Oro oltre i 2.000 dollari. Perché allora tutto questo clamore?

Per le bullion bank, con posizioni corte in futures sull’oro per 53 miliardi di dollari (38 miliardi netti) in progressivo deterioramento sul Comex, sembra non esserci via d’uscita. Un precedente tentativo, tra gennaio e marzo, di riprendere il controllo dei mercati dell’oro cartaceo si è ritorto contro le stesse bullion bank.

 I titolari di conti in oro non assegnato presso le banche aderenti alla LBMA scopriranno presto che quel mercato si regge sul nulla. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, alla fine dello scorso anno le posizioni in oro della LBMA, in larga maggioranza non assegnate, ammontavano a 512 miliardi di dollari: «London Mythical Bullion Market», il mercato mitico londinese dei metalli preziosi, è una descrizione più appropriata per la sorpresa che ci attende.

Moltissimi investitori rialzisti sull’oro resteranno delusi quando le loro posizioni non assegnate presso le bullion bank si dissolveranno nei prossimi mesi, forse nel giro di qualche settimana, forse di pochi giorni, e anche gli ETF sintetici salteranno. La demolizione sistemica dei mercati dell’oro e dell’argento cartacei è una catastrofe prevedibile nel corso del crollo del potere d’acquisto della moneta fiat, di cui le prove si moltiplicano. Spingerà l’oro e l’argento molto più in alto o, più correttamente, le valute fiat molto più in basso.

Questa è solo la fase iniziale, quella che fa da catalizzatore, della rapida avvicinarsi della morte delle valute fiat.



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Sezioni di questo articolo

  1. Introduzione
  2. Il tentativo di salvataggio è già fallito
  3. Il sistema finanziario dipende interamente dalla moneta fiat inflazionistica
  4. Dimentica i reset valutari
  5. Le difficoltà della transizione sul Comex
  6. Le passività nascoste di Londra
  7. Conclusione
  8.  

Introduzione

Misurato in dollari, l’attuale mercato rialzista dell’oro è iniziato a dicembre 2015, e da allora il prezzo in dollari è quasi raddoppiato. A parte qualche titolo di giornale quando l’oro ha superato il precedente massimo di settembre 2011, a 1.920 dollari, sembrano entusiasti solo gli appassionati d’oro. Nel nostro mondo macroeconomico moderno di valute emesse dai governi, che ha superato i tempi in cui l’oro funzionava da standard monetario, l’oro è visto come un anacronismo: un «sasso da compagnia», come lo definì nel 2015 Jason Zweig del Wall Street Journal, pochi mesi prima dell’inizio di questo mercato rialzista.

Nonostante sia quasi raddoppiato, il giudizio di Zweig sull’oro è ancora quello dominante. Il suo commento segue lo spirito dell’eroe della macroeconomia odierna, John Maynard Keynes, che nel suo Tract on Monetary Reform del 1924 definì il gold standard una «reliquia barbarica». Keynes inventò poi la macroeconomia sulla scia della General Theory del 1936 e, ti professi keynesiano o no, da investitore ti inchinerai quasi certamente alla macroeconomia. È stato quasi impossibile fare carriera nel settore degli investimenti senza aderire alle teorie keynesiane inflazionistiche. Si deve sostituire l’economia degli aggregati a quella dell’azione umana dei singoli individui, su cui si fondava l’economia classica. E, con essa, si deve accettare senza discutere la teoria statale della moneta.

Ebbene, stiamo assistendo alla fine cataclismatica dell’errore keynesiano: la distruzione della macroeconomia in un fallimento sistemico incentrato sui mercati cartacei dell’oro e dell’argento.

Il tentativo di salvataggio è già fallito

Potresti esserti perso l’ultimo tentativo disperato dell’establishment, all’inizio di quest’anno, di salvare se stesso. La Figura 1 qui sotto ne mostra il fallimento.



