Ora che il nuovo anno ridesta antichi desideri,
l'anima pensosa si ritira in solitudine.
Il Rubaiyat di Omar Khayyam
Siamo alla soglia di un nuovo anno e dovremmo quindi accogliere il consiglio di Omar Khayyam: mentre le nostre anime pensose si volgono all'Europa, possiamo osservare due problemi intrecciati, uno economico e uno politico. Il problema economico è che gli europei spendaccioni hanno esaurito il denaro, e la loro capacità di stamparne altro è limitata, in sostanza, al salvataggio del sistema bancario. Il problema politico è che l'intero futuro dell'Unione europea è stato messo in dubbio dalla crisi del debito.
Partendo dall'economia, vediamo disavanzi di bilancio europei che ora probabilmente aumenteranno ancora, man mano che il miraggio della ripresa economica svanisce. Inoltre, nei prossimi mesi giungeranno a scadenza grandi quantità di debito pubblico, che dovranno essere rinnovate convincendo i detentori a non chiedere il rimborso dei titoli esistenti. Secondo UBS, nei prossimi tre mesi il fabbisogno di finanziamento sovrano dell'eurozona raggiungerà complessivamente 234 miliardi di euro. Il sostegno delle banche sarà inevitabilmente limitato, dato che affrontano una trappola del debito potenzialmente letale, fatta di corse agli sportelli e passività in scadenza. È questo il motivo principale per cui la Banca centrale europea ha messo fondi a disposizione delle banche con le operazioni di rifinanziamento a più lungo termine (LTRO), e non, come pensavano alcuni, per consentire alle banche di rifinanziare semplicemente il debito sovrano.
Ne risulta che i singoli governi dovranno affrontare una nuova escalation della crisi di finanziamento. Stanno già attingendo ai fondi pensione vincolati e ad altre fonti di capitale a loro disposizione. Questo non basterà a evitare tassi di interesse considerevolmente più alti, con la possibilità che tali tassi più elevati scoraggino i finanziatori esterni, sempre più preoccupati per il rischio di insolvenza, invece di attirarli con rendimenti elevati.
Non abbiamo idea di come andrà a finire, ma vale la pena ricordare che quando la Gran Bretagna si trovò in condizioni simili negli anni Settanta, i tassi di interesse salirono al doppio degli attuali livelli europei per sbloccare l'impasse dei finanziamenti, e questo con la libertà della Banca d'Inghilterra di stampare moneta.
I problemi politici di breve termine che derivano da questa grave crisi di finanziamento diventano un semplice dettaglio. Tuttavia, probabilmente stiamo assistendo agli ultimi spasmi dell'Unione Europea nella sua forma attuale, poiché «il progetto» di sostituire gradualmente i governi e le valute nazionali ha sbattuto contro un muro. La scelta netta tra massicci tagli alla spesa pubblica e un'insolvenza su vasta scala rischia di rendere i governi più chiusi in sé stessi e protezionisti, e il vero timore dell'«Eurocrazia» è il collasso finale dell'unione.
Le conseguenze sociali sono difficili anche solo da immaginare.