La settimana è iniziata bene per oro e argento, ma il picco per entrambi si è registrato il Lunedì dell'Angelo; da allora i prezzi sono scivolati al ribasso.

L'evento che inizialmente ha spinto i prezzi al rialzo sono stati i dati statunitensi sulla disoccupazione di marzo, pubblicati venerdì scorso, inferiori di 120.000 unità alle attese, con revisioni al ribasso per i due mesi precedenti pari a ulteriori 69.000.
Questo è stato subito interpretato come una prova che la Fed rinvierà i rialzi dei tassi non prima di settembre e forse al 2016. Si aggiunge ai crescenti segnali che l'economia statunitense potrebbe essere in stallo, ma molti analisti si aggrappano ancora alla speranza che i dati deludenti dipendano solo dal meteo. L'oro è salito fino a 25 $ e l'argento di 0,56 $, per poi cedere tutti questi guadagni entro ieri sera. Il responsabile è il rinnovato rafforzamento del dollaro in un contesto di mercato con tassi bassi.
Per gran parte del tempo i prezzi di oro e argento si sono mossi poco, segno evidente di scarso interesse nei mercati dei futures. Come prevedibile, i volumi sono stati bassi a causa delle festività pasquali e, se l'esperienza di GoldMoney è indicativa, tra i piccoli operatori i venditori prevalgono sugli acquirenti.
Tuttavia, l'Open Interest sui future del Comex ha ricominciato a salire in entrambi i metalli, come mostrano i due grafici qui sotto.


È altrettanto possibile che l'aumento dell'Open Interest sia dovuto all'apertura di nuove posizioni rialziste o ribassiste. Per stabilirlo, bisognerà osservare con attenzione il rapporto tra prezzo e Open Interest, così come i movimenti del dollaro USA. Per ora si noti che l'oro non è riuscito a superare il livello di 1220 $ per due volte in due settimane, quindi dovrà impegnarsi per assorbire l'offerta evidente a quel livello. Nel caso dell'argento l'offerta si colloca sopra i 17,25 $. Le prospettive per la prossima settimana sono troppo incerte per un pronostico.
Una delle ragioni della forza del dollaro è la debolezza dell'euro, dovuta alle incertezze sulla Grecia. Ieri la Grecia ha rimborsato un prestito di 459 milioni di euro al FMI, ma ora ci si pone seri interrogativi sulle sue finanze future. A meno di un nuovo salvataggio, il default sembra inevitabile, ma per la Germania, ad esempio, è difficile giustificare altri finanziamenti, ritenendo che la Grecia non abbia rispettato i termini contrattuali sottoscritti dal precedente governo.
Anche la Germania ha i suoi problemi, con ordini industriali deludenti, che offrono ulteriori segnali di un rallentamento globale che potrebbe incidere sugli investimenti. Un'ulteriore conferma del rallentamento del motore dell'Eurozona potrebbe indebolire ancora l'euro.
La prossima settimana
Lunedì
Regno Unito: British Retail Consortium (BRC) Retail Sales Monitor.
Martedì
Regno Unito: indice dei prezzi al consumo (CPI), prezzi all'input, prezzi all'output.
Eurozona: produzione industriale.
USA: indice dei prezzi alla produzione (PPI), vendite al dettaglio, scorte delle imprese.
Mercoledì
Giappone: utilizzo della capacità produttiva, produzione industriale.
Eurozona: bilancia commerciale, tasso sui depositi della Banca centrale europea (BCE).
USA: utilizzo della capacità produttiva, produzione industriale, indagine NAHB sui costruttori edili, flussi netti di lungo termine (Treasury International Capital) TICS.
Giovedì
USA: permessi di costruzione, nuovi cantieri abitativi, richieste iniziali di sussidio.
Venerdì
Giappone: fiducia dei consumatori,
Eurozona: partite correnti, indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA).
Regno Unito: retribuzioni medie, tasso di disoccupazione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO).
USA: CPI, indicatore anticipatore.
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