Non è molto diffusa la consapevolezza che il progetto dell'UE sia ormai al capolinea. Le inefficienze burocratiche e la cattiva leadership sono emerse in tutta la loro evidenza la scorsa settimana, con l'incapacità dell'UE di distribuire i vaccini e i tentativi di dare la colpa a tutti gli altri. Ma un problema più grande è nascosto nella struttura dell'euro, composta dal sistema bancario e dai sistemi di regolamento TARGET2.
Questo articolo analizza la precaria situazione finanziaria delle banche commerciali e la manipolazione del sistema TARGET2 da parte delle autorità nazionali di vigilanza per nascondere i crediti deteriorati. La situazione dei crediti deteriorati è destinata a peggiorare più rapidamente a causa delle conseguenze economiche dei lockdown per il coronavirus, e non aiuta la carenza di vaccini, che rinvia il ritorno alla normalità economica.
Non è un'esagerazione concludere che il fallimento del suo sistema di regolamento farà crollare la BCE e le banche centrali nazionali. La BCE scomparirà e le banche centrali nazionali si riformeranno per amministrare nuove valute nazionali: non può esserci altro esito.
Con il fallimento dell'euro, è probabile che la Commissione europea ceda potere agli interessi nazionali, annunciando una nuova era di immensa incertezza politica mentre si ideano nuove valute e nuovi meccanismi di finanziamento dei governi.
Introduzione
Sul piano politico sembra esserci un livello allarmante di ignoranza riguardo alle conseguenze economiche del voler punire la Gran Bretagna per la Brexit, proprio mentre l'economia stessa dell'UE vacilla sull'orlo di una crisi finanziaria.
La scorsa settimana il comportamento straordinario dell'Unione europea ha rivelato che i Remainer britannici rimasti non erano altro che persone che combattevano contro i mulini a vento. Senza consultare né gli irlandesi né i britannici, la Commissione ha attivato l'articolo 16 dell'Accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione, istituendo di fatto un confine doganale tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord. Ciò contraddiceva direttamente le precedenti promesse di rispettare l'accordo del Venerdì Santo evitando proprio questo. Era stata l'UE a insistere perché non esistesse alcun confine sulla terraferma, separando l'Irlanda del Nord dal resto del Regno Unito ai fini doganali. Nonostante questa violazione di un accordo la cui firma era appena stata apposta, il governo britannico è riuscito a mantenere la calma e a convincere l'UE a riconsiderare la decisione e a fare marcia indietro.
Il motivo per cui ricordiamo questi eventi è sottolineare che il sistema dell'UE sembra essere stato concepito per promuovere e nominare gli ineleggibili, in una parodia su vasta scala del principio di Peter. Le origini di questo particolare pasticcio sono state burocratiche. L'UE era decisa a togliere la distribuzione dei vaccini contro il covid dalle mani degli Stati membri e poi ha temporeggiato per tre mesi cruciali, mentre altre nazioni come il Regno Unito e gli Stati Uniti effettuavano ordini anticipati per centinaia di milioni di dosi.
Le politiche, per lo più politiche senza troppa attenzione alle conseguenze economiche, si impantanano nella burocrazia dell'UE, a cui si aggiunge la necessità, spesso, di consultare 27 Stati membri diversi e di stampare etichette in tutte le loro lingue. Di conseguenza, l'Agenzia europea per i medicinali, che secondo quanto riportato è rimasta chiusa per ferie dal 23 dicembre al 4 gennaio in piena pandemia, ha approvato il vaccino AstraZeneca solo venerdì scorso, quando la Gran Bretagna aveva già vaccinato milioni di persone.
In proporzione, molti meno europei sono stati immunizzati, con gravi conseguenze politiche per i leader nazionali europei, in particolare per quelli con elezioni in arrivo, come in Francia. Il governo italiano è caduto, ancora una volta, e la gestione della crisi del coronavirus ne è in gran parte la causa. E, cosa insolita per l'opinione pubblica olandese, di solito tollerante, anche gli olandesi sono scesi in piazza a protestare con violenza.
Questo non è l'unico problema di assestamento post-Brexit. Il governo del Regno Unito ha rifiutato di concedere lo status diplomatico all'UE, sostenendo che gli Stati membri sono già rappresentati a Londra e che l'UE non è uno Stato, ma una commissione. La logistica tra il Regno Unito e la Francia continua a essere ostacolata da una burocrazia usata come arma, che sta già causando ulteriori attriti ai massimi livelli di governo.
