Una riflessione ponderata sugli eventi attuali porta a una sola conclusione: l’inflazione sempre più rapida della massa monetaria in dollari è saldamente sulla strada che porta a distruggere il potere d’acquisto del dollaro, e lo farà completamente.
Questo articolo esamina le prove teoriche ed empiriche dei precedenti crolli della moneta fiat, per trasmettere le conoscenze necessarie a chi vuole proteggersi in anticipo dall’annientamento delle valute fiat. Valuta la probabile velocità del collasso della moneta fiat e discute il futuro del denaro in un mondo post-fiat, in cui i probabili successori sono la moneta metallica, cioè oro e argento, e, secondo alcuni, le criptovalute.
Agire per tempo per ridurre l’impatto del fallimento del regime fiat richiede di comprendere il ruolo del denaro, per decidere quale sarà la moneta del futuro quando la fiat morirà. Prezzeremo beni e servizi in oro o in una criptovaluta? L’oro sarà prezzato in bitcoin o il bitcoin in oro? E se il bitcoin sarà prezzato in oro, continuerà a esistere la sua funzione di riserva di valore?
Introduzione
Questa settimana è arrivata la notizia che è stato trovato un vaccino contro il coronavirus. Almeno offre la prospettiva che l’umanità si liberi del virus a tempo debito, ma non basterà a salvare l’economia globale dai suoi problemi più profondi. L’inflazione monetaria è quindi ben lontana dall’aver esaurito il suo corso.
La reazione dei mercati finanziari alla notizia del vaccino è stata contraddittoria: i mercati azionari sono saliti con forza ignorando i fondamentali in rapido deterioramento, mentre l’oro è crollato a causa di una modesta ripresa dell’indice del dollaro ponderato per gli scambi commerciali. Invece di accettare ciecamente le spiegazioni degli esiti proposte dalla stampa finanziaria, dobbiamo riconoscere che in questi tempi inflazionistici i mercati non funzionano in modo efficiente.
Per capire che cosa stia davvero accadendo nei mercati dei capitali, di solito è meglio fare un passo indietro e osservare il contesto più ampio. La Figura 1 qui sotto mostra l’andamento di tre indicatori principali quest’anno: l’indice S&P 500 come indicatore del mercato azionario, il prezzo del rame come indicatore delle materie prime industriali e l’oro come indicatore dell’inflazione monetaria.

Prima del 22 marzo il mercato azionario era crollato insieme al rame, mentre l’oro era rimasto sostanzialmente piatto. I segnali suggerivano che i mercati azionari e i prezzi delle materie prime stessero scontando una recessione economica e che l’oro offrisse forse un rifugio dal rischio sistemico, almeno finché non è calato bruscamente a fine marzo.
Giovedì 16 marzo la Federal Reserve ha portato il tasso sui fondi federali a zero e il lunedì successivo, 23 marzo, la Fed ha dichiarato un quantitative easing illimitato per sostenere l’economia in quella che ha definito una ripresa a V. In altre parole, ci si aspettava che un’iniezione di denaro garantisse la ripresa economica e il ritorno alla normalità. Marzo è stato anche il mese in cui molti paesi sono entrati in lockdown per contrastare la prima ondata di contagi.
Dopo l’annuncio della Fed, i mercati azionari si sono ripresi con decisione, essendo i beneficiari diretti dell’espansione monetaria illimitata, di cui parleremo più avanti. Il rame si è ripreso con forza, si disse per le migliori prospettive dell’economia globale, ma la storia di fondo è più preoccupante. Dopo la dichiarazione della Fed, il governo cinese ha deciso di ridurre le proprie riserve di dollari acquistando materie prime industriali fondamentali, in particolare il rame. Se questa politica fosse adottata largamente da altri stranieri e poi dal pubblico americano, finirebbe per distruggere il potere d’acquisto del dollaro.
La minaccia che la stampa infinita di moneta rappresenta per il potere d’acquisto del dollaro ha spinto l’oro a nuovi massimi, ma dalla Figura 1 si vede che in generale l’oro ha reso meno delle azioni e del rame con un margine significativo. In una frase, la ragione sta nell’avversione dell’establishment per l’oro e nella sua soppressione, in quanto rivale delle valute fiat, oltre che nell’ignoranza della comunità finanziaria sugli effetti e le conseguenze dell’inflazione monetaria.
