Indice della paura, dicembre 2012: non esistono pasti gratis

Il dibattito sul fiscal cliff statunitense è finito e, se mi concedi di ricorrere a un cliché ormai logoro tra i sostenitori dell'oro, il barattolo è stato appena calciato un po' più avanti lungo la strada.

Il problema, ovviamente, è che il barattolo diventa sempre più grande e pesante, e quindi lo Zio Sam scoprirà presto di non essere in grado di scagliarlo lontano come ha sempre fatto.

A novembre l'M3 statunitense è cresciuto di 40 miliardi di dollari, arrivando a 14,8 trilioni, ed è in linea per chiudere l'anno molto vicino alla cifra tonda di 15 trilioni che prevedevamo quando è iniziata l'Operation Twist. Vale la pena notare che l'M3 è cresciuto a novembre nonostante un calo dell'M1, il che segnala forse che la velocità di circolazione della moneta sta iniziando ad aumentare. Il prezzo dell'oro ha chiuso quel mese a 1.725 dollari per oncia troy, sulla strada del dodicesimo aumento annuo consecutivo in dollari statunitensi. L'Indice della paura è stabile al 3,04%, con la media mobile a 21 mesi che sale lentamente fino al 2,98%.

Indice della paura, dicembre 2012

La Federal Reserve statunitense e le altre banche centrali di tutto il mondo agiscono nella convinzione errata che esista un pasto gratis, che stampare moneta crei davvero ricchezza. Naturalmente i pianificatori centrali più ragionevoli cercano di giustificare e razionalizzare questa assurdità invocando circostanze eccezionali, una qualche variante del "paradosso del risparmio", e le "risorse inattive" per sostenere che la stampa di moneta non sarà inflazionistica né distorcerà l'economia. Non contenti della stampa indiretta di moneta tramite la monetizzazione del debito, alcuni stanno ora valutando la stampa diretta di moneta e la ridicola opzione della "moneta di platino da un trilione di dollari".

Purtroppo i pianificatori centrali e i loro sostenitori si sbagliano su questo punto quanto si sbagliano sugli effetti della manipolazione dei tassi di interesse. Lasciando da parte il fatto che stampare moneta è inflazione (il tentativo di cambiare il significato della parola inflazione meriterebbe un capitolo a sé nella storia della neolingua), esaminiamo la loro tesi secondo cui indebitarsi ed espandere la massa monetaria sarebbe un pasto gratis nelle circostanze attuali.

Il governo degli Stati Uniti dovrà presto ai suoi creditori 16,5 trilioni di dollari. Questa cifra sbalorditiva dovrà essere rimborsata? Potrà mai esserlo? Se la risposta è sì, allora ogni dollaro di debito aggiuntivo è un peso per i contribuenti americani e un'intera generazione è praticamente destinata alla servitù per debiti. Dopotutto, nel XXI secolo i debitori forse non vengono più imprigionati, ma i debitori del fisco certamente sì. Se la risposta è no, allora sono i creditori a pagare il conto. In entrambi i casi, e in qualsiasi combinazione immaginabile dei due (per esempio se il debito viene rimborsato in dollari inflazionati), qualcuno pagherà per questa gigantesca abbuffata di spesa. Non esistono pranzi gratis.

Ma non fermiamoci al debito: dobbiamo guardare anche al lato monetario dell'equazione. La massa monetaria statunitense (M3) si attesta ora a quasi 15 trilioni di dollari. Questi dollari rappresentano potere d’acquisto? Hanno il potenziale per essere usati per acquistare beni e servizi? Ancora una volta, se la risposta è sì, una quantità crescente di dollari che inseguono uno stock di beni e servizi che cresce a un ritmo più lento ne farà inevitabilmente salire i prezzi. Se la risposta è no, ossia questi dollari non sono destinati alla spesa e non rappresentano potere d’acquisto, ma sono solo astrazioni matematiche da usare nei mercati finanziari… allora non saranno più denaro, non saranno più così desiderati (ricorda che il denaro è il bene la cui utilità marginale diminuisce più lentamente, perché può essere scambiato con altri beni) e perderanno rapidamente valore non appena la gente ne prenderà coscienza.

I tempi sono incerti, ma l'esito no. Come sottolinea James Rickards in questa recente intervista, la forza dell'euro rispetto al dollaro, nonostante i gravi problemi dell'eurozona, evidenzia che la fiducia nel dollaro sta calando.

Chiunque nel mondo detenga quantità significative di dollari dovrebbe essere consapevole di questi fatti e, se ha buon senso, iniziare a valutare alternative. Per fortuna, una buona parte del mondo ricorda ancora che l'oro era ed è denaro. Queste persone dovrebbero poter contare su una qualche forma di rete di sicurezza quando le attuali valute fiat dominanti seguiranno la strada dei loro predecessori storici.

James Turk scrive del Fear Index da anni, come puoi vedere sul suo sito Free Gold Money Report.

Formula del Fear Index

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