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L'open interest sul Comex ha raggiunto il picco a gennaio, quando il contratto sull'oro era sommerso dalla domanda globale. Non era mai stato così alto: il precedente record assoluto risaliva a luglio 2016, quando aveva toccato 658.000 contratti. All'epoca il mercato si era ripreso con forza da una condizione di forte ipervenduto, con il prezzo che era salito dal minimo di dicembre, visibile nel nostro grafico principale, da 1049 a 1380 dollari. Il rialzo fu stroncato con successo: l'open interest fu riportato a 392.000 contratti e il prezzo dell'oro a 1120 dollari. Tuttavia, il ribasso pilotato avviato in modo deciso a gennaio di quest'anno non ha avuto successo.

Non c'è dubbio che si sia trattato di un tentativo coordinato da parte dell'establishment delle banche del metallo prezioso di contenere una crisi in via di sviluppo. Dal picco di 799.541 contratti del 15 gennaio, l'open interest è sceso a 553.030 il 23 marzo. Inizialmente il prezzo dell'oro ha continuato a salire fino a 1680 dollari il 9 marzo, ma il 18 marzo ha finalmente reagito, scendendo a 1471 dollari in sole nove sedute. Ma mentre l'open interest ha continuato a calare fino a 470.000 all'inizio di giugno, il prezzo è esploso al rialzo, con premi di prezzo senza precedenti sul Comex a partire dal 23 marzo. L'esposizione corta netta delle banche del metallo prezioso, al netto delle posizioni lunghe, sul Comex in un mercato in rialzo era salita a 35 miliardi di dollari e la posizione lorda era di 53,5 miliardi prima del tentativo di far scendere il mercato. Oggi le rispettive cifre sono 38,3 e 53 miliardi.

Il fallimento di questa tattica collaudata ne impedisce un nuovo utilizzo. Più avanti in questo articolo analizziamo la gravità della situazione attuale sul Comex e sul LBMA.

Il sistema finanziario dipende interamente dalla moneta fiat inflazionistica

Nel settore degli investimenti è la svalutazione monetaria a darti da vivere. Infatti l'aumento del livello generale dei prezzi delle attività finanziarie, misurato da vari indici, è poco più del riflesso della perdita di potere d’acquisto della valuta del tuo Stato. Il mondo gode di questo fenomeno soprattutto dalla metà degli anni Settanta, quattro anni dopo gli ultimi residui di quello che Keynes chiamava "barbaro relitto", quando il presidente Nixon tolse i sassi da compagnia dalla scena monetaria. Ne seguì un calo continuo del potere d’acquisto del dollaro. Salvo qualche battuta d'arresto occasionale, dal 1982, quando l'indice S&P500 salì da 291,34 agli attuali 3.270 punti, il grande pubblico è sembrato guadagnare.

Non è stato un contesto facile da sfidare in modo convincente, popolato com'è da individui omologati al pensiero di gruppo che credono che i loro guadagni in azioni e immobili siano frutto del proprio fiuto finanziario. Ma ora ci troviamo di fronte a una di quelle battute d'arresto periodiche, che minaccia di essere più dirompente di qualunque cosa vista finora nel corso della nostra vita e che, ci dicono i macroeconomisti delle banche centrali e dei governi, richiederà per essere risolta una finanza inflazionistica praticamente illimitata.

La distinzione tra la valuta fiat illimitata emessa dallo Stato e l'oro è importante, perché l'oro è sempre stato il denaro della gente, malvisto dai governi perché le sue regole di disciplina sono limitanti. Nella storia il diritto di emettere moneta è sempre stato tolto ai re, agli imperatori e ai governi che hanno fallito e restituito al popolo, quindi l'evidenza empirica indica che accadrà di nuovo. Ma i macroeconomisti sostengono che la loro scienza rappresenti un progresso rispetto alla scienza economica precedente, perciò ciò che è venuto prima è irrilevante. E dunque lo è anche l'oro.

Per queste ragioni il settore degli investimenti non è in sintonia con l'oro. L'oro fisico non è nemmeno un investimento regolamentato, il che significa che le autorità di vigilanza non permettono ai fondi che autorizzano di detenere metallo fisico se non, quando è consentito, in misura minima. La posizione incontroversa, adottata da quasi tutti i responsabili della conformità, è che i gestori non ne detengano affatto. Tuttavia, oltre ai titoli delle società minerarie, oggi esistono fondi negoziati in borsa (ETF) che offrono ai gestori una certa esposizione all'oro. Sempre che siano disposti a contraddire le opinioni keynesiane dei colleghi.