Questo articolo intende rimediare a quest’ultima lacuna e dare al lettore un vantaggio di conoscenza su un tema destinato a dominare i mercati finanziari e le economie che ne stanno alla base nei prossimi mesi.
L’evoluzione del denaro e ciò che rappresenta
Nell’alba della storia, quando i limiti del baratto divennero un ostacolo all’ulteriore progresso umano, dovettero essere soddisfatte due condizioni. Era indispensabile una forma di bene intermediario comunemente accettato come mezzo di scambio, in modo che, grazie alla divisione del lavoro e alle proprie capacità e conoscenze individuali, gli esseri umani potessero massimizzare la propria produzione per ottenere altri beni e soddisfare i propri bisogni e desideri. Gli economisti classici definirono la divisione del lavoro, e con essa il ruolo della moneta, come legge di Say, dal nome dell’economista francese Jean-Baptiste Say (1767—1832), che la descrisse.
I benefici economici della divisione del lavoro sono oggi dati per scontati, anche dai socialisti, che per il resto sono aspri critici dei mercati liberi. E il bene intermediario, la moneta, si è evoluto fino a essere comunemente accettato da comunità diverse, persino da quelle che non commerciavano tra loro. Alla fine, tutte le civiltà accettarono la moneta metallica come unità di scambio durevole, affidabile e quantificabile.
In ordine decrescente di valore, ciò che oggi chiameremmo il loro potere d’acquisto, le monete metalliche erano oro, argento e rame. Prima dell’alba della storia, quando gli scribi iniziarono a documentare gli eventi, la moneta metallica si era già affermata. La storia ha poi registrato numerose occasioni in cui i potenti hanno ingannato il pubblico corrompendo la moneta: se la sono procurata per sé, costringendo il pubblico ad accettare sostituti inferiori o privi di valore.
L’imperatore Nerone svalutò notoriamente il denario romano per pagare le sue truppe, un atto necessario alla sua sopravvivenza personale e una politica seguita dai suoi successori per due secoli. In Cina, Kublai Khan confiscò oro, argento e pietre preziose, distribuendo in cambio sostituti di carta ricavati da foglie di gelso. Dall’antichità a oggi, re, imperatori e ora governi sono stati e sono ancora, il più delle volte, fortemente indebitati e hanno autorizzato piani per sostituire l’oro e l’argento con monete svilite o con proprie forme alternative di moneta. La scelta del mezzo di scambio da parte del pubblico era incorruttibile; la scelta di un sovrano era fatta con l’intento di svilirlo come fonte di finanziamento.
L’oro e l’argento erano stati a lungo accettati come mezzo di scambio, scelti da chi li usava. Il fatto che la loro quantità non potesse essere ampliata da un governo non fu un ostacolo all’aumento della ricchezza nazionale e personale. Il miglioramento del tenore di vita in Europa e in America nel corso dell’Ottocento fu la testimonianza dell’unione tra mercati liberi e moneta sana.
I limiti imposti dalla moneta metallica alle ambizioni dello Stato erano visti come un ostacolo dai governi di orientamento socializzante. Il modello moderno per risolvere il problema fu la federazione di Stati tedeschi guidata dalla Prussia, unificata nel 1871 da Otto von Bismarck. Di conseguenza, quando Georg Knapp promosse la sua teoria statale della moneta nel 1905, Bismarck portò avanti le sue ambizioni stataliste cogliendo l’opportunità offerta da quella teoria per finanziare l’espansione delle forze militari tedesche, emettendo marchi non coperti da oro pur essendo ancora in regime di gold standard.
Nell’agosto 1914 il sistema aureo di cambio della Germania fu abbandonato temporaneamente e, quando divenne chiaro che la guerra non sarebbe stata il breve conflitto che la Germania si aspettava di vincere, il potere d’acquisto del marco cartaceo iniziò a scendere, fino a crollare, nel novembre 1923, a un rapporto teorico di mille miliardi di marchi cartacei per un marco oro. Anche altre valute europee prive di un sistema aureo di cambio, che avevano immesso in circolazione enormi quantità di moneta non coperta, subirono crolli monetari, in particolare quelle di Austria, Ungheria, Polonia e Russia.
