L'Eurozona è in bancarotta. Il deterioramento degli squilibri di TARGET2 è passato quasi inosservato, ma negli ultimi mesi è diventato allarmante. Nonostante le smentite ufficiali degli anni passati, secondo cui non sarebbe motivo di preoccupazione, appare sempre più evidente che le banche nazionali di Italia, Spagna e di altri paesi con crediti deteriorati in aumento li stiano nascondendo all'interno del sistema TARGET2. La prima ondata di Covid-19, che sta portando a fallimenti in tutta l'Eurozona, è ora seguita da una seconda ondata, che quasi certamente travolgerà diverse banche importanti; in tal caso il sistema transfrontaliero dell'euro imploderà.
Introduzione
Se è mai esistito un costrutto politico il cui obiettivo non dichiarato è rendere schiava la propria popolazione, è l'Unione Europea. La sua occasione nasce da governi nazionali che, con l'eccezione della Germania e di pochi altri Stati del nord, avevano già portato o stavano portando alla rovina i propri Stati falliti. Gli obiettivi dell'UE erano sostenere le politiche del fallimento, raccogliendo la ricchezza accumulata dalle nazioni più solide per finanziare i fallimenti in un raddoppio socialista della posta, e accelerare tali politiche per fare in modo che tutto il potere sia nelle mani dei predatori statalisti di Bruxelles.
È la visione di Ayn Rand dello Stato socializzante come predatore in azione.[i] Tutte le grandi imprese sopravvissute sono allineate con esso: chi ha rifiutato di stare al gioco è scomparso. Dirigenti con ingenti budget di lobbying non sono più a disposizione di consumatori esigenti e hanno svuotato dall'interno i concorrenti più piccoli. Hanno scelto la vita più facile e priva di conflitti di chiedere favori ai predatori di Bruxelles, godendosi champagne e foie gras, le feste con le persone che contano e la protezione che pagano a caro prezzo per le loro aziende.
È un super-Stato corrotto, nato dalla politica americana del dopoguerra: il figlio dell'American Committee on United Europe. Finanziato e gestito dalla CIA nel 1948, il comitato aveva l'obiettivo di far sì che i paesi europei aderissero a una NATO controllata dagli Stati Uniti, in nome del contenimento dell'espansione di Stalin verso ovest a partire dai confini del dopoguerra. Questa era la versione ufficiale, ma è significativo come abbia fatto da modello per il successivo controllo americano su altri Stati stranieri. È l'azione della vespa gioiello che trasforma uno scarafaggio in uno zombie, così che la sua larva possa poi nutrirsene.
Questo scarafaggio europeo è ormai nelle fasi finali della sua esistenza da zombie. A Bruxelles non se ne rendono conto, ma stanno festeggiando fino all'alba del mondo che verrà, e non avranno più un posto dove andare. Fuori dalla serra di Bruxelles e dalle capitali dell'UE è difficile individuare un sostegno a un sistema politico in fallimento, al di là del semplice mandare avanti lo spettacolo. La popolazione tedesca si lamenta di prestare il proprio denaro a economie fallite, ma, come ogni creditore con l'acqua alla gola, resterà cieca di fronte al problema sistemico più profondo per timore che crolli. All'estremo opposto ci sono i socialisti greci che sostengono che la Germania debba ancora loro un risarcimento per la brutalità e le distruzioni di settantacinque anni fa. È un patto faustiano tra creditori e debitori per ignorare la realtà delle rispettive posizioni. È il metodo dell'imperialismo; ma invece di essere applicato ad altre nazioni, Bruxelles applica la repressione imperiale ai propri Stati membri. E ora che sono stati svuotati, non resta nulla per sostenere Bruxelles.
Questo è il punto d'arrivo di oggi. Bruxelles e il suo Parlamento europeo si avvicinano alla fine della loro distruzione socializzante, costosissima e inutile, in cui il maiale si nutre di maiale. I papaveri non solo non hanno più nessuno da derubare né un posto dove andare, ma hanno mandato in bancarotta un intero continente. Di certo il derubare i ricchi per dare ai poveri è prossimo alla fine. Creditori e debitori non hanno più nulla di concreto: il denaro presente nel bilancio di tutti sarà cancellato da un collasso monetario ed economico. Dobbiamo analizzare il processo e il suo punto d'arrivo.