Ma anche così il contesto è sbagliato. L'oro non è un investimento ma denaro, estromesso dalla circolazione negli ultimi cent'anni dal progressivo avanzare di surrogati dell'oro, evoluti fino a diventare pura moneta fiat priva di copertura. Non è la passività di nessuno, a differenza del dollaro, per esempio, garantito solo dalla piena fiducia e dal pieno credito riposti in Donald, o sarà Joe Biden. Nel caso dell'euro o dello yen, con tassi di interesse negativi e sistemi bancari probabilmente sull'orlo del collasso, le rispettive banche centrali sono ugualmente impegnate ad accelerare il degrado delle loro valute.

Persino i sostenitori dell'oro semi-ufficiali, come il World Gold Council, promuovono l'oro come investimento di portafoglio, con un reddito derivante dalla cartolarizzazione dell'oro attraverso l'ETF GLD. Un pubblico di gestori professionali, che si nutre di una dieta intellettuale a base di macroeconomia, non accetta facilmente che l'oro sia denaro, e se il World Gold Council sostenesse che è denaro e non un investimento, senza dubbio non riuscirebbe ad attrarre gli investitori istituzionali.

Ma capire che l'oro è denaro è una distinzione fondamentale. Quando lo consideri un investimento, ti aspetti di venderlo quando il suo andamento positivo finisce. Dai per scontato che la valuta del tuo governo avrà sempre un valore transazionale oggettivo e che l'oro sia la variabile soggettiva. Le convenzioni contabili costringono i gestori e i consulenti a ignorare la realtà, cioè che a fallire è la valuta e non il prezzo dell'oro a salire. Anche la stragrande maggioranza dei sostenitori dell'oro esulta per un prezzo in aumento, trattandolo d'istinto come un investimento che sale di valore, misurato in valuta fiat.

La confusione tra oggettivo e soggettivo è il concetto più importante da comprendere quando si parla di oro. Se il grande pubblico inizierà a capire che, misurata in beni, la valuta dello Stato non è più adatta a un ruolo oggettivo nelle transazioni quotidiane, quella valuta sarà condannata. Perché è quello il punto in cui la moneta fiat comincia a essere scartata, e sarà poi il pubblico a decidere in ultima istanza quale sia il suo denaro preferito. È lì che porta tutto questo.

Dimentica i reset valutari

Negli ultimi anni diversi osservatori hanno avanzato l'ipotesi che le autorità monetarie stiano pianificando un reset monetario incentrato sul dollaro. Le ricerche delle banche centrali sulle soluzioni blockchain hanno alimentato queste speculazioni, ma un recente documento del FMI mostra che nelle banche centrali non c'è consenso su come e a quale scopo utilizzare le valute digitali, la versione delle banche centrali delle criptovalute.[i]

In ogni caso, è probabile che l'introduzione di una valuta digitale di banca centrale richieda troppo tempo, data la velocità con cui si stanno ora sviluppando gli eventi monetari. L'evidenza empirica indica che, una volta avviato, il collasso di una valuta fiat si compie nell'arco di pochi mesi. Oggi la Fed ha legato strettamente il futuro del valore delle attività finanziarie al dollaro: se cade uno, cadono entrambi. La credibilità che sostiene il valore delle attività finanziarie è già tesa fino al limite, e l'inevitabile collasso, che trascinerà con sé la moneta fiat, sarà probabilmente improvviso.

Per inciso, l'ultima volta che il crollo delle attività finanziarie ha trascinato con sé la valuta in circostanze simili è stato esattamente trecento anni fa, nel 1720, quando fallì la bolla del Mississippi di John Law. È interessante notare che Richard Cantillon fece la sua seconda fortuna vendendo allo scoperto la valuta di Law, la livre, e non le sue azioni. La prima fortuna l'aveva fatta come banchiere, prestando denaro a ricchi speculatori che davano in garanzia azioni del Mississippi, che lui poi vendeva subito, incassandone il ricavato.