Negli anni precedenti la prima guerra mondiale Bismarck dimostrò che il gold standard non era necessariamente una protezione contro la svalutazione monetaria. Allo stesso modo, Benjamin Strong, presidente del Federal Reserve Board americano, all’inizio degli anni Venti adottò politiche monetarie inflazionistiche al riparo del gold standard e, con l’espansione ciclica del credito bancario, alimentò un boom insostenibile negli anni Venti. Il risultato fu un crollo del mercato azionario, una crisi bancaria, il divieto di possedere oro per i residenti americani nel 1933 e una sostanziale svalutazione del dollaro rispetto all’oro nel gennaio 1934. L’oro rimase poi convertibile in dollari, ma solo per il regolamento del commercio con l’estero.
Da questi cambiamenti si è evoluta l’attuale situazione monetaria, spinta da una nuova generazione di economisti che abbandonò l’economia classica. L’economia classica aveva sottolineato l’importanza dei mercati liberi e l’immutabilità della legge di Say. Invece, la disoccupazione di massa degli anni Trenta fu considerata la prova che i mercati liberi e la divisione del lavoro avevano fallito e che lo Stato doveva avere un ruolo interventista per garantire che una depressione non si ripetesse mai più.
Nonostante tutte le prove e la teoria a priori che spiegano i enormi miglioramenti della condizione umana derivati dalla divisione del lavoro e dai mercati liberi, la negazione della legge di Say fu formalizzata da Keynes nella sua Teoria generale. O meglio, aggirò l’argomento, concludendo: «Se, tuttavia, questa non è la vera legge che lega le funzioni di domanda e offerta aggregate, esiste un capitolo di teoria economica di importanza vitale che resta da scrivere e senza il quale ogni discussione sul volume dell’occupazione aggregata è futile». Si noti che Keynes non nega la legge di Say come fanno i suoi seguaci; si limita a supporre che «se non è la vera legge».
Dalla supposizione di Keynes nacque la macroeconomia, una disciplina di base matematica che sostituì l’azione umana con aggregati e medie. Essa giustificò i disavanzi di bilancio temporanei, pensati per stimolare un’economia in recessione mediante l’inflazione monetaria, disavanzi che ora sono diventati permanenti e sempre più fuori controllo. Inventando un ruolo economico per lo Stato, Keynes aprì la porta a un intervento statale illimitato e a uno Stato, generalmente improduttivo, che diventa un peso crescente per il settore privato produttivo.
Con la ragion d’essere fornita dalla macroeconomia e da statistiche governative discutibili, il ricorso dei governi al finanziamento inflazionistico è aumentato nel tempo. Siamo ormai al punto in cui alcuni osservatori della storia monetaria mettono in guardia contro l’iperinflazione. La Figura 2 mostra l’andamento dell’espansione della moneta ristretta in dollari negli ultimi anni.

Il tasso annualizzato di aumento della quantità di moneta in senso stretto è cresciuto in tre fasi dalla fine del decennio di inflazione dei prezzi degli anni Settanta. Dallo scorso gennaio è salito oltre il 50%; se non è andato oltre, è solo perché ulteriori stimoli inflazionistici pianificati sono stati rinviati a causa delle elezioni presidenziali. Ma nella seconda metà dell'anno fiscale conclusosi lo scorso settembre, il finanziamento inflazionistico del disavanzo di bilancio del governo ha superato per la prima volta le entrate fiscali.
Di fronte a questi dati, un osservatore neutrale non può che concludere che la svalutazione monetaria del dollaro sembri fuori controllo. E poiché il dollaro ha sostituito l'oro come valuta di riserva mondiale, le conseguenze del suo imminente fallimento per tutte le valute fiat e per l'economia globale sono a dir poco disastrose. Non sorprende affatto che le forme alternative di denaro, con aumenti limitati della quantità in circolazione, stiano salendo di prezzo in dollari. Tra queste ci sono le monete metalliche dei popoli, l'oro e l'argento, a cui possiamo aggiungere un fenomeno nuovo, le criptovalute e in particolare la più importante tra esse, il bitcoin.
Dopo aver delineato il quadro generale, il passo successivo è spiegare perché non c'è via d'uscita da un'ulteriore svalutazione monetaria, il che potrebbe chiarire perché i mercati sembrano ora scontarla nei prezzi in aumento di oro, argento, materie prime più ampie come il rame, e anche del bitcoin.
Le conseguenze della svalutazione monetaria
È un equivoco diffuso tra i monetaristi che il rapporto tra la quantità di moneta e il suo potere d’acquisto sia l’unico elemento a determinare tale relazione. Ci sono altri due fattori importanti: il fatto che la moneta aggiuntiva richieda tempo per essere assorbita nella circolazione, con le relative conseguenze; e il fatto che il suo potere d’acquisto sia determinato anche dalle variazioni della preferenza generale del pubblico per la detenzione di moneta rispetto ai beni.