Il sistema bancario dell'Eurozona è a un battito dal collasso, come risulterà evidente in questo articolo. Gli elementi di base sono due. In basso ci sono le banche commerciali, con crediti deteriorati in rapida crescita, un'espressione che nasconde la verità, ossia che si tratta di crediti inesigibili. In alto c'è il sistema di regolamento dell'intera Eurozona, TARGET2, sempre più usato per nascondere i crediti inesigibili che si accumulano a livello nazionale.
Prima di esaminare la posizione delle banche commerciali, per capire quanto sia diventata tossica l'Eurozona cominceremo mettendo in luce i pericoli nascosti nel sistema di regolamento.
TARGET2: i nodi stanno venendo al pettine
Gli squilibri tra la BCE e le banche centrali nazionali nel sistema di regolamento TARGET2 dell'Eurozona sono indicativi della situazione attuale.

La Germania (azzurro) è ora “creditrice” di 1,15 trilioni di euro, un importo aumentato del 27% tra gennaio e settembre. Allo stesso tempo, i maggiori debitori, Italia, Spagna e la stessa BCE, hanno aumentato i loro debiti complessivi di 275 miliardi di euro, portandoli a 1,3 trilioni (prima che vengano resi noti il peggioramento aggiuntivo di settembre per Spagna e BCE: per questi due soggetti sono attualmente disponibili solo i dati fino ad agosto). Ma il peggioramento più rapido in rapporto alle dimensioni è quello del saldo negativo della Grecia, aumentato di 45,6 miliardi di euro tra gennaio e agosto.
La Bundesbank è preoccupata per le crescenti quantità di euro che le sono dovute in un sistema pensato fin dall'inizio per essere più o meno in equilibrio? Certamente. Si lamenterà pubblicamente o chiederà in privato che vengano corrette? Quasi certamente no. I sistemi statalisti come quello dell'UE dipendono interamente dalla totale obbedienza a un obiettivo comune. Tutti i dissenzienti vengono puniti, in questo caso dalle ondate di distruzione che scatenerebbe qualsiasi Stato rifiutasse di continuare a sostenere i PIGS. TARGET2 è un patto col diavolo che nessuno ha interesse a rompere.
Gli squilibri sono tutti garantiti dalla BCE. In teoria non dovrebbero esistere. Riflettono in parte l'accumularsi di squilibri commerciali tra gli Stati membri, senza i flussi di pagamento di segno opposto che li bilancerebbero. Inoltre, gli squilibri nascono quando la BCE incarica una banca centrale regionale di acquistare obbligazioni emesse dal proprio governo e da altre società locali. Man mano che gli squilibri tra le banche nazionali crescevano, la BCE ha smesso di pagare alcuni dei propri acquisti di obbligazioni, determinando un deficit TARGET2 di 297 miliardi di euro presso la BCE. I corrispondenti crediti nascondono la reale entità dei deficit nei bilanci delle banche centrali nazionali dei PIGS. Ad esempio, nella misura degli acquisti non pagati dalla BCE di debito italiano, la Banca d'Italia deve alle altre banche regionali più dei 546 miliardi di euro indicati nel dato complessivo.
Il funzionamento di TARGET2
Il funzionamento di TARGET2, almeno in teoria, è il seguente. Un produttore tedesco vende merci a un'azienda italiana. L'azienda italiana paga con un bonifico disposto dalla propria banca italiana tramite la banca centrale italiana attraverso il sistema Target2, accreditando la banca tedesca del produttore tedesco tramite la banca centrale della Germania.
L'equilibrio veniva ripristinato dal fatto che i disavanzi commerciali, per esempio quelli dell'Italia, erano compensati da afflussi di capitale, perché i residenti in altre parti dell'eurozona acquistavano titoli di Stato italiani e altri investimenti in Italia, e il settore turistico incassava entrate nette in contanti. Come si vede dal grafico, prima del 2008 questo era in genere vero. Parte del problema è dovuta al mancato riciclo dei pagamenti legati agli scambi commerciali da parte dei flussi di investimento del settore privato.
