Pubblicato nel 1935, nel pieno della Depressione, A World in Debt è un'efficace requisitoria contro il sistema del debito. È scritto in un linguaggio eloquente ma non tecnico, con un ampio ricorso a fonti classiche. Con una prefazione e un commento di Albert D. Friedberg, che lo ripubblica, noto analista e speculatore di valute e materie prime.
Albert Friedberg ha reso un vero servizio riportando alla luce e ripubblicando questa gemma passata inosservata. Freeman Tilden era un uomo di formazione classica e di acume storico, cosa che la maggior parte degli economisti di professione decisamente non è. Scrivendo alla vigilia della rivoluzione keynesiana, Tilden sottolineò molte verità antiche che da allora gli economisti hanno sempre sostenuto essere fallacie, ma la cui veridicità stiamo vedendo dimostrata ancora una volta. Come finanziere post-keynesiano, non vorrei essere così rigido come lo è Tilden. Ma ogni giorno diventa più difficile contestare la sua conclusione: "Una volta introdotta l'idea che, contraendo un debito, il debitore abbia aggiunto qualcosa alla propria ricchezza o a quella della comunità, si crea un labirinto in cui un milione di ottimisti sono ansiosi di affluire, ma da cui la maggior parte di loro uscirà barcollando, prima o poi, disillusa, malconcia e imbronciata."
Tilden espone con ammirevole chiarezza il punto secondo cui la civiltà dipende dal quadro di aspettative ordinate e affidabili offerto dal generale rispetto degli obblighi contrattuali, così che le abrogazioni politiche dei debiti tendono a distruggere il tessuto stesso della civiltà. Si occupa anche della cancellazione del valore reale dei debiti attraverso un'inflazione rovinosa, che in passato era il risultato di guerre o di deliberate frodi governative. Ma la minaccia specifica che affrontiamo oggi è una nuova variante di queste antiche pratiche. Consiste nel fatto che i governi nazionali, rafforzati dalle conseguenze centralizzatrici di due guerre mondiali e terrorizzati dal crescente pericolo di un ritorno alla deflazione e alla depressione degli anni '30, useranno il credito dello Stato sovrano per garantire tutte le passività private e salvare tutti i debitori troppo esposti, il cui crollo altrimenti rischierebbe di riportarci deflazione e depressione.