Lo sfasamento temporale del primo fattore ha effetti importanti, in particolare trasferisce ricchezza da chi riceve per ultimo a chi riceve per primo la valuta aggiuntiva, secondo l’effetto Cantillon. E quando l’emittente è un ente governativo, come la banca centrale, il beneficiario finale è lo Stato a spese dei suoi cittadini, con conseguenze importanti per le future questioni inflazionistiche.
L’importanza del secondo fattore si può illustrare con ciò che accade quando il grande pubblico si rende conto che ogni speranza di recuperare il potere d’acquisto della moneta va abbandonata. Indipendentemente dalla quantità in circolazione, il rifiuto definitivo da parte del pubblico di una valuta statale priva di copertura la renderà inutilizzabile come mezzo di scambio. È questo l’esito finale di un’inflazione incontrollata della massa monetaria. E lungo il percorso verso quell’esito ci sono caratteristiche importanti da rilevare.
Quando la quantità di moneta aumenta e il suo potere d’acquisto diminuisce, inevitabilmente cala anche il desiderio di detenere contante e di mantenere saldi sui depositi bancari. All’inizio, la prova si trova nell’aumento dei prezzi delle attività, sia finanziarie sia reali, e spiega perché, nonostante il deterioramento delle condizioni economiche, i prezzi azionari e quelli di altre attività che non sono crediti futuri su quantità fisse di moneta siano in crescita, se misurati in valute che si svalutano.
Fino alla fine del 2019 questi effetti sono rimasti nascosti da tre ulteriori influenze, due attive e una passiva. In primo luogo, grandi quantità di depositi in dollari sono state assorbite in un carry trade attraverso il mercato degli swap valutari, in cui gli hedge fund prendevano a prestito euro e yen giapponesi per acquistare dollari, beneficiando così di un arbitraggio sui tassi di interesse. Ciò ha portato a vincolare, direttamente o indirettamente, una grande quantità di depositi bancari in dollari nelle mani degli speculatori, impedendone l’impiego per altre attività finanziarie (se non attraverso il meccanismo dell’espansione del credito bancario) e quindi rallentando l’impiego della quantità totale di dollari in deposito per l’acquisto di materie prime e beni. È stata la popolarità di questa operazione a esaurire la capacità di bilancio delle maggiori banche, le banche di rilevanza sistemica globale (G-SIB), determinando una crisi di liquidità bancaria emersa sul mercato dei repo nel settembre 2019.
Il secondo fattore di compensazione della mobilità dei depositi si è verificato quando la Fed ha ridotto il tasso sui fondi, eliminando il motivo dell’arbitraggio sui tassi di interesse. I dollari liberati da quella mossa sono stati in parte assorbiti dalla contrazione del credito bancario. Quando i tassi di interesse vengono ridotti al punto che un prestatore si rende conto di non avere un compenso in interessi sufficiente a bilanciare il valore futuro del prestito, rifiuterà di concederlo. Il rifiuto può essere attribuito sia a un aumento del livello di rischio del prestito nelle condizioni economiche prevalenti, sia alla consapevolezza del prestatore che il potere d’acquisto della moneta è destinato a diminuire nel tempo, con una perdita certa. Gli economisti inflazionisti definiscono questa situazione deflazionistica perché ostacola le politiche da loro auspicate.
Il terzo fattore, passivo, è la grande quantità di titoli in dollari e di depositi bancari già accumulata dagli stranieri. Tale accumulo non solo ha ritardato gli effetti sui prezzi dell’espansione monetaria attraverso la sostituzione delle importazioni, ma la componente di depositi, circa 6mila miliardi di dollari, è finita in mani salde.
Ora che l’economia globale è entrata in una fase di recessione, è probabile che lo stock di titoli denominati in dollari e di contante in dollari detenuto da stranieri si riduca, perché il dollaro è posseduto in eccesso dagli stranieri rispetto alle condizioni di scambio in evoluzione. Come già osservato, i cinesi hanno già deciso di ridurre la loro preferenza per i dollari e i titoli del Tesoro USA a favore dell’accumulo di materie prime, proprio il comportamento che più in generale porta a una corsa finale dalla valuta fiat verso beni non immediatamente necessari. Secondo i dati TIC del Tesoro USA, gli stranieri detengono circa 20.500 miliardi di dollari in titoli finanziari e altri 6.300 miliardi in buoni a breve termine e depositi bancari. Se altri stranieri seguissero i cinesi nel ridurre i propri investimenti e depositi in dollari, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche per il dollaro sui mercati dei cambi e per il suo potere d’acquisto sui mercati delle materie prime.