Poi c'è la questione della «fuga di capitali», che in realtà non è una fuga di capitali in senso stretto. Il problema non è che i residenti in Italia e in Spagna aprano conti bancari in Germania e vi trasferiscano i depositi detenuti presso le banche nazionali. Il problema è che le banche centrali nazionali, fortemente esposte a prestiti potenzialmente inesigibili nella propria economia, sanno che le loro perdite, se si concretizzassero in una crisi bancaria generale, finirebbero per essere ripartite in tutto il sistema delle banche centrali, in base alle rispettive quote di capitale, se trasferite nel sistema di regolamento TARGET2.
Se una banca centrale nazionale registra un deficit Target2 nei confronti delle altre banche centrali, è quasi certamente perché ha concesso prestiti netti alle proprie banche commerciali per coprire i trasferimenti di pagamento, invece di farli passare attraverso il sistema di regolamento. Questi prestiti compaiono come attività nel bilancio della banca centrale nazionale, compensate da una passività verso l'Eurosistema della BCE tramite Target2. Ma secondo le regole, se qualcosa va storto nel sistema TARGET2, i costi vengono ripartiti dalla BCE secondo la formula predefinita delle quote di capitale.
È quindi nell'interesse di una banca centrale nazionale registrare un deficit maggiore rispetto alla propria quota di capitale sostenendo le banche insolventi nella propria giurisdizione. La quota di capitale si riferisce alla partecipazione azionaria delle banche centrali nazionali nella BCE, che per la Germania, per esempio, è pari al 26,38% delle quote di capitale delle banche nazionali dell'area dell'euro.[ii] Se TARGET2 collassasse, la Bundesbank, nella misura in cui i crediti inesigibili nell'Eurosistema fossero condivisi, perderebbe oltre mille miliardi di euro dovuti dalle altre banche centrali nazionali e dovrebbe invece sostenere fino a 400 miliardi di euro di perdite nette, sulla base degli squilibri attuali.
Per capire come e perché nasce il problema, dobbiamo tornare alla precedente crisi bancaria europea successiva al fallimento di Lehman, che ha influenzato le prassi di regolamentazione nazionali. Se l'autorità nazionale di vigilanza bancaria giudica i prestiti deteriorati, le perdite diventano un problema nazionale. In alternativa, se li giudica in bonis, essi sono idonei alle operazioni di rifinanziamento della banca centrale nazionale. Una banca commerciale può quindi usare i prestiti dubbi come garanzia, ottenendo credito dalla banca centrale nazionale, che distribuisce il rischio del prestito a tutte le altre banche centrali nazionali in base alle rispettive quote di capitale. I prestiti insolventi vengono così tolti dai sistemi bancari nazionali dei PIGS e scaricati sull'Eurosistema.
Nel caso dell'Italia, il livello molto alto di crediti deteriorati ha raggiunto il picco del 17,1% a settembre 2015, ma a metà 2019 era stato ridotto al 6,9%. Dati gli incentivi per l'autorità di vigilanza a spostare il problema dei crediti deteriorati dall'economia nazionale all'Eurosistema, sarebbe un miracolo se una qualsiasi parte di questa riduzione fosse autentica. E con tutti i lockdown dovuti al covid-19, i crediti deteriorati italiani saliranno di nuovo alle stelle.
Negli Stati membri con saldi TARGET2 negativi, come l'Italia, si sono osservate tendenze a problemi di liquidità per le industrie tradizionali, che le hanno rese insolventi. Poiché l'autorità di vigilanza bancaria è incentivata a togliere il problema dall'economia nazionale, i prestiti a queste imprese insolventi sono stati continuamente rinnovati e aumentati. La conseguenza è che le nuove imprese sono state private del credito bancario, perché il credito delle banche del paese membro è sempre più impegnato a sostenere lo Stato e imprese che avrebbero dovuto fallire da tempo. La pressione aggiuntiva del covid-19 sulle imprese italiane in difficoltà si riflette ora nell'impennata del deficit TARGET2 della Banca d'Italia. Il sistema non potrebbe essere più studiato per azzoppare l'economia italiana nel lungo periodo.
