Oro e materie prime

Il rapporto tra l'oro e le materie prime è essenzialmente semplice. Se si guardano i grafici a lungo termine del petrolio prezzato in oro, per esempio, si vede che sono stati più costanti di quelli del petrolio prezzato in valute cartacee. Nel 1965 l'oro era a 35 dollari e il petrolio costava 2,90 dollari al barile, quindi in oro il petrolio valeva 0,083 once. Oggi l'oro è a 1.250 dollari e il petrolio a 95, quindi il petrolio vale 0,076 once. Perciò il prezzo del petrolio in termini di oro è cambiato di poco in quasi quarant'anni, mentre misurato in dollari statunitensi è salito di 33 volte.

Quello che è successo è che il potere d’acquisto del dollaro è diminuito. Dal 1965 la quantità di oro presente nelle scorte fuori terra è raddoppiata, il che, a parità di altre condizioni, spiega l’aumento del prezzo del petrolio in termini di oro. Allo stesso tempo, la Fiat Money Quantity (una misura del totale di contante e depositi in dollari nel sistema bancario) è aumentata di 33 volte, il che, ancora una volta, è in linea di massima coerente con un aumento sostanziale del prezzo del petrolio misurato in USD.

Anche dal lato del petrolio ci sono oscillazioni di prezzo significative. Prima della crisi di Lehman, a metà del 2008, il petrolio aveva raggiunto un picco di 140 $ per poi crollare sotto i 40 $ entro fine anno, ovvero, in termini di oro, da 0,14 once a 0,05 once, quindi in queste relazioni non c’è precisione. Tuttavia, finché le condizioni economiche restano più o meno stabili, nel tempo sarà vero che l’oro, in termini di valuta cartacea, tenderà a muoversi in linea con i prezzi delle materie prime.

Per questo motivo molti analisti commettono l’errore di legare strettamente l’oro al ciclo generale delle materie prime. Questa ipotesi di tendenza ignora il ruolo monetario dell’oro in un momento di forte inflazione monetaria e di rischio sistemico. Non sorprende, dato che, per quanto ne so, non c’è un solo analista di materie prime che prenda in considerazione la possibilità che le variazioni dei prezzi delle materie prime siano dovute a variazioni del potere d’acquisto della valuta.

Per questo motivo useranno l’analisi tecnica oppure si concentreranno sulla domanda prospettica di materie prime alla luce delle prospettive economiche globali. Entrambi questi approcci sono intrinsecamente soggettivi.

Oggi la situazione monetaria è a un estremo per il quale il consenso non è preparato. Prendiamo due semplici fatti: i governi sono finanziati dalle rispettive banche centrali a tassi di interesse del tutto artificiali; e il sistema bancario globale, esposto a titoli di Stato, swap sui tassi di interesse e clienti fortemente indebitati, si troverebbe di fronte a una nuova crisi se i tassi di interesse e i rendimenti obbligazionari tornassero improvvisamente alla normalità.

Non solo in passato c’è stata una divergenza significativa tra i prezzi dell’oro e quelli delle materie prime, ma il passato non è una guida per la situazione attuale. L’inflazione monetaria è ormai un problema serio e in aggravamento, e chi pensa che l’oro continuerà a comportarsi come qualsiasi altra materia prima si sbaglia quasi certamente.

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