Un tentativo di reset valutario, con o senza blockchain, può essere preso in considerazione solo dopo che il pubblico ha iniziato ad abbandonare le valute esistenti. Ma la rapidità con cui gli eventi si susseguono quando le valute fiat muoiono impedisce di pianificare in anticipo la loro sostituzione. Qualsiasi tentativo di creare una nuova moneta fiat dopo il fallimento di quella esistente fallirà a sua volta, e rapidamente. L'idea che lo Stato possa controllare la valutazione di una nuova valuta in un reset fiat per renderla duratura è la massima presunzione della macroeconomia: la negazione della libertà personale di scegliere a favore della gestione dell'aggregato.

Uno degli argomenti speciosi che ricorrono più spesso è che l'inflazione riduce il peso reale del debito. Questo è vero per il debito esistente, ma chi la propone come rimedio all'indebitamento pubblico non capisce che aumenta anche il costo del debito futuro del governo. E sebbene alleggerisca allo stesso modo il peso per i debitori del settore privato, distruggendo il risparmio l'inflazione porta alla carenza di capitale e ostacola qualsiasi ripresa.

È possibile, e auspicabile, che i mali delle valute fiat vengano affrontati nel modo giusto. Ma ciò richiederà l'abbandono dell'inflazionismo e l'impegno a mantenere bilanci in pareggio. Richiede che i governi riducano la spesa e il proprio ruolo nelle economie che sovrintendono. Gli interventi statalisti, sia regolamentari sia imposti per legge, vanno eliminati e la piena responsabilità delle proprie azioni va restituita alle persone. Solo allora si potrà introdurre con successo una moneta sana, che impedisca ai governi di tornare alle loro abitudini inflazionistiche.

Ammesso che tutto questo sia possibile, l'unica moneta sana è quella che ha una storia consolidata e sulla quale i governi non hanno alcun controllo come mezzo di scambio. In altre parole, la moneta metallica. Non avranno alternativa al trasformare le proprie valute in sostituti pienamente convertibili in oro, con l'argento in un ruolo sussidiario di moneta divisionaria. Le monete in entrambi i metalli devono essere liberamente disponibili a richiesta presso tutte le banche, al tasso di cambio fisso per l'oro e, per l'argento, in base al suo valore monetario.[ii] La circolazione di monete d'oro e d'argento fa sì che il pubblico comprenda appieno il loro ruolo monetario, scoraggiando così i governi futuri dalle politiche inflazionistiche. Anche il credito bancario deve essere garantito dall'oro e non creato dal nulla dalle banche.

Ma le convinzioni diffuse ed errate della macroeconomia sembrano un ostacolo insormontabile a un cambiamento ordinato verso una moneta sana. Con la loro fervente negazione della realtà economica, i macroeconomisti guidano la politica economica e monetaria di America, Europa e Giappone, e di conseguenza quella di quasi tutte le altre nazioni. Non è nemmeno certo che il collasso di una valuta li scalzi dalla loro posizione di potere, prolungando il caos che ne seguirà.

Parlare di reset monetario ha senso solo se chi lo attua capisce quello che sta facendo. E una cosa diventerà subito chiara: gli americani, che rischiano di perdere il potere sugli affari globali, saranno i più riluttanti fra tutte le nazioni ad accettare che i giorni della loro valuta egemonica sono contati e che il ritorno a un gold standard credibile è l'unica soluzione.



Difficoltà di transizione sul Comex

Solo comprendendo perché i giorni delle valute fiat sono contati si può capire che cosa sta accadendo al prezzo dell’oro. Per ora, chi non coglie le fallacie alla base della macroeconomia e considera l’oro un investimento vede il movimento dell’oro da dicembre 2015 come un mercato rialzista che, prima o poi, probabilmente finirà, magari quando i tassi di interesse o i rendimenti obbligazionari saliranno. Ma chi considera l’oro denaro solido e privo del rischio di controparte di qualcun altro capirà che l’aumento del prezzo dell’oro va considerato parte integrante di una perdita di potere d’acquisto della propria valuta fiat. In realtà, si tratta di una variazione del potere d’acquisto di entrambi. Mentre il denaro fiat perde potere d’acquisto, l’oro ne guadagna in misura sproporzionata a causa della sua relativa scarsità, e il crollo del denaro fiat prosegue.