Ufficialmente non c'è alcun problema, perché le posizioni TARGET2 della BCE e di tutte le banche centrali nazionali si compensano a zero, e la contabilità reciproca tra le banche centrali nazionali mantiene questo equilibrio. Per i suoi artefici, un fallimento sistemico di TARGET2 è inconcepibile. Ma poiché alcune banche centrali nazionali finiscono per usare TARGET2 come fonte di finanziamento dei propri bilanci, che a loro volta finanziano le loro banche commerciali poco affidabili usando come garanzia i loro crediti deteriorati, alcune banche centrali nazionali accumulano passività potenziali crescenti, frutto delle scelte delle autorità nazionali di vigilanza bancaria.
Il membro dell'Eurosistema con il problema maggiore è la Bundesbank tedesca, che ora vanta crediti per ben oltre mille miliardi di euro tramite TARGET2. Il rischio di perdite sta ora accelerando rapidamente a causa della prima ondata di lockdown per il Covid, come si vede nel grafico degli squilibri TARGET2 qui sopra. La seconda ondata di contagi in aumento sta portando a ulteriore distruzione economica, non ancora riflessa nei saldi TARGET2, che torneranno a crescere. La Bundesbank dovrebbe essere molto preoccupata.[iii]
Gli squilibri attuali nel sistema superano in totale 1,5 trilioni di euro. Secondo le quote di capitale, in caso di fallimento sistemico le attività della Bundesbank, pari a 1,115 trilioni di euro, sarebbero sostituite da passività fino a 400 miliardi di euro, mentre il resto delle perdite verrebbe ripartito tra le altre banche nazionali. Nessuno sa come andrebbe a finire, perché il fallimento del sistema di regolamento non è mai stato preso in considerazione; ma molte se non tutte le banche centrali nazionali dovrebbero essere salvate in caso di fallimento di TARGET2, presumibilmente dalla BCE in quanto garante del sistema. Ma con soli 7,66 miliardi di euro di capitale sottoscritto, il bilancio della BCE è minuscolo rispetto alle perdite in gioco, e i suoi azionisti cercherebbero a loro volta un salvataggio per salvare la BCE. Un fallimento di TARGET2 richiederebbe di fatto alla BCE di ampliare i propri programmi di QE per ricapitalizzare sé stessa e l'intero sistema bancario centrale dell'eurozona.
Quella sì che sarebbe una crisi, come non se ne sono mai viste, in cui una banca centrale stampa moneta unicamente per salvare sé stessa e i suoi agenti regionali.
Anche le banche commerciali sono in grave difficoltà
Il deterioramento degli squilibri di TARGET2 non può essere ignorato da chi ha legami con l'Eurozona o si trova al di fuori di essa. Il Regno Unito non fa parte dell'euro né del sistema di regolamento TARGET2, ma la Bank of England è azionista della BCE con una quota del 14% e potrebbe dover rispondere per somme significative in caso di crisi sistemica nell'Eurozona. Inoltre, poiché la City di Londra è il centro finanziario internazionale per l'Europa, il sistema bancario britannico presenta considerevoli rischi di controparte nei confronti delle banche dell'Eurozona e di altre banche europee.
Oltre il 50% dell'iShares STOXX Europe 600 Banks ETF è investito in banche dell'Eurozona: il 28% è investito in banche britanniche, il 13% in banche svedesi e il resto in banche danesi e svizzere. Il suo peso a favore dell'Eurozona e del Regno Unito lo rende un indicatore ragionevole della valutazione di mercato delle principali banche con sede nel fuso orario europeo. La Figura 2 mostra l'andamento di questo ETF a confronto con l'indice S&P500, preso come indicatore delle borse mondiali.

