopo. Se è noto che gli speculatori cinesi della Cina continentale hanno sfruttato questa possibilità, si è anche ipotizzato che molti speculatori stranieri abbiano usato i metalli a garanzia di un carry trade per investire in Cina. Un'analisi ponderata mostra che questa storia è stata esagerata, dato che le scorte globali stimate, inferiori a due mesi di consumo, appaiono ragionevoli. Inoltre, i consumi di rame della Cina stanno crescendo in modo significativo, poiché il Paese investe nelle infrastrutture elettriche e ha quindi bisogno di scorte fisiche.
- Riunione del FOMC. Il comunicato di mercoledì, dopo la prima riunione del FOMC presieduta da Janet Yellen, ha causato una forte volatilità sui mercati: i prezzi delle obbligazioni sono scesi bruscamente, il dollaro USA è salito e le azioni sono crollate. I mercati si sono spaventati per l'implicazione che i tassi d'interesse salirebbero prima della fine del 2015 e probabilmente un po' più di quanto già scontato, mentre allo stesso tempo la crescita del PIL potrebbe essere leggermente inferiore alle attese precedenti. Solo mercoledì l'oro ha perso 30 dollari. Va inoltre ricordato che dopo ogni riunione del FOMC da giugno 2013 il prezzo dell'oro è sceso.
È un elenco piuttosto impressionante. Il tono generale dei mercati finanziari sembra orientarsi forse verso la deflazione. La Cina sta cercando di rallentare la crescita monetaria, con conseguenti revisioni delle previsioni sul PIL e, possibilmente, la fine della sua bolla immobiliare. A questo si aggiunge la politica monetaria della Fed che, sulla base della riunione del FOMC di questa settimana, appare meno inflazionistica nei toni. Con il vecchio cliché, l'oro sta scalando un muro di preoccupazioni.
Tutto questo è essenzialmente rumore di breve periodo, finché le banche centrali continueranno ad affidarsi alla stampa di moneta per salvare l'economia globale e il sistema finanziario nei momenti di tensione. Una crisi deflazionistica provocherà sempre una risposta inflazionistica, ed è su questo che si fonda il trend primario di oro e argento.
Prossima settimana
Lunedì.
Regno Unito: prezzi delle case Nationwide.
Eurozona: PMI flash.
USA: PMI manifatturiero flash
Martedì.
Regno Unito: approvazioni di mutui BBA, prezzi alla produzione (input), prezzi alla produzione (output), prezzi delle case ONS, CBI commercio al dettaglio e all'ingrosso.
USA: prezzi delle abitazioni S&P Case-Shiller.
Mercoledì.
Regno Unito: bilancia delle partite correnti.
USA: ordini di beni durevoli.
Giovedì.
Eurozona: massa monetaria M3.
Regno Unito: vendite al dettaglio.
USA: richieste iniziali di sussidio di disoccupazione, vendite di case in attesa.
Giappone: CPI, spesa reale delle famiglie, disoccupazione, vendite al dettaglio.
Venerdì.
Eurozona: indice del clima economico, fiducia dei consumatori, sentiment economico, fiducia nell'industria.
USA: indice dei prezzi PCE core, reddito personale, spesa personale.