Nell’evenienza sempre più probabile che le valute fiat perdano ogni funzione di denaro, il prezzo dell’oro misurato in esse tenderà all’infinito. Oggi è difficile vedere come il dollaro possa evitare questo esito, o qualcosa di simile. Stando così le cose, in questo contesto un prezzo dell’oro superiore a 2000 dollari l’oncia è un evento insignificante, tranne per chi è intrappolato in posizioni corte, il che ci porta al caos sul mercato dei futures del Comex. La Figura 2 mostra la situazione dei mercati dei futures sull’oro statunitensi al 28 luglio (gli ultimi dati disponibili del Commitment of Traders), senza le posizioni di spread.



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Gli swap sono i desk di trading delle bullion bank, che in genere assumono posizioni su più di un mercato dei derivati, in particolare sui forward di Londra che regolano conti non assegnati. Insieme alla categoria Produttori e Commercianti, quasi sempre hanno posizioni nette corte sul Comex. I produttori, i minatori e gli agenti che operano per loro si coprono dai ribassi del prezzo dell’oro e costituiscono la maggior parte delle posizioni corte della loro categoria. I commercianti, in genere gioiellieri e acquirenti per usi industriali e di altro tipo, si coprono dai rialzi dei prezzi detenendo contratti lunghi.

Il concetto di mercato dei futures non includeva originariamente le banche nella categoria non speculativa, perché i mercati dei futures erano uno strumento con cui gli agricoltori, per fattori stagionali, trasferivano il rischio di prezzo a speculatori disposti ad assumerselo. Tuttavia, le banche sono riuscite a convincere il CME a essere classificate come non speculatori, sulla base del fatto che spesso agivano come agenti dei produttori in contratti non agricoli. E nell’oro, che è ciò che ci interessa, detenevano anche posizioni a Londra che volevano coprire sul Comex. Ma, come si è visto nella Figura 2, le bullion bank rappresentano ora il 70% delle posizioni corte, mentre in passato ne rappresentavano in genere una quota nettamente inferiore. E, come mostreremo più avanti in questo articolo, a Londra non hanno oro fisico da coprire. Il risultato è che la loro posizione corta lorda di 262.796 contratti è ora un impegno scoperto di 53 miliardi di dollari ripartito tra 27 operatori. La Figura 3 lo colloca in un contesto storico negli ultimi dieci anni.



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Le posizioni corte nette delle bullion bank (la linea blu) sono ai massimi storici e le posizioni corte lorde sono quasi ai massimi, superate solo all'inizio dell'anno, quando l'open interest era salito a un livello senza precedenti di 799.541 contratti il 15 gennaio.

Sul versante speculativo, la categoria dominante è quasi sempre quella dei Managed Money, composta in prevalenza da operatori di hedge fund. Raramente sono interessati a ritirare il metallo fisico e chiudono o rinnovano le loro posizioni. Hanno quasi sempre un orientamento rialzista e, nel lungo periodo, hanno mantenuto in media una posizione netta lunga di circa 112.000 contratti, che possiamo considerare la posizione neutrale. Attualmente, però, rappresentano una minoranza insolita, il 42% delle posizioni lunghe speculative, e sono posizionati solo moderatamente al di sopra della loro media netta lunga neutrale.

Lungi dall'essere i padroni dell'universo degli investimenti, gli hedge fund si sono rivelati un bersaglio facile per le bullion bank, che li inducono regolarmente ad abbandonare le posizioni lunghe. Comportandosi come macroeconomisti convinti, gli hedge fund hanno sfruttato la forza attuale del prezzo dell'oro per realizzare profitti, riducendo le posizioni nette lunghe di 21.362 contratti rispetto al precedente rapporto COT. Sembrano non rendersi conto di un quadro più ampio, o non esserne interessati. Inoltre, con 42.758 contratti, il livello delle loro posizioni corte è superiore alla media, e ciò potrebbe contribuire a uno short squeeze nelle prossime settimane, quando si accorgeranno del loro errore.

La categoria Other Reportable comprende gli operatori che non rientrano nelle altre tre categorie descritte sopra. Le posizioni lunghe di questa categoria sono vicine al precedente record, registrato il 24 marzo a 158.963 contratti. In modo insolito, quel dato è stato rilevato due giorni lavorativi dopo che il mercato aveva invertito al rialzo in seguito al crollo del prezzo di inizio marzo da 1.700 a 1.455 dollari. Possiamo quindi considerare la categoria Other Reportable come smart money, almeno nel contesto attuale, meno probabile da scalzare dalle proprie posizioni da parte dei swap dealer che cercano di far scattare gli stop.

