Nelle ultime 24 ore sul mercato dell'oro si dice con insistenza che la Bundesbank annuncerà oggi misure per rimpatriare una parte del proprio oro custodito a New York e tutto quello custodito a Parigi.
Circa il 45% è attualmente custodito a New York, il 31% a Francoforte, il 13% a Londra e l'11% a Parigi. In totale i tedeschi dichiarano di possedere oltre 270.000 lingotti, per 3.396 tonnellate (la seconda riserva ufficiale al mondo dopo quella degli Stati Uniti). Questa infografica offre una bella illustrazione visiva delle quantità in gioco.
Ulteriori dettagli arriveranno da Francoforte più tardi oggi e, naturalmente, siamo ben lontani da qualsiasi conferma di spedizione e consegna. Tuttavia si stanno tracciando parallelismi con il celebre discorso di de Gaulle del 1965, che difendeva l'idea della moneta aurea e attaccava il "sistema dollaro" di Bretton Woods.
Dal 1958 il governo di de Gaulle aveva scambiato riserve in dollari con oro, come era legittimato a fare in base agli accordi di Bretton Woods, secondo cui tutte le valute erano convertibili in dollari a tassi fissi, mentre il dollaro era convertibile in oro al prezzo fisso di 35 dollari l'oncia. Nel 1967 la quota delle riserve in valuta estera della Banque de France detenuta in oro era pari al 91,9% (da allora è scesa al 71,1%, un valore comunque molto superiore alla media globale del 14,4%).
La spesa del governo statunitense per i programmi di welfare della "Great Society" di Lyndon Johnson e per la guerra del Vietnam portò a disavanzi delle partite correnti sempre più ampi e a richieste crescenti di oro da parte degli alleati europei. Il culmine fu la decisione di Nixon, nel 1971, di porre fine alla convertibilità del dollaro in oro, per preservare le riserve auree americane e, secondo le sue parole, "per proteggere il dollaro".
La storia non si ripete, ma fa rima. Nei prossimi anni potremmo assistere a eventi economici altrettanto epocali, a causa della crescente importanza politica e finanziaria dell'oro.