La crisi in evoluzione dei saldi in dollari detenuti dagli utenti nazionali
Con i lockdown dovuti al covid e i danni all’economia, è probabile che i banchieri siano concentrati più sugli elementi di rischio di una crisi economica che sul futuro potere d’acquisto della moneta. Ma in un momento in cui banche centrali come la Fed stanno immettendo quantità crescenti di moneta, l’utilizzo che ne fa il pubblico non ha tenuto il passo con l’aumento della quantità. Lo illustra in parte la contrazione dei prestiti al consumo, coincisa con il lancio di denaro dall’elicottero da parte del governo; in altre parole, invece di aumentare i propri depositi indebitandosi, i consumatori hanno colto l’occasione per ridurre alcuni dei loro debiti e quindi i propri saldi di cassa e di credito, come mostra il grafico qui sotto.[i]

Gli effetti della speculazione degli hedge fund e della contrazione del credito bancario hanno nascosto la minore preferenza del pubblico per la moneta rispetto ai beni. Il pubblico si sta disfacendo della moneta per acquistare tutte le attività finanziarie che non sono crediti fissi di debito. A prescindere dai fondamentali delle società, i prezzi delle loro azioni continuano a salire, spinti principalmente dalla riluttanza a detenere moneta. Fatta eccezione per il caso in cui il ricavato di un venditore venga assorbito dalla contrazione del credito bancario, il ricavato della vendita di un'attività finisce per essere reinvestito in altre attività finanziarie.
La liquidità dei consumatori è diventata quindi un gioco di passaggio del pacco, con un pubblico sempre meno propenso a detenere moneta. Per il pubblico è ormai un breve passo anticipare gli effetti di un ulteriore deprezzamento monetario su una gamma più ampia di prezzi, e da lì rendersi conto che la moneta sta perdendo il proprio potere d’acquisto non solo rispetto alle attività finanziarie, ma anche rispetto alle materie prime e ai beni.
È in questo contesto di percezioni mutevoli del pubblico sul valore del mantenimento di saldi in contanti che la Fed continua a immettere altra valuta nell'economia. Il nuovo governo, chiunque diventi Presidente, intende che parte dello stimolo sia un ulteriore lancio di denaro dall'elicottero. Come abbiamo visto con il primo caso, quel denaro verrà inevitabilmente usato per inseguire beni che non vengono prodotti in quantità pari alla nuova moneta, oppure per ridurre l'indebitamento. L'afflusso di nuova moneta in mani che stanno riducendo i propri saldi in contanti non potrà che accelerare la perdita di potere d’acquisto del dollaro.
Ulteriori conseguenze del deprezzamento del dollaro
Se il processo di deprezzamento monetario porterà a ulteriori rifiuti del contante e della moneta di deposito, si rifletterà sempre più nella perdita di potere d’acquisto del dollaro misurata nei prezzi dei beni di uso quotidiano, al punto che il risultato sarà maggiore di quanto le quantità aggiuntive di dollari farebbero ritenere giustificato. Fu questo effetto a causare una carenza di banconote nelle economie basate sul contante che hanno subito una distruzione inflazionistica della moneta, spingendo le autorità emittenti ad accelerare la produzione di banconote. La situazione attuale è diversa.
Gli Stati Uniti e le altre economie occidentalizzate hanno ridotto l'uso del contante, molte con l'intenzione di eliminarlo del tutto. Oggi i consumatori usano carte di debito e di credito, che eliminano la necessità di procurarsi banconote fisiche per spendere, e quindi lo smobilizzo dei saldi di deposito in una crisi inflazionistica è istantaneo.
Ma questo non scoraggia subito le autorità monetarie dal tentare di stimolare la spesa dei consumatori. Come abbiamo visto, il denaro è stato immesso direttamente sui conti bancari dei consumatori e, una volta risolta la pausa dovuta alle elezioni presidenziali in America, si prevede un ulteriore lancio di denaro dall'elicottero. Con l'economia in caduta, i neo-keynesiani restano fedeli all'idea che all'economia manchi una domanda sufficiente. Per loro non può esserci alcun ritorno dalle politiche inflazionistiche, e la distruzione del potere d’acquisto del dollaro diventa allora una certezza.