Dopo la crisi di Lehman del 2008, l'indice S&P500 è rimasto in un mercato rialzista continuo fino a febbraio di quest'anno. Nello stesso periodo, i prezzi delle azioni delle banche europee, rappresentati dall'ETF, erano in un mercato ribassista. Prima della mossa reflazionistica della Fed del 23 marzo, da metà febbraio sia l'S&P500 sia l'ETF delle banche europee sono crollati, ma l'S&P è poi salito fino a nuovi massimi. Dopo una brevissima ripresa, l'ETF è affondato a nuovi minimi.
Data la solida performance dei mercati azionari dopo i minimi di marzo, l'andamento disastroso delle azioni bancarie è un segnale inquietante. In effetti, la contraddizione è tale che il messaggio dei mercati azionari sembra essere che la Fed e le altre banche centrali garantiranno, per quanto possibile, che gli stimoli raggiungano le imprese in misura sufficiente a farle riprendere dalla pausa causata dal covid-19, a prescindere dalla sopravvivenza delle banche. È un messaggio contraddittorio, che suggerisce che le imprese possano sopravvivere e prosperare, ma le banche forse no.
Al di là dell'enorme fiducia che gli investitori sembrano riporre nella capacità delle banche centrali di mantenere in ebollizione la bolla azionaria che crea ricchezza, o le banche vengono trascurate oppure sono in seria difficoltà. Sembra che sia vera la seconda ipotesi. Essendo più sottocapitalizzate delle principali banche commerciali di qualsiasi altra regione, molte banche dell'Eurozona presentano gravi rischi sistemici e non dovrebbero essere quotate. La Figura 1 mostra le leve di mercato delle banche europee di rilevanza globale, le G-SIB, comprese quelle di UE, Regno Unito e Svizzera.

Solo due di esse, le banche svizzere, hanno un rapporto prezzo/valore contabile superiore al 50%. Oltre a queste G-SIB, in Europa ci sono molte altre banche commerciali con rapporti prezzo/valore contabile e rapporti di leva tra bilancio e capitalizzazione di mercato altrettanto spaventosi. Ciechi di fronte alle implicazioni delle capitalizzazioni di mercato, i regolatori non guardano oltre il rapporto tra attivo totale e patrimonio netto di bilancio. Ma quando i mercati attribuiscono a un'impresa una valutazione prezzo/valore contabile nettamente inferiore al 100%, ci dicono che l'impresa non è solo insolvente, ma che, in caso di liquidazione, è improbabile che gli azionisti recuperino i loro fondi. Quindi, quando osserviamo che Société Générale, la principale banca francese, ha un rapporto prezzo/valore contabile di appena il 16,4%, senza un'importante iniezione di capitale è quasi certamente in bancarotta, perché il prezzo delle sue azioni è poco più del premio di un'opzione sulla sua sopravvivenza futura.
I rapporti prezzo/valore contabile di tutte queste G-SIB sono migliorati marginalmente nelle ultime settimane, trascinati da un rimbalzo del gatto morto. Anche così, i titoli bancari restano vicini ai minimi di lungo periodo, mentre indici azionari come l'S&P500 hanno segnato nuovi massimi. Anche questa contraddizione suggerisce che gli investitori non abbiano preso decisioni razionali e che, con l'eccezione delle banche, i mercati azionari siano guidati da una combinazione di espansione monetaria e follia delle masse.
Le imprese europee vengono ora portate al fallimento da una seconda ondata di covid-19. I fallimenti della prima non si sono ancora riversati del tutto nel sistema finanziario e ora si sommeranno a quelli della seconda ondata. Nulla può impedire che i crediti deteriorati aumentino e minino banche commerciali già sovraesposte. Il gioco del passaggio del pacco verso gli squilibri di TARGET2 continuerà fino al crollo. Poiché pochi comprendono TARGET2 e chi lo comprende è spaventato al punto da tacere, presumibilmente saranno le valutazioni di mercato sulle singole banche e il loro precipitare nel fallimento a innescare una crisi sistemica diffusa nell'Eurozona. L'intero sistema monetario dell'Eurozona vive ormai ben oltre il tempo concesso.