Dietro a tutto questo sembra esserci un desiderio prevalente di punire il Regno Unito per la Brexit. Per gli altri 27 Stati che restano nell'UE bisogna dimostrare che il Regno Unito soffre gli svantaggi dell'indipendenza. Per questo il successo britannico nel vaccinare la propria popolazione e l'inettitudine dell'UE danno tanto fastidio. Se si continuerà a puntare sulla punizione del Regno Unito per la Brexit, ciò potrebbe danneggiare l'economia britannica, ma soprattutto danneggerà ancora di più l'UE, considerando che gli squilibri commerciali tra le due parti favoriscono le esportazioni dell'UE.
L'UE sta sacrificando la propria economia proprio quando può permetterselo meno. Ma mentre la politica ci distrae, ci sono questioni molto più profonde legate all'economia e alla moneta.
L'errore monetario alla base del progetto dell'UE
Il concetto alla base dell'UE si può riassumere nella socializzazione della ricchezza degli Stati del nord per sovvenzionare i Paesi membri del sud, meno sviluppati. In linea con il basso profilo politico mantenuto nel dopoguerra, la Germania ha assecondato l'evoluzione del progetto europeo da blocco commerciale a unione monetaria.
L'euro doveva essere un livellatore, consentendo a Paesi come Italia, Spagna e Grecia di appoggiarsi al rating del debito tedesco, secondo la tesi statalista per cui, essendo emesso da uno Stato sovrano legato a una moneta e a un sistema di regolamento comuni, tra il possesso di debito sovrano tedesco e quello italiano, o persino greco, c'è poca differenza. La conseguenza è stata che, attraverso gli investitori istituzionali, i risparmiatori tedeschi hanno sovvenzionato direttamente e indirettamente un debito emesso a livelli che non compensano il vero rischio del debitore. Il grafico FRED qui sotto mostra l'effetto sul rendimento del titolo di riferimento italiano a 10 anni.

Nella fase che ha preceduto la sostituzione delle valute nazionali con l'euro, le regole di Maastricht per l'ammissione sono state ignorate; altrimenti il livello del debito sovrano italiano ne avrebbe impedito l'ingresso. Il tasso di mercato del titolo di Stato italiano a 10 anni era del 12,4% quando entrò in vigore il trattato di Maastricht, che fissava le condizioni per l'ingresso nell'unione monetaria, nel 1992. Il corrispondente titolo di riferimento tedesco rendeva l'8,3%. Oggi il benchmark tedesco rende meno 0,62% e quello italiano più 1,07%. Non solo il divario si è ridotto a meno del 2%, ma alla fine del 2020 il debito pubblico italiano era salito a oltre il 150% del PIL.[i]
Esempi simili si possono fare per gli altri PIGS: Portogallo, Grecia e Spagna. Le evidenze mostrano chiaramente che i mercati non prezzano il rischio sovrano come dovrebbero e che i rendimenti sono fortemente compressi. Le prospettive per i disavanzi di bilancio in questi Paesi sono semplicemente cupe, tanto da alimentare di recente la speculazione che la BCE dovrà cancellare parte delle sue enormi consistenze di debito pubblico dei PIGS.
Questo ci porta a individuare il difetto di fondo del sistema dell'euro: non è affatto un progetto determinato da ragioni economiche, ma semplicemente una costruzione politica per raggiungere obiettivi politici.
La BCE e il suo compito impossibile
Nell'introduzione abbiamo messo in luce la mancanza di urgenza burocratica nell'approvvigionamento dei vaccini e il successivo panico a Bruxelles. Per contrasto, la presidente della BCE è stata direttrice generale del FMI e prima ancora ha ricoperto diversi incarichi nel governo francese, tra cui quello di ministro dell'Economia e delle Finanze. È stata nominata alla BCE come una garanzia di affidabilità. In quanto tale, ha ereditato una posizione impossibile, perché non ha alcun mandato per moderare le politiche inflazionistiche che ha ricevuto in eredità.