Come osservato sopra, il deprezzamento di una valuta trasferisce ricchezza da produttori e consumatori al governo. È un processo che impoverisce il settore privato invece di stimolarlo verso una qualche visione di ripresa senza ricchezza. La ingenuità dei macroeconomisti neo-keynesiani non solo garantisce che non ci sarà alcun rallentamento nel ritmo dell'inflazione monetaria, ma il progressivo impoverimento delle persone comuni richiederà un'ulteriore accelerazione del processo inflazionistico per ottenere un dato trasferimento di ricchezza reale.
La repressione dei tassi di interesse suggella questo patto faustiano scoraggiando i prestatori dall'erogare prestiti a tassi che non li compensano per il valore futuro del loro capitale, un problema aggravato dalla crescente percezione del rischio di controparte. Con la sua politica di tassi di interesse negativi, la Banca centrale europea è riuscita a trasformare l'intera Eurozona in uno zombie economico. In spregio a ogni preferenza temporale, i tassi di interesse del dollaro mantenuti a zero hanno lo stesso effetto. L'unico modo per rallentare lo smobilizzo dei depositi in cambio di beni non necessari è lasciare che torni un tasso di interesse determinato dal mercato. Data l'aspettativa diffusa e crescente che il potere d’acquisto futuro del dollaro diminuirà, i tassi di interesse saliranno senza dubbio, un processo che potrebbe essere già iniziato, con il rendimento del Treasury a 5 anni più che raddoppiato allo 0,46% dall'inizio di agosto.
Non dovrebbe mai essere funzione di una banca centrale sostituire i mercati nella determinazione dei tassi di interesse, perché solo gli operatori economici possono deciderli tra loro. Per i risparmiatori si tratta della preferenza temporale che richiedono, per i debitori dei loro calcoli sui costi di finanziamento accettabili. Manipolando al ribasso i tassi di interesse nel tempo, le banche centrali hanno intrappolato i propri governi nell'aspettativa di denaro infinito a costo zero. Di conseguenza, quando i tassi di interesse inizieranno finalmente a riflettere la preferenza temporale di una valuta in inflazione, imporranno perdite enormi ai detentori di obbligazioni e aumenteranno in modo sostanziale il costo del finanziamento inflazionistico del disavanzo di bilancio. All'inizio è probabile che saranno i detentori esteri di dollari a forzare la questione.
L'alternativa, i tagli alla spesa pubblica, diventerà politicamente sempre più difficile da realizzare, finché il governo riterrà che il proprio dovere sia sostenere l'economia fornendole ancora più denaro, ottenuto svalutando la valuta a un ritmo sempre crescente. I neo-keynesiani non accettano mai che la soluzione al problema dell'inflazione sia tagliare radicalmente la spesa pubblica per stabilizzare la valuta, fino a quando non è troppo tardi.
La velocità del collasso monetario
Tra le iperinflazioni note c'è stata una notevole variabilità nella velocità con cui una valuta perde il proprio potere d'acquisto. Nel 1720 la livre di John Law collassò in poco meno di un anno. Il marco cartaceo in Germania iniziò a perdere in modo evidente potere d'acquisto negli anni del dopoguerra, ma il suo collasso finale cominciò intorno a maggio 1923 e il 14 novembre fu fissato a un trilione di marchi cartacei per un marco oro.
Nelle fasi successive del collasso inflazionistico tedesco, quando divenne difficile fare affari in marchi cartacei, gli imprenditori si rivolsero a valute estere garantite dall'oro. Il fatto che una parte dell'attività fosse condotta in questo modo migliorò le condizioni economiche rispetto a quelle che ci sarebbero state se tutti gli affari fossero stati condotti in marchi cartacei. L'attività di esportazione era redditizia e portava rimesse in valute estere, accrescendo lo stock di valute estere in circolazione all'interno del paese. Invece di dipendere interamente dai marchi cartacei, le transazioni e i contratti commerciali venivano condotti sempre più in valute estere o in marchi cartacei contrattati a un tasso prestabilito rispetto al dollaro o all'oro.
