I prezzi quando l'oro è moneta

Stiamo correndo troppo. L'oro non circola come moneta, almeno per ora. Forse non lo farà mai. Può darsi che la fine della moneta di Stato, il denaro fiat che ci viene imposto dalle leggi dei governi, non venga mai sostituita da quello che per millenni è stato il denaro della gente, l'oro. Lo vogliamo davvero? Considerando ciò che dovremmo fare per arrivarci, probabilmente no.

È difficile immaginare una vita senza la Mamma Stato che ci dà i suoi gettoni per comprare le caramelle, ci dice che cosa mangiare e quali medicine prendere. Ma la Mamma Stato è ormai avanti con gli anni. Quando era più giovane, era meno invadente. Il suo continuo rifiuto di lasciare che noi, la gente comune, facciamo ciò che vogliamo è una fonte crescente di attrito.

Sempre più persone vedono che la Mamma Stato dovrebbe fare le valigie. Ma i suoi prediletti hanno paura di restare senza una tata. Quelli di noi che vogliono una vita senza la Mamma Stato non si trovano d'accordo su come dovrebbe essere, e non sanno che cosa accadrà quando se ne andrà.

Soprattutto, si ha la sensazione che il nostro mondo sicuro e controllato stia finendo. La crescente instabilità finanziaria e l'incertezza economica sono la nostra destinazione comune. La Mamma Stato ha sperperato tutta la nostra paghetta, e ora si scopre che la dispensa è vuota.

Vediamo che lo Stato è irrimediabilmente in bancarotta. Ma gli economisti ci dicono che i governi non falliscono, perché basta che emettano altra moneta per pagare i conti. Non è così: stanno fallendo con altri mezzi, e chi non lo vede si lascia guidare dal pensiero illusorio. Alla fine, la moneta emessa dai governi rifletterà la totale bancarotta di chi la emette. E non ha senso far seguire al collasso di una valuta fiat un'altra valuta fiat. Al dollaro dello Zimbabwe è seguita la bond note, e al bolívar venezuelano sta seguendo il bolívar soberano. Fallito è fallito è fallito. È l'esito logico per tutte le valute nazionali emesse da governi spendaccioni.

In tutta la storia dell'umanità, il denaro dei governi è sempre effimero. Danza sull'acqua per un giorno o due, poi viene speso e muore. Un giorno, in futuro, torneremo all'oro, come abbiamo sempre fatto in passato. I governi, come dimostrano i regimi di Mnangagwa e Maduro, lo ostacoleranno fino all'ultimo. Come bambini privati di tutta la paghetta, i cittadini comuni resteranno senza nulla. L'unico valore scambiabile sarà l'oro, e probabilmente anche l'argento.

Chi ha l'oro eviterà la povertà di chi non ce l'ha. Col tempo l'oro comincerà a circolare, perché chi ne possiede comprerà beni da chi non ne ha, e a poco a poco, con una distribuzione più ampia dell'oro, tornerà un senso di normalità. Non importa se i prezzi saranno espressi in grammi d'oro o se un governo ridimensionato gli darà un nome. Sovrane, eagle, krugerrand. Non importa se li useremo in forma elettronica, purché il metallo prezioso sia davvero disponibile e ogni credito venga rimborsato in oro fisico.

Questo articolo spiega come funzionano i prezzi in un mondo in cui si commercia usando l'oro come moneta. Si presume che ogni forma di contante e di denaro elettronico sia oro sotto altra veste. Presumiamo che non esista rischio dell'emittente, perché non esiste denaro fiat. Per spiegare la formazione dei prezzi in oro dobbiamo costruire un caso ideale. È questo ideale che assumeremo.

Il ruolo fondamentale del denaro

La funzione fondamentale della moneta è facilitare lo scambio di beni e servizi, e il suo ruolo è sempre temporaneo. Entrambe le parti di una transazione devono avere fiducia che la moneta sia prontamente accettata da tutti coloro con cui commerciano, e questo significa che tutte quelle controparti devono avere fiducia che anche le loro controparti la accetteranno. Questa è sempre stata la forza dell’oro. È invece uno svantaggio considerevole della moneta fiat, la cui accettazione è limitata dai confini nazionali.

Scambiamo beni e servizi perché è infinitamente più efficiente acquistare da altri ciò che non possiamo produrre da soli, oppure ciò che richiederebbe di sprecare inutilmente il nostro tempo. Ci specializziamo invece nella nostra produzione, la vendiamo in cambio di moneta e con questa compriamo tutte le altre cose. Ciò significa che dobbiamo conservare una piccola riserva di moneta, o almeno un modo per accedervi, per soddisfare le nostre esigenze e i nostri desideri quotidiani. E chi stabilisce quell’importo? Lo stabiliamo noi, come individui che effettuano transazioni.

Quando abbiamo un surplus temporaneo di moneta, per esempio dalla vendita di un bene, lo reinvestiamo. O acquistiamo un altro bene, oppure lo prestiamo a qualcun altro (di solito tramite un intermediario) in cambio di interessi. Non importa se si tratti di moneta fiat o di oro.

Il livello generale dei prezzi è determinato dal potere d’acquisto della moneta in cui sono misurati. Le due variabili più importanti sono la quantità di moneta in circolazione e le preferenze medie relative che le persone hanno per la detenzione di moneta rispetto ai beni. Delle due, sono i cambiamenti nelle preferenze relative ad avere il maggiore impatto immediato sui prezzi.

Se le persone nel loro complesso decidono di ridurre la propria preferenza per la moneta, il livello generale dei prezzi aumenterà. Anzi, l’iperinflazione, descritta come