Sono ormai quasi trent'anni da quando l'autore si è convinto che i grandi scrittori sulla civiltà europea avessero trascurato una delle principali influenze che hanno contribuito ad accelerare o a frenare il progresso della società. Razza, clima, risorse naturali, religioni, leggi, costumi e altre circostanze avevano ricevuto il giusto peso. Solo il denaro era stato trascurato: il denaro, che è essenzialmente un'istituzione sociale; il denaro, la cui azione sulla società uno di questi stessi scrittori paragonò alla circolazione del sangue nel corpo umano; il denaro, senza il quale, secondo un altro di loro, la società organizzata sarebbe inconcepibile. Montesquieu, Hume, Alison e Bastiat trattarono sì l'argomento, ma nessuno di loro gli attribuì l'importanza che meritava.
Ripensando alla sua decisione di colmare questa lacuna, l'autore è stupito della propria temerarietà. Si può solo dire che non sospettava le difficoltà che lo attendevano. Sapeva bene che la strada era lunga, ma non aveva alcun sentore dei suoi pericoli e delle sue insidie. La sua preparazione consisteva in un corso di studi di economia politica e in diversi anni di attività come scrittore per il pubblico, dedicati a chiarire i principi di quella «scienza». Che sia riuscito, almeno in parte, a padroneggiare questi principi e a soddisfare i suoi lettori lo dimostra la popolarità costante dei giornali affidati alla sua direzione. L'effetto su di lui, però, fu di tutt'altro genere. Più studiava, meno credeva; e alla fine divenne uno scettico convinto.