La crescente quota di attività che evitava l'uso del marco cartaceo lo alleggerì di parte della pressione che portava al suo collasso. Il tempo necessario al collasso fu quindi più lungo rispetto a una situazione in cui oro e valute estere fossero stati assenti. Un esempio attuale di questa dualità si trova nel ritmo di perdita del potere d'acquisto del peso argentino e della lira turca, valute che continuano a esistere in economie con livelli significativi di transazioni condotte rispettivamente in dollari USA e in oro.
La situazione del dollaro USA è diversa. È la valuta di riserva mondiale, non è garantita da nulla se non dalla fiducia nel suo emittente, una condizione che vale anche per tutte le altre valute che usano i dollari come principale attività di riserva. Oltre all'oro, quindi, non esiste alcuna alternativa di moneta solida nel caso in cui il dollaro venga rifiutato da chi lo utilizza. Pertanto l'economia statunitense e quella del mondo intero sono esposte a un collasso del potere d'acquisto del dollaro che, in assenza di un mezzo di scambio alternativo capace di rallentare il processo, potrebbe essere sorprendentemente rapido.
Il modo per evitare questo esito sarebbe riportare il dollaro su un credibile sistema aureo, cosa quasi impossibile dato il probabile vincolo di tempo di un collasso rapido. L'America dichiara di avere oltre 8.000 tonnellate di oro nelle proprie riserve, con cui potrebbe garantire il dollaro. Per farlo dovrebbe consegnare le proprie riserve auree alla proprietà diretta della Fed, in modo che la Fed possa regolare le transazioni in oro e si possa stabilire un tasso di cambio oro-dollaro. Questa dovrebbe essere la parte facile. Più difficile sarebbe il ritiro del governo USA dai propri impegni di spesa, in modo da poter servire e ripagare i propri debiti nel tempo.
La macroeconomia keynesiana, che attribuisce credito universale all'inflazionismo, è il maggiore ostacolo a un ritorno riuscito alla stabilità monetaria. Qualsiasi politica volta a fermare il finanziamento inflazionistico dei deficit incontrerebbe con ogni probabilità una resistenza enorme da parte di tutti gli ambiti del governo e dei loro consulenti economici. Sarebbero più probabilmente convinti dei vantaggi di eliminare il peso del debito accumulato del Tesoro piuttosto che di dare priorità alla stabilità monetaria.
Inoltre, per quanto riguarda l'establishment, la moneta metallica non è più moneta. La rieducazione dei banchieri centrali e dei loro consulenti economici sulla moneta avverrà probabilmente solo dopo un completo crollo del potere d'acquisto del dollaro. Ma un collasso monetario in un'economia guidata dalla finanza sarebbe catastrofico non solo per il sistema finanziario, ma per le persone stesse, perché, a differenza della situazione della Germania di ottantasette anni fa, non esiste alcuna alternativa con cui fare affari e regolare le transazioni.
Il sostituto delle valute fiat
Sembra quindi che l'esito più probabile del ritmo accelerato delle attuali politiche inflazionistiche sarà quello di affrettare la fine dell'attuale regime di moneta fiat, incentrato sul dollaro USA, e che, una volta che il pubblico americano si renderà conto che a salire non sono i prezzi, ma che a diminuire è il potere d’acquisto della valuta, la fine del dollaro e di tutte le valute fiat associate sarà probabilmente rapida.
È impossibile prevedere quando avverrà il collasso della valuta fiat, se non limitandosi a rilevare i fattori coinvolti. Poiché l'obiettivo non dichiarato dell'inflazione monetaria è trasferire ricchezza dalla popolazione al governo, l'accelerazione del processo impone a chi sa guardare lontano di agire con urgenza per proteggersi, invece di diventare una vittima degli eventi in corso.
Le due opzioni disponibili sono le monete metalliche consolidate, a cui nel corso dei millenni le persone sono sempre tornate dopo il fallimento delle valute imposte dallo Stato, e le criptovalute. Le criptovalute potrebbero aver accelerato la fine delle valute fiat, perché hanno informato settori importanti del pubblico sulle conseguenze dello svilimento monetario, che ora vedono accelerare. Questo sviluppo rischia di per sé di aumentare radicalmente la velocità con cui viene meno la fiducia del pubblico nella moneta fiat, e lega i fedeli ai concetti delle criptovalute.