A voler essere più precisi, ha ereditato due impossibilità. La prima è continuare a distribuire il risparmio nazionale della Germania per sostenere i PIGS; la seconda è un sistema bancario ormai completamente compromesso. La Tabella 1 mostra il rapporto tra i totali di bilancio delle G-SIB dell'Eurozona, il loro patrimonio netto contabile e la loro capitalizzazione di mercato, per illustrare quest'ultimo punto.

G-SIB è l'acronimo di banca di rilevanza sistemica globale, che dispone di riserve di capitale aggiuntive pensate per evitare che generi o diffonda rischio di controparte. Ne consegue che le banche più piccole sono meno sicure, quindi queste G-SIB dell'Eurozona dovrebbero essere meglio capitalizzate in termini di liquidità disponibile. Eppure, quando si osserva che la valutazione azionaria di Société Générale sul mercato è solo il 21,1% del suo valore contabile, il che dà agli azionisti una leva di mercato di 101,4 volte il suo bilancio, bisogna prenderne atto. E nel farlo andrebbe accertato anche il vero livello dei crediti deteriorati, insieme a eventuali passività fuori bilancio. Le altre G-SIB dell'Eurozona hanno per i loro azionisti una leva operativa minore, ma c'è poco dubbio che le loro valutazioni di mercato ci dicano che, tenuto conto dei crediti deteriorati non dichiarati, molte di esse non solo sono tecnicamente insolventi, ma non dovrebbero nemmeno essere quotate.
Gran parte del problema si nasconde in quei crediti deteriorati. È diventata prassi che le autorità di vigilanza nazionali li considerino in bonis, così da poterli usare come garanzia per prestiti della banca centrale nazionale. Quando poi si perdono nel sistema di regolamento TARGET2, vengono dimenticati e, come per miracolo, la banca commerciale appare di nuovo solvibile. Ma TARGET2 si riempie di quei debiti inesigibili e nascono squilibri, come mostra il prossimo grafico tratto dal data warehouse della BCE.

Questo è uno dei modi in cui il risparmio nazionale della Germania viene ridistribuito ai PIGS. A fine dicembre la Bundesbank tedesca “vantava” crediti per 1.136 miliardi di euro, un importo aumentato del 26% nel 2020. Allo stesso tempo, i maggiori debitori, Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, hanno aumentato i propri debiti complessivi di 242 miliardi di euro, portandoli a 1.180 miliardi. Ma il deterioramento più rapido in rapporto alle dimensioni è quello del saldo negativo della Grecia, che è più che raddoppiato, con un aumento di 54,6 miliardi di euro rispetto ai 25,7 miliardi di fine 2019. Anche il deficit della Spagna cresce a un ritmo preoccupante, passando da 392,4 a 500 miliardi di euro, e quello dell'Italia da 439,4 a 516 miliardi.
Se una banca centrale nazionale registra un disavanzo Target2 nei confronti delle altre banche centrali, è perché ha concesso prestiti alle proprie banche commerciali per coprire i trasferimenti di pagamento, invece di farli passare attraverso il sistema di regolamento. I prestiti alle banche commerciali compaiono come attivo nel bilancio della banca centrale nazionale, compensato da una passività verso l'Eurosistema della BCE tramite TARGET2: da qui i disavanzi dei PIGS. Ma secondo le regole, se il sistema TARGET2 fallisce, i costi vengono ripartiti dalla BCE in base alla formula della chiave di capitale prestabilita, che si fonda sulla quota di capitale della BCE detenuta dalle banche nazionali.
La stessa BCE ha un disavanzo di 342 miliardi di euro derivante dal mancato trasferimento degli acquisti di obbligazioni effettuati per suo conto dalle banche centrali nazionali, il che riduce i disavanzi apparenti dei debitori e comprime l'importo dovuto alle banche centrali nazionali come la Bundesbank. In altre parole, il saldo negativo della BCE fa sì che la gravità della situazione sia sottostimata dalle statistiche.