Possiamo solo concludere che i swap dealer non solo si sono ritrovati con posizioni corte quasi record, ma che la liquidità fornita sul Comex dagli hedge fund, che normalmente consente loro di chiudere le posizioni corte, è limitata. Inoltre, le perdite di valutazione al mercato arrivano in un momento in cui le attività più ampie delle loro banche stanno riducendo, ove possibile, l'esposizione al rischio degli impegni finanziari. Ma queste perdite, vicine ai massimi, sono destinate ad aumentare in modo significativo, dato che la stampa di moneta delle banche centrali accelera nel tentativo di evitare una recessione economica e di sostenere i prezzi delle attività finanziarie. Se prima non si romperà qualcos'altro, dal mercato dell'oro cartaceo potrebbe svilupparsi una vera e propria crisi bancaria.

Ci si può aspettare che le autorità facciano di tutto per evitare un dissesto sul Comex, perché il danno per il mercato più ampio sarebbe estremamente grave. Verosimilmente, ci si aspetterebbe invece che le banche membri della London Bullion Market Association (LBMA) facciano salire il prezzo dell'oro sul mercato a termine nel tentativo di pareggiare i propri conti e di assorbire le perdite. Questo non può accadere, come verrà spiegato nella prossima sezione.

In breve, nelle prossime settimane possiamo aspettarci una fase di transizione, mentre la crisi si sposta di nuovo sul mercato di regolamento a termine di Londra, il casinò nascosto alla vista.



Le passività nascoste di Londra

Le negoziazioni a Londra per il regolamento a termine costituiscono un mercato molto più grande del Comex. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, alla fine del 2019 il valore nozionale dei contratti forward e degli swap sull'oro over the counter (OTC) in essere ammontava a 512 miliardi di dollari[iii], contro un open interest del Comex di 120 miliardi di dollari nella stessa data, tenendo presente che l'open interest, pari a 786.166 contratti futures in quel momento, era a un livello elevato.

La London Bullion Market Association sottolinea molto la propria liquidità: nel suo ultimo comunicato stampa ha dichiarato che la copertura fisica totale del suo mercato a termine era di 8.424 tonnellate in aprile.[iv] Ma di quel totale, 5.464 tonnellate sono oro custodito presso la Banca d'Inghilterra, di cui forse il 95% è vincolato a banche centrali e tesorerie estere. Dalla relazione trimestrale dello SPDR Gold Trust (l'ETF GLD) presentata alla SEC abbiamo appreso che il 27 aprile 45,91 tonnellate del suo oro erano detenute presso la Banca d'Inghilterra.[v] Il fatto che HSBC, custode di GLD, sia stata costretta a usare la Banca d'Inghilterra come sub-custode indica una grave carenza di metallo prezioso disponibile nei caveau dei membri della LBMA. Per approfondire la questione, la Tabella 1 qui sotto mostra la posizione nozionale in metallo prezioso a Londra, confermando la mancanza di flottante libero.



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Per quanto semplicistiche, queste cifre mostrano che a Londra non c'è liquidità. Secondo il World Gold Council, a fine aprile le disponibilità fisiche totali degli ETF ammontavano a 3.364 tonnellate, di cui, secondo il rapporto Hardman di Paul Mylchreest[vi], oltre il 70% è custodito a Londra, ovvero 2.390 tonnellate nella Tabella 1.[vii] A questa cifra va aggiunto l'oro custodito privatamente da fondi sovrani, istituzioni, family office e società aggregatrici per conto di clienti retail. Queste riserve di metallo prezioso sono detenute presso le società di custodia (Brinks, G4S, Loomis e Malca-Amit) e probabilmente ammontano a ulteriori 400-500 tonnellate.[viii]

Da aprile le disponibilità degli ETF sono aumentate di altre 387 tonnellate, di cui supporremo di nuovo oltre il 70%, ossia 275 tonnellate, custodito a Londra (24 luglio – fonte WGC). Esistono alcune ipotesi sulle variazioni sottostanti di queste cifre dalla fine di aprile, ma potrebbero facilmente portare a un valore negativo, come suggerisce la Tabella 1. Inoltre, se la domanda di metallo prezioso da parte degli ETF e dei privati dovesse aumentare ulteriormente, una crisi a Londra è destinata a manifestarsi.

