Rapporto di mercato: i metalli preziosi colpiti dal dollaro forte

Questa settimana il dollaro ha proseguito il rialzo contro le principali valute, e i prezzi di oro e argento ne hanno risentito.

Gli orsi hanno mantenuto il controllo, come mostrano i grafici seguenti dei prezzi Comex e dell'interesse aperto.

Gold Open Interest 07112014

Open Interest sull'argento 07112014

In entrambi i casi l'Open Interest è in aumento, il che indica una posizione corta consistente e in crescita, anche se quello dell'argento è sceso bruscamente con volumi elevati mercoledì per ragioni tecniche: sembra che qualcuno abbia trasferito 6.000 contratti dal future di dicembre a una posizione in opzioni. Sul fronte opposto rispetto ai metalli preziosi troviamo un dollaro forte, azioni forti e mercati obbligazionari solidi: nel loro insieme, questi elementi indicano che i gestori di portafoglio sono unanimemente rialzisti e ignorano il rischio. Il tempo dirà se questa visione ottimistica a oltranza è giustificata.

L'argento è stato particolarmente vulnerabile e il rapporto oro/argento si attesta ora a quasi 75 volte. Non è un livello senza precedenti, ma può essere considerato estremo. Il risultato è che la domanda al dettaglio di monete e lingotti d'argento è aumentata in modo marcato e, nel caso delle monete, la US Mint ha esaurito le scorte di silver eagle. Anche la domanda di monete d'oro e di lingotti di piccolo taglio è decollata, con rivenditori in Germania e in Austria che segnalano affari vivaci. Negli ultimi giorni la domanda è cresciuta sensibilmente anche in Cina e in India, e questa mattina lo Shanghai Gold Exchange ha comunicato consegne per 47,45 tonnellate nella settimana terminata il 7 novembre, quasi il doppio del ritmo di luglio.

Se i cittadini cinesi e indiani stanno aumentando i propri acquisti, è lecito scommettere che lo stiano facendo anche altri asiatici. Il grande ETF GLD ha perso solo 28 tonnellate da metà ottobre, una quantità appena sufficiente a fare una differenza, quindi non sorprende che, in base ai tassi GOFO, l'oro si trovi ora in forte backwardation.

Le notizie economiche globali di questa settimana non sono state incoraggianti, con prove crescenti di condizioni di recessione in Giappone e di un loro sviluppo nell'Eurozona. Le difficoltà dell'Eurozona stanno interessando il Regno Unito, e il calo di yen, euro e sterlina rispetto al dollaro USA conferma questa diagnosi. A un certo punto queste difficoltà economiche avranno un impatto sull'economia statunitense e, senza un'azione monetaria aggressiva da parte della Fed, è difficile restare rialzisti sulle azioni. Inoltre, è probabile che le obbligazioni vedano un'impennata dell'offerta, man mano che i disavanzi pubblici tornano ad ampliarsi e le imprese cercano liquidità.

In altre parole, oggi i mercati finanziari riflettono pochissimo rischio, una situazione che sembra destinata a cambiare radicalmente nei prossimi mesi. In tal caso, è probabile una rivalutazione positiva dei prezzi di oro e argento.

Riassumendo, oggi la notizia principale è il persistente trend ribassista dei metalli preziosi, alimentato da un dollaro forte. Questo ignora il fatto che la domanda di metallo prezioso fisico sta aumentando in modo significativo a questi livelli e che a prevalere non è la forza del dollaro, ma l'indebolimento delle valute estere, determinato da una contrazione del credito, reale o attesa. Nei prossimi mesi il risk-off sembra destinato a essere sostituito dal risk-on.

La prossima settimana

Lunedì.

Eurozona: indicatore Sentix.
Giappone: dati sui prestiti bancari, bilancia delle partite correnti.

Martedì.

Giappone: Economy Watchers Survey, fiducia dei consumatori, offerta di moneta M2.

Mercoledì.

Regno Unito: retribuzioni medie, variazione dei richiedenti sussidi, tasso di disoccupazione ILO.
Eurozona: produzione industriale.
USA: scorte all'ingrosso.
Giappone: ordini di macchinari principali.

Giovedì.

Giappone: utilizzo della capacità produttiva, produzione industriale (finale).
USA: richieste iniziali di sussidio, disavanzo di bilancio.

Venerdì.

Regno Unito: produzione nelle costruzioni.
Eurozona: PIL (prima stima), HICP.
USA: indice dei prezzi all'importazione, vendite al dettaglio, fiducia dell'Università del Michigan, scorte delle imprese.

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