Per una banca centrale nazionale è conveniente registrare un disavanzo maggiore rispetto alla propria chiave di capitale, sostenendo le banche insolventi della sua giurisdizione. In questo modo, se TARGET2 fallisce, la sua svalutazione diventa superiore al suo contributo alla ricapitalizzazione della BCE. Insieme al Lussemburgo, la Germania è la perdente più evidente di questo meccanismo. La quota di capitale della Germania nella BCE è pari al 26,38% della partecipazione azionaria complessiva delle banche nazionali dell'area euro.[ii] Se TARGET2 crollasse, la Bundesbank perderebbe i oltre mille miliardi di euro dovutile dalle altre banche e dalla stessa BCE, e dovrebbe inoltre versare fino a 400 miliardi di euro delle perdite nette, sulla base degli squilibri attuali. Si tratta oggi di un costo teorico per la Bundesbank di almeno 1.536 miliardi di euro, che azzererebbe il suo stesso bilancio.
Per capire come e perché nasce il problema, dobbiamo tornare alla precedente crisi bancaria europea successiva al fallimento di Lehman, che ha influenzato le attuali prassi regolamentari a livello nazionale. Se l'autorità di vigilanza bancaria nazionale ritiene che i prestiti siano deteriorati, le perdite sarebbero un problema bancario nazionale. In alternativa, se li ritiene in bonis, essi sono ammissibili alle operazioni di rifinanziamento della banca centrale nazionale. Una banca commerciale che usa come garanzia i prestiti dubbi si finanzia presso la banca centrale nazionale, la quale a sua volta si finanzia per coprirsi trattenendo i pagamenti nel sistema TARGET2. I prestiti insolventi vengono così tolti dai sistemi bancari nazionali dei PIGS e persi nell'Eurosistema.
Nel caso dell'Italia, l'altissimo livello di crediti deteriorati ha raggiunto il picco del 17,1% a settembre 2015, ma a metà 2020 era stato ridotto al 6,5%.[iii] Visti gli incentivi per l'autorità di vigilanza a spostare il problema dei crediti deteriorati dall'economia nazionale verso l'Eurosistema, sarebbe un miracolo se una qualsiasi parte della riduzione degli NPL fosse reale. E con tutti i lockdown dovuti al covid-19, gli NPL italiani saliranno di nuovo e gran parte di questo aumento non si è ancora riflessa nei sistemi contabili delle banche commerciali.
Negli Stati membri con saldi TARGET2 negativi, come l'Italia, esistono da tempo tendenze consolidate e crescenti a problemi di liquidità per le industrie tradizionali, che per decenni sarebbero state insolventi senza il flusso costante di credito aggiuntivo. Poiché l'autorità di vigilanza bancaria ha un incentivo a non ammettere questi problemi di NPL, registrati e non, nell'economia nazionale, i prestiti a queste imprese insolventi sono stati continuamente rinnovati e aumentati finanziandoli tramite TARGET2. La conseguenza è che le nuove imprese sono rimaste prive di credito bancario, per mancanza di patrimonio e di entusiasmo da parte delle banche. Il sistema che ha trasformato in zombie le banche commerciali insieme alla maggior parte dei loro debitori non potrebbe essere più adatto a paralizzare l'economia italiana e a limitarne le prospettive di ripresa.
Ufficialmente non c'è alcun problema, perché le posizioni TARGET2 della BCE e di tutte le banche centrali nazionali si compensano a zero e la contabilità reciproca tra le banche centrali del sistema lo mantiene tale. Per i suoi ideatori, un fallimento sistemico di TARGET2 è inconcepibile. Ma poiché alcune banche centrali nazionali si sono ormai abituate a usare TARGET2 come fonte di finanziamento per i propri sistemi bancari insolventi, la crisi del coronavirus rischia di aumentare ulteriormente gli squilibri, minacciando di far crollare il sistema di regolamento in euro.
Il membro dell'Eurosistema con il problema maggiore è la Bundesbank tedesca, che vanta ormai ben oltre mille miliardi di euro tramite TARGET2. Il rischio di perdite è destinato ad accelerare rapidamente a causa dei ripetuti lockdown per il Covid nei PIGS. La Bundesbank ha ragione a essere molto preoccupata.[iv] Questa è una citazione diretta dal documento del professor Sinn indicato nella nota finale iii:
“… la questione Target è finita sui titoli politici quando il nuovo presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha espresso le sue preoccupazioni sui crediti Target della Bundesbank in una lettera al presidente della BCE Mario Draghi. Nella lettera Weidmann non si è limitato a chiedere criteri di merito di credito più elevati per le garanzie presentate a fronte dei prestiti di rifinanziamento, ma ha anche chiesto la collateralizzazione degli ingenti crediti Target della Bundesbank. Weidmann ha scritto la sua lettera sul Target dopo diversi mesi di silenzio da parte della Bundesbank, durante i quali questa ha condotto un'approfondita analisi interna della questione. Questa lettera ha segnato un distacco di Weidmann dalla precedente posizione della Bundesbank, secondo cui i saldi Target sono saldi irrilevanti e un normale sottoprodotto della creazione di moneta nel sistema monetario europeo.”