Il portabandiera delle criptovalute è bitcoin, il cui registro sfugge al controllo dei governi. Oltre al registro distribuito, la qualità principale è che la sua quantità è limitata, il che gli conferisce una caratteristica importante della moneta sana. Uno svantaggio è che per consentire grandi volumi di transazioni avrà bisogno di ulteriori livelli di applicazioni, spesso opache. Ma per il momento bitcoin e le altre criptovalute offrono una via di fuga dallo svilimento delle valute fiat.
Pur essendosi finora rivelato un efficace strumento di riserva di valore, la volatilità di bitcoin lo rende inadatto all'uso come moneta transazionale, perché un mezzo di scambio deve avere un valore oggettivo, in modo che tutta la soggettività dei prezzi si rifletta nei beni e nei servizi scambiati. E senza questo valore oggettivo non è adatto nemmeno al ruolo di capitale nei calcoli aziendali.
Questa è la situazione attuale da cui si evolveranno gli eventi. Alla fine delle valute fiat, il valore oggettivo di bitcoin dovrà quindi essere applicato alle transazioni di beni in conformità con la legge di Say, oppure essere prezzato in modo soggettivo in moneta metallica. La questione in esame è se bitcoin, con la sua quantità limitata, si affermerà come nuovo standard monetario, o se il mondo tornerà a uno standard aureo relativamente più flessibile, dimostrato dall'offerta delle miniere e dalla circolazione delle monete d'oro.
Per rispondere a questa domanda occorre riaffermare i principi fondamentali della moneta. L'uso della moneta è strettamente legato alla divisione del lavoro. Il ruolo della moneta, da cui derivano tutti i suoi usi secondari, è consentire ai produttori di trasformare la propria produzione nei beni e nei servizi di cui hanno bisogno. Come deposito temporaneo della loro produzione, la moneta deve dare certezza sul proprio valore futuro misurato in beni. Senza tale certezza non può esserci calcolo economico. Essa permette a chi rinvia i propri consumi di farlo e di stimare una preferenza temporale, mentre chi prende a prestito può calcolare il costo del capitale monetario nell'ambito dei propri piani di produzione.
Così come sono attualmente configurate, nessuna criptovaluta può fungere da mezzo di scambio che soddisfi questi obiettivi. Non sono dotate in misura sufficiente delle qualità proprie della moneta per sostituire la moneta metallica e i suoi sostituti interamente garantiti come valuta mondiale del dopo fiat. Oro e argento sono già ampiamente diffusi in alcune economie e possono emergere rapidamente per l'uso monetario. I governi detengono riserve di oro che permetteranno loro di emettere sostituti garantiti dall'oro, ammesso che superino i loro pregiudizi keynesiani. stando così le cose, in un mondo post-fiat si può presumere che le criptovalute saranno prezzate in oro dopo la fine del fiat, con l'oro che ha il valore transazionale oggettivo e le criptovalute quello soggettivo. Pertanto, solo oro e argento e i loro sostituti credibili possono riemergere come principale forma di moneta sana.
A quel punto la funzione di riserva di valore delle criptovalute diventerà superflua e il bisogno di esse cesserà. Come riserva di valore prima che gli utenti abbandonino definitivamente le valute fiat, le criptovalute possono continuare a offrire protezione dallo svilimento del fiat, e il settore delle criptovalute può solo sperare che la moneta fiat non venga mai davvero distrutta e che continui il rifiuto di una sua garanzia in oro.
Ma la possibilità che il fiat privo di garanzia continui a esistere si sta riducendo rapidamente. Oro e argento riemergeranno quindi come moneta. Chi cerca un rifugio anticipato nella moneta sana dovrebbe considerarli tali e abbandonare il diffuso errore secondo cui rappresentano un investimento. Un investimento è una copertura contro eventi possibili, da valutare sempre in valuta fiat, una componente di un portafoglio di attività denominate in fiat. Ma un investimento non è mai moneta, perché la moneta ha il valore oggettivo rispetto al quale si misurano gli investimenti.
Può essere più facile adottare questo modo di pensare abbandonando la convinzione che l'inflazione sia un aumento del livello generale dei prezzi. Questo è soltanto il sintomo di uno svilimento della valuta. Capire perché il governo ricorre alla corruzione della propria valuta, la certezza del suo fallimento finale, i segnali lungo la strada verso la sua fine, e agire in anticipo invece di reagire agli eventi, sono tutti elementi chiave per sopravvivere all'annientamento delle valute fiat.
[i] Vedi https://fred.stlouisfed.org/series/CONSUMER
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