Capitalismo, socialismo e democrazia rimane una delle più grandi opere di teoria sociale scritte in questo secolo. Quando uscì, il New English Weekly previde che per i cinque o dieci anni successivi sarebbe certamente rimasta un'opera che nessuno, tra chi si professa informato in materia di sociologia o di economia, poteva permettersi di non conoscere. Cinquant'anni dopo, questa previsione appare un po' riduttiva.
Perché quest'opera ha resistito così bene? La tesi di Schumpeter secondo cui i semi del declino del capitalismo erano interni, e la sua altrettanto forte e opposta ostilità verso il socialismo centralista, hanno lasciato perplessi, coinvolto e fatto infuriare i lettori fin dalla pubblicazione del libro. Rifiutando di farsi sostenitore dell'una o dell'altra posizione, Schumpeter è riuscito sia a dare il proprio contributo, grande e originale, sia ad aprire la strada a una considerazione più equilibrata dei più importanti movimenti sociali del suo tempo e del nostro.