L’annuncio di Moody’s, arrivato venerdì a tarda ora, del declassamento del rating del Regno Unito da AAA ad Aa1 ha avuto conseguenze prevedibili per la sterlina: la valuta è scesa a 1,5073 dollari, il livello più basso dall’estate del 2010 (anche se ancora ben al di sopra degli 1,3733 dollari toccati nel marzo 2009).
Subito dopo l’annuncio c’è stato un analogo balzo del prezzo dell’oro in sterline, con effetti che stamattina si sono estesi al principale prezzo dell’oro in dollari USA: il metallo ora viene scambiato sopra i 1.590 $/oz. È la prima volta dal 1978 che il rating del Regno Unito viene abbassato.
La sterlina è ora ai minimi da 16 mesi sull’euro (a 1,14 €), e alcuni prevedono la parità entro l’estate. Lo Sterling Trade-Weighted Index, che misura la sterlina rispetto a un paniere di valute ponderato in base ai volumi di scambio, stamattina è sceso dell’1%, al livello più basso da settembre 2011. Tutto ciò sembra destinato a esercitare un’ulteriore pressione al rialzo sul tasso di inflazione britannico, dato il disavanzo delle partite correnti del paese, ancora ampio, e la domanda relativamente anelastica di cibo e carburante.
È una svolta per il mercato dell’oro? Nella misura in cui ricorda alle persone che, a differenza di quanto accade con i problemi dell’eurozona, poter stampare la propria moneta non è una panacea, dovrebbe essere utile. Inoltre, per quanto riguarda gli investitori americani, ci sono segnali che il Regno Unito sia il “canarino nella miniera di carbone” per gli Stati Uniti. Come sostiene Peter Schiff in questa intervista, il problema si può riassumere con l’espressione “ritorno agli anni Settanta” o con la parola “stagflazione”: crescita del PIL in calo unita a un’inflazione ostinatamente alta. Come dice Schiff: “chi vive con la stampante, muore con la stampante”.
Date queste pressioni economiche, vale la pena dare un’occhiata a questi consigli di finanza personale e stile di vita di GoldReference.org (qui e qui).