È qui che la Banca d'Inghilterra potrebbe essere intervenuta facendo pressione sulle banche centrali clienti perché dessero in leasing parte del loro oro assegnato – vide le 45,91 tonnellate che risultano detenute per l'ETF GLD in aprile. Ma c'è un ulteriore problema: il tasso di leasing nozionale è negativo da marzo, il che significa che una banca centrale che concede in leasing al tasso di mercato deve pagare il locatario per il privilegio. Ciò suggerisce che il leasing possa avvenire solo ignorando i tassi di mercato e pagando invece una commissione.

È importante notare che in un contratto di leasing la proprietà resta al locatore. L'oro concesso in leasing tramite la Banca d'Inghilterra difficilmente lascia i caveau della Banca e viene semplicemente accreditato ai locatari tramite scritture contabili. Per il locatore, quindi, non esiste rischio di controparte, perché se il locatario risulta inadempiente la Banca d'Inghilterra riassegna semplicemente il metallo prezioso al locatore. Ma in una crisi più ampia del metallo prezioso, il doppio conteggio della "proprietà" tramite il leasing verrà alla luce, con le passività che ricadranno interamente sulle banche di metallo prezioso. I detentori dell'ETF GLD dovrebbero chiedere conferma che nessuna parte del suo oro nei caveau della Banca sia stata concessa in leasing in questo modo.

L'alternativa alla fornitura di liquidità da parte delle banche centrali è impensabile: che le banche di metallo prezioso ottengano la loro liquidità usando illegalmente il metallo prezioso che hanno in custodia. Purtroppo i sospetti sono aggravati dalla segretezza della LBMA sulle operazioni di mercato, che diffonde informazioni selezionate solo quando non sono più rilevanti. Anche i comunicati stampa della LBMA sono fuorvianti: mettere in evidenza il totale dell'oro custodito a Londra dà l'impressione di una liquidità fisica, il che è palesemente falso.

Ai clienti più facoltosi le banche di metallo prezioso offrono conti in oro di due tipi: assegnati e non assegnati. I clienti sono scoraggiati dall'aprire un conto assegnato a causa di commissioni elevate, che in teoria coprono la custodia e l'assicurazione del metallo fisico e i costi amministrativi. La vera ragione è che le banche preferiscono che i clienti aprano conti non assegnati, incoraggiandoli con commissioni minime, perché questi possono essere coperti solo in parte da riserve, ammesso che lo siano. In altre parole, una banca di metallo prezioso può detenere appena l'oro sufficiente a coprire le richieste casuali di prelievo. Ma, come dimostra la Tabella 1 qui sopra, ormai non esiste più nemmeno questa liquidità fisica.

Sebbene il regolamento fisico che coinvolge conti in oro assegnati avvenga ovviamente, sono i conti non assegnati, regolati tramite il sistema di regolamento elettronico AURUM, a rappresentare quasi tutti i regolamenti quotidiani del mercato londinese. AURUM è lo strumento di regolamento tra i membri della LBMA tramite la London Precious Metal Clearing Limited. Le transazioni da regolare in forma non assegnata vengono convogliate attraverso uno dei cinque membri, che le compensano in un unico regolamento tramite AURUM. I cinque membri di LPMCL (JPMorgan, UBS, HSBC, ICBC Standard Bank e Scotiabank) hanno tutti conti non assegnati l'uno presso l'altro, e i regolamenti determinati da AURUM prevedono valuta da una parte e metallo prezioso non assegnato dall'altra.[ix]

Pertanto, le enormi quantità di oro regolate sono slegate dal regolamento fisico e rappresentano quasi tutta la stima della BIS sui derivati citata sopra, pari a 512 miliardi di dollari di posizioni aperte alla fine dello scorso anno. Ma i depositanti con conti in oro non assegnati credono senza dubbio di avere un'esposizione al prezzo dell'oro, altrimenti insisterebbero almeno perché i loro conti fossero assegnati, con la banca di metallo prezioso nel ruolo di custode. Con l'evolversi dell'attuale crisi nei mercati cartacei, la perdita di fiducia nella capacità delle banche di metallo prezioso di regolare in oro i conti non assegnati rischia di generare una corsa a questi conti e una corsa ad assicurarsi oro fisico prima che i prezzi salgano ulteriormente.