Quindi Weidmann conosce esattamente il pericolo descritto in questo articolo. Come meccanismo che consente ai PIGS di nascondere crediti deteriorati in quantità crescenti, l'assetto di TARGET2 è diventato marcio fino al midollo. E ora, a causa dell'impatto economico del coronavirus, il sistema di regolamento esploderà prima o poi. Per bilanciare l'attivo del suo bilancio, la Bundesbank ha passività per 2.227 miliardi di euro dovute al proprio sistema bancario commerciale e un patrimonio insufficiente ad assorbire le svalutazioni di TARGET2. Neppure le banche centrali dei PIGS hanno il capitale per coprirle. In altre parole, se TARGET2 crolla, tutte le banche centrali dell'Eurozona, BCE compresa, semplicemente falliranno.
Fino ad allora, TARGET2 è un patto col diavolo che nessuno ha interesse a rompere.
La sola portata di un fallimento di TARGET2 fa sembrare impossibile una soluzione. Gli squilibri attuali nell'intero sistema ammontano a 1.621 miliardi di euro, ma in realtà sono di più se si considerano anche i prestiti della stessa BCE tramite il sistema. Come detto sopra, secondo le chiavi di capitale, in caso di fallimento sistemico gli attivi netti TARGET2 della Bundesbank, pari a 1.136 miliardi di euro, sarebbero sostituiti da passività fino a 400 miliardi, mentre il resto delle perdite verrebbe distribuito tra le altre banche nazionali.[v] Nessuno sa come andrebbe a finire, perché il fallimento del sistema di regolamento non è mai stato preso in considerazione; ma molte, se non tutte, le banche centrali nazionali dovrebbero essere salvate, presumibilmente dalla BCE in quanto garante del sistema. Ma con soli 7,66 miliardi di euro di capitale sottoscritto, il patrimonio di bilancio della BCE è minuscolo rispetto alle perdite in gioco, e i suoi azionisti cercheranno a loro volta salvataggi per salvare la BCE. Un fallimento di TARGET2 sembrerebbe richiedere che la BCE espanda di fatto i propri programmi di QE per ricapitalizzare se stessa e l'intero sistema delle banche centrali dell'eurozona.
Questa sì che sarebbe una crisi, come non se ne sono mai viste, in cui una banca centrale stampa moneta unicamente per salvare se stessa e i suoi agenti regionali.
La fine di TARGET2 sarà quindi probabilmente una svalutazione totale per le banche centrali nazionali e segnerà anche la fine della BCE, almeno nella sua forma attuale. Supponendo che l'euro debba continuare a essere un mezzo di credito e di scambio, andrebbe attuato un sistema diverso e formale di gestione della valuta, pensato per ricapitalizzare le banche centrali nazionali e mantenere la moneta moderatamente scarsa in tutta l'Eurozona. E la sua attuazione dovrebbe essere istantanea, e con ogni probabilità si rivelerebbe impossibile.
Il futuro dell’UE dopo il fallimento della BCE
Il fallimento di TARGET2 costringerebbe le banche centrali nazionali a ridefinire in modo adeguato il loro rapporto con le reti di banche commerciali. Valutare come ciò possa avvenire nelle singole giurisdizioni esula dai nostri scopi: ci interessano di più il quadro generale e le prospettive dell’euro e delle valute che gli succederanno.
Se il sistema TARGET2 dovesse crollare, i prestiti denominati in euro verrebbero richiamati. Nella misura in cui le società dell’UE detengono depositi e investimenti liquidi in valute estere, diventerebbero inevitabilmente una fonte di fondi, spingendo il tasso di cambio dell’euro al rialzo rispetto a quelle valute. Inoltre, anche le posizioni degli investitori esteri che usano l’euro come base di un carry trade, ad esempio per sostenere posizioni sul mercato degli swap in valuta estera, verrebbero chiuse, generando un’ulteriore domanda di euro sui mercati dei cambi. Questo fenomeno, di solito associato al dollaro USA, viene spesso descritto come una corsa alla liquidità innescata dalla crisi.