La valutazione dell'euro
Per il momento l'euro si mantiene forte rispetto al dollaro, il che incoraggia la BCE a valutare tassi di interesse negativi ancora più profondi. Vale però la pena ricordare le dinamiche valutarie alla base del cambio euro-dollaro.
Fino a settembre 2019 i grandi hedge fund operavano sul mercato degli swap su valute. In sostanza, tramite le proprie banche prendevano a prestito euro, li vendevano per dollari e incassavano il differenziale di interesse. È stata una delle ragioni della crisi dei repo di New York dello scorso settembre, quando le principali banche hanno esaurito il bilancio disponibile per finanziare sia gli swap su valute sia le altre attività in derivati e in credito. La crisi dei repo si è conclusa con il taglio del tasso sui fondi federali da parte della Fed, dal 2% prima all'1,5% e poi all'1%, che ha tolto gran parte della spinta al cambio euro-dollaro. Ora che quelle posizioni sono state chiuse, l'euro risente maggiormente dei flussi commerciali. E qui l'UE registra un surplus commerciale di circa 150 miliardi di euro con gli Stati Uniti, che, dato il forte aumento del disavanzo di bilancio statunitense, sembra destinato a crescere ulteriormente, a meno che gli americani non adottino all'improvviso l'abitudine al risparmio.
Anche la posizione patrimoniale è favorevole all'euro: a giugno 2019, ultimo dato rilevato, i titoli finanziari statunitensi detenuti da residenti UE ammontavano in totale a 9.631 miliardi di dollari.[iv] La proprietà di titoli dell'area euro da parte di residenti statunitensi ammontava a 2.952 miliardi di dollari a fine 2019[v], con un divario di 6.679 miliardi di dollari. Pertanto, in una crisi bancaria, quando gli investimenti esteri vengono venduti, è probabile che ci siano consistenti acquisti netti di euro contro dollaro.
L'euro ha il potenziale per salire ulteriormente contro il dollaro prima di una crisi bancaria sistemica, e forse anche durante la stessa. Dopo una crisi del genere, tutto sarà possibile. Sappiamo soltanto che il marciume del sistema monetario dell'area euro porterà quasi certamente alla sua distruzione e, con ogni probabilità, alla fine dell'euro stesso. L'immediatezza del problema ci permette di liquidare le discussioni su reset e valute digitali delle banche centrali, spinte dai saccheggiatori monetari della BCE, che forse intuiscono la presenza di una crisi da evitare. Anche il discorso sullo stimolo monetario con tassi negativi ancora più profondi ne fa parte, nella speranza che una nuova valuta digitale della banca centrale aggiri un sistema bancario ormai in frantumi.
Ma ora che le banche commerciali sono fallite, stiamo per assistere a un'implosione monetaria che può portare solo alla distruzione dell'euro.
Una fenice risorgerà dalle ceneri, ma col tempo
Non sono stati i popoli, ma i governi che sono stati ingannati nell'eleggerli, e che a loro volta sono stati ingannati dal progetto europeo, a portare la responsabilità del collasso dell'Unione Europea. Le grandi aziende, corrotte al punto da sostenere ideali socialisti invece di servire i propri clienti in cambio di profitto, hanno fatto la loro parte nel saccheggio. Tutto questo sarà distrutto. Ci saranno gravi difficoltà mentre il sistema marcio crolla, ma così sia.
Ci auguriamo che i conflitti civili e l'evoluzione verso una forma di moneta e un sistema monetario più solidi abbiano una durata limitata, ma questo dipende da quanto tempo gli eventi impiegheranno a scacciare i saccheggiatori dal governo. La cosa migliore che i residenti di Euroland possano sperare, a questo punto, è che il collasso della moneta acceleri la loro fine.
La sorte dell'euro sarà condivisa con la maggior parte, se non con tutte, le altre valute fiat, per ragioni specifiche a ciascuna. La ripresa dalle ceneri dell'incompetenza dei governi può essere rapida, questione di un anno o due, purché i governi successivi imparino in fretta che mercati liberi, moneta solida e un'interferenza minima del governo sono tutti necessari per ripristinare il progresso economico. Inoltre, tutte le politiche socialiste devono essere abbandonate e il motivo del profitto e la creazione di ricchezza individuale devono essere abbracciati.