Mentre le autorità americane faranno di tutto per evitare una crisi dell'oro e dell'argento al Comex, l'idea che possa essere sepolta a porte chiuse a Londra è fantasiosa. Le stesse banche di metallo prezioso operano su entrambi i mercati. Una crisi delle banche di metallo prezioso minaccia di lasciare in sospeso, secondo l'ultima rilevazione, circa 500 miliardi di dollari di conti in oro non assegnati a Londra più altri 262.796 contratti Comex (53 miliardi di dollari a 2.030 dollari – vedi Figura 2 qui sopra). L'espansione dell'oro cartaceo dai primi anni Ottanta, che ha messo un freno al prezzo dell'oro, sta per finire, e la rimozione di questo ostacolo non farà che spingere il prezzo significativamente più in alto.

Conclusione

Sembra che stiamo assistendo alle prime fasi di un crollo dei mercati dell'oro cartaceo sul Comex e a Londra, anticipato dalle banche centrali, decise ad accelerare le proprie politiche inflazionistiche in un atto di disperazione macroeconomica per salvare le finanze pubbliche e le economie. Il metodo impiegato è la copia esatta di un esperimento condotto in Francia esattamente trecento anni fa, quando la bolla del Mississippi di John Law implose, distruggendo la sua valuta, la livre.

Se si lega il destino delle attività finanziarie a quello della propria valuta fiat, come fece John Law e come oggi è la politica della Federal Reserve, quando la bolla scoppia scoppia anche la valuta. Questo esito è talmente ovvio che il denaro più accorto sta ormai uscendo dalla valuta fiat per entrare nell'oro e nell'argento fisici, come dimostrano le consegne alle scadenze dei contratti attivi sul Comex e la scomparsa di ogni liquidità fisica a Londra.

stando così le cose, è appena iniziata una corsa crescente fuori dalle valute cartacee e dai contratti derivati verso il metallo prezioso fisico. A meno che non venga fermata in qualche modo, distruggerà i mercati cartacei e con essi le banche che ne hanno beneficiato negli ultimi quarant'anni. L'accelerazione nella distruzione della moneta fiat prenderà velocità nei prossimi mesi, e chiunque si limiti a sproloquiare di macroeconomia invece di agire di fronte a questi sviluppi finirà senza nulla.







[i] Vedi A Survey of Research on Retail Central Bank Digital Currency; IMF Working Paper n. 20/104, 26 giugno 2020.

[ii] I tentativi di adottare standard bimetallici si sono sempre rivelati impraticabili. La soluzione è fare in modo che le monete d'argento circolino con valori leggermente superiori al loro contenuto d'argento, così da assicurarne la permanenza in circolazione.

[iii] Vedi stats.bis.org/statx/srs/table/d5.2

[iv] http://www.lbma.org.uk/london-precious-metals-physical-holdings-statistics

[v] Per maggiori informazioni su questo argomento, vedi https://www.bullionstar.com/blogs/ronan-manly/amid-london-gold-turmoil-hsbc-taps-bank-of-england-for-gld-gold-bars/.

[vi] Vedi https://www.hardmanandco.com/wp-content/uploads/2020/01/Gold-Hardman-Jan-2020.pdf

[vii] Vedi https://www.gold.org/goldhub/data/global-gold-backed-etf-holdings-and-flows. Gli ETF usano quasi esclusivamente i caveau di Londra per custodire il proprio oro, perché hanno bisogno di accedere alla consegna, senza la quale non possono operare.

[viii] Per approfondire questo tema, vedi il rapporto di Paul Mylchreest per Hardman & Co: https://www.hardmanandco.com/wp-content/uploads/2020/01/Gold-Hardman-Jan-2020.pdf

[ix] Vedi lbma.org.uk/clearing per ulteriori dettagli.

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