Dato che al momento il dollaro è detenuto in eccesso da investitori esteri, mentre l’euro è detenuto poco a livello internazionale, è il dollaro che rischia di soffrire di più per una crisi monetaria dell’eurozona, almeno all’inizio. Questo sarà lo scenario in cui la Bundesbank tedesca valuterà le proprie opzioni.
Le ragioni di un nuovo marco
Anche la Bundesbank vede come un pericolo l’imminente fallimento dell’Eurosistema, che ormai appare inevitabile. È la conclusione logica della lettera di Weidmann a Mario Draghi, alla BCE. Ne consegue che è in fase di elaborazione un piano B, che quantomeno servirà a isolare la Bundesbank dalle difficoltà delle altre banche centrali nazionali e della stessa BCE. Ciò si può ottenere solo con una nuova valuta, basata sul marco tedesco com’era prima di essere assorbito dall’euro. In questo modo la Bundesbank basata sull’euro potrà essere cancellata mentre l’Eurosistema crolla, e al suo posto emergerà una Bundesbank basata sul marco.
La Germania non vorrà riaprire vecchie inimicizie. La Bundesbank sarà ben consapevole di cosa significherebbe la propria sopravvivenza per i PIGS, e in particolare per la Francia, le cui ambizioni nell’eurozona, destinate a naufragare, sono essenzialmente politiche. I tassi di interesse nelle valute sostitutive di questi paesi aumenterebbero quasi certamente in modo brusco, facendo crollare i loro mercati obbligazionari e minando le banche commerciali superstiti e le finanze nazionali. Questi paesi non avrebbero alcuna alternativa pratica se non cercare riparo in una forma di moneta migliore dell’euro, per stabilizzare i propri mercati obbligazionari e mantenere l’accesso al credito. In breve, il consenso monetario passerebbe da un sistema monetario apertamente inflazionistico, manipolato dalle banche centrali nazionali e dai loro regolatori, a uno basato su una moneta più solida.
Invece di abbandonare del tutto le abitudini inflazionistiche, l’intenzione sarebbe sempre quella di riprendere il finanziamento inflazionistico. È quindi probabile che la Bundesbank si opponga a mosse che in pratica la lascerebbero nella posizione della defunta BCE, con la responsabilità della circolazione di tutta la moneta nell’ex eurozona. È vero che il governo tedesco potrebbe vedere la situazione in modo diverso, ma è probabile che anche esso sia consapevole delle implicazioni politiche di apparire come il paese uscito quasi indenne dalla crisi dell’euro rispetto agli altri, e di assumere poi il controllo della moneta della defunta eurozona.
La soluzione più ovvia è tornare a un gold standard credibile e incoraggiare gli altri Stati membri a fare lo stesso. La Figura 2 mostra le riserve auree ufficiali dei principali Stati membri, ipotizzando, ai nostri fini, che esistano davvero, che non ci siano doppi conteggi, che possano essere rimpatriate se necessario e che non siano state date in leasing o scambiate con altre parti.[vi]

Le riserve auree della BCE sono state create in origine con trasferimenti dalle banche centrali nazionali, quindi possiamo supporre che le sue 504,8 tonnellate verranno in gran parte restituite a esse, perché, a parte le banche centrali al di fuori dell’eurozona, sono le uniche creditrici della BCE.[vii] Stando così le cose, i primi dieci detentori dell’eurozona avranno fino a 10.702 tonnellate in totale. L’oro è però distribuito in modo diseguale, con Germania, Italia e Francia che possiedono riserve significative. Ma anche Olanda e Portogallo hanno riserve ampie rispetto alle loro dimensioni.
Tutti questi paesi, Germania compresa, saranno probabilmente restii a mobilitare il proprio oro a sostegno di nuove valute. La Germania si è ripresa da due crolli valutari nel secolo scorso senza farlo, e la Bundesbank probabilmente riterrà che il possesso delle sue riserve auree basterà a convincere i cittadini che un nuovo marco sarà una moneta stabile e credibile. Inoltre, non basta trasformare le valute fiat in valute convertibili in oro senza intervenire sulla spesa pubblica. Un gold standard efficace richiede non solo bilanci in pareggio, ma anche una riduzione deliberata della spesa complessiva, mantenuta nel tempo affinché il sistema regga. Il fallimento del trattato di Maastricht su questo punto mostra quanto sia difficile la disciplina fiscale.
Sul piano politico, richiede un’inversione dell’ideale socialdemocratico europeo, con il rischio di un vuoto politico che potrebbe essere riempito da varie forme di estremismo.
Influenze internazionali
L’evoluzione politica e monetaria di un’Europa post-euro non sarà determinata esclusivamente da eventi endogeni. In altra sede ho scritto del probabile destino del dollaro statunitense, che in questa era inflazionistica sarà probabilmente drammatico per ragioni diverse.[viii] Ovviamente, le implicazioni reciproche di due crisi distinte in evoluzione e le relative tempistiche non possono essere previste con alcuna certezza, ma esistono elementi comuni. Il più rilevante è la soppressione dei tassi di interesse e dei rendimenti dei titoli di Stato da parte della BCE e della Fed nelle rispettive giurisdizioni.
Entrambe le banche centrali hanno perseguito questi obiettivi attraverso l’inflazione monetaria, consentendo la creazione di debito e gonfiando di conseguenza bolle sugli attivi. Tali bolle presentano caratteristiche diverse: la BCE ha imposto tassi di interesse negativi, mentre la Fed ha rispettato il limite dello zero. Poiché l’economia statunitense è di natura più finanziaria e il dollaro è la valuta di riserva internazionale, l’inflazione del dollaro è il principale motore dei prezzi delle materie prime globali e di fenomeni esoterici come le criptovalute, tutti in rapida crescita in questo momento.
Un legame comune tra i due sistemi è rappresentato dalle G-SIB. Il fallimento del sistema bancario dell’eurozona minerà quasi certamente quello degli Stati Uniti, oltre ad altri. La storia ha mostrato che anche il dissesto di una piccola banca in un paese lontano può avere conseguenze rilevanti in tutto il mondo. In questo contesto, c’è da auspicare che, mettendo in luce le falle sia del sistema TARGET2 sia delle banche commerciali dell’eurozona, si sia raggiunta una maggiore comprensione dei pericoli monetari che ci riguardano tutti. E per i cittadini dell’UE, la riconquista del potere nazionale sottraendolo alla burocrazia di Bruxelles dovrebbe rappresentare un miglioramento rispetto alla situazione attuale, a patto che venga usato con saggezza.
[i] Citato da Luigi Marattin, presidente della commissione Finanze della Camera dei deputati, in un’intervista a Bloomberg del 5 novembre. Egli sospettava che la cifra potesse arrivare fino al 160%.
[ii] Le quote di capitale della BCE nell’eurozona ammontano al 69,6176% del totale, mentre quella della Germania è il 18,367% di tale totale. La cifra calcolata nel testo presuppone che, in caso di default di TARGET2, le perdite siano inizialmente limitate alle banche centrali nazionali dell’area dell’euro. Le banche centrali nazionali non appartenenti all’area dell’euro includono la Banca d’Inghilterra, con il 14,3374%, e presumibilmente la BoE ha una responsabilità nel caso in cui le perdite non possano essere contenute all’interno dell’area dell’euro.
[iii] Vedi https://www.ceicdata.com/en/indicator/italy/non-performing-loans-ratio
[iv] Vedi Evergreening in the euro area; Steinkamp, Tornell e Westermann, working paper n. 113, luglio 2018, che descrive come le società zombie vengano tenute a galla e come i loro prestiti finiscano come garanzie in TARGET2.
[v] Vedi il punto 4 della descrizione del dibattito pubblico di Hans Werner Sinn, quando egli segnalò per primo che le passività a carico della Bundesbank in caso di default di TARGET2 sarebbero state determinate dalla sua quota di capitale. https://www.hanswernersinn.de/en/controversies/TargetDebate
[vi] Fonte: FMI tramite il World Gold Council.
[vii] In quanto azionista della BCE, la Banca d’Inghilterra potrebbe vantare un diritto su una parte del suo oro.
[viii] Vedi https://www.goldmoney.com/research/goldmoney-insights/global-trade-in-2021 per i fattori che portano alla perdita del potere d’acquisto del dollaro statunitense.
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