Servirà la distruzione totale delle burocrazie statali, e questo accadrà quando l'euro crollerà. Non dovranno essere sostituite da nuove burocrazie, se non per il minimo indispensabile all'amministrazione della legge e dell'ordine. I politici devono imparare che il potere burocratico è un obiettivo falso e disonesto, e che una nazione può diventare grande solo grazie agli sforzi della sua gente, che persegue il profitto offrendo ciò che i consumatori vogliono. Come principio, va ripristinato il Caveat emptor per i consumatori.
I consumatori sono i re che i produttori in cerca di profitto devono venerare. E i consumatori hanno una responsabilità verso se stessi: giudicare ciò che è meglio per loro, senza affidarsi alle agenzie governative di regolamentazione perché decidano al loro posto. Negli affari non c'è spazio per il lusso del dissenso. Assumere le persone in base a sesso, razza, disabilità e altri costumi deve cessare. Il criterio di qualsiasi assunzione deve essere esclusivamente la capacità, la competenza e l'idoneità. Tutte le regolamentazioni sulla produzione devono essere abbandonate. Le aziende che hanno cenato con il diavolo a Bruxelles non devono mai riottenere quei vantaggi attraverso la loro influenza politica. Se non crolleranno insieme all'euro, queste società dovranno imparare a sopravvivere da sole alla concorrenza dei nuovi sfidanti.
L'idea di un superstato europeo deve essere abbandonata e ogni tentativo di reinventarlo fermato con decisione. Le nazioni europee devono assumersi i successi e i fallimenti delle proprie capacità nazionali di creare ricchezza, permettendo ai loro popoli di crearla e di tenerla per sé. La concorrenza fiscale tra le giurisdizioni contribuirà a garantire che la crescita del governo resti contenuta.
A fondamento di una nuova Europa devono esserci un governo ridotto, mercati liberi e moneta solida. Come la Germania ha scoperto dopo entrambe le guerre mondiali, la moneta solida è la condizione preliminare del progresso economico. Per fortuna, ci sono ancora alcuni sostenitori della moneta solida nelle banche centrali di Germania, Paesi Bassi e, che ci si creda o no, Francia e Italia, come dimostrano le loro riserve auree e, nel caso delle prime due, il loro rimpatrio dai depositi esteri. Devono creare propri sostituti dell'oro ed essere esposte direttamente alle conseguenze della manipolazione monetaria, qualora i governi futuri fossero tentati di corrompere di nuovo la moneta.
L'idea di affidare la gestione degli affari monetari a un'organizzazione da superstato sarà stata smentita dal collasso dell'euro e non dovrà più essere tentata. In un futuro di successo, i popoli d'Europa decideranno individualmente le proprie esigenze e i propri desideri personali.
[i] Vedi La rivolta di Atlante.
[ii] Le quote di capitale della BCE nell'eurozona ammontano al 69,6176% del totale, mentre quella della Germania è il 18,367% di tale totale. La cifra calcolata nel testo presume che, in caso di default di TARGET2, le perdite siano inizialmente limitate alle banche centrali nazionali dell'area euro. Le banche centrali nazionali non appartenenti all'area euro comprendono la Banca d'Inghilterra, con il 14,3374%, e presumibilmente la BoE ha una responsabilità nel caso in cui le perdite non possano essere contenute all'interno dell'area euro.
[iii] Vedi Evergreening in the euro area; Steinkamp, Tornell e Westermann, working paper n. 113, luglio 2018, che descrive come le aziende zombie vengano tenute a galla e come i loro prestiti finiscano come garanzie in Target2.
[iv] Vedi Exhibit 14, Foreign Portfolio Holdings of US Securities as of June 28, 2019.
[v] Vedi i dati TIC: Market value of US Portfolio Holdings of Foreign Securities by Country and Type of Security, as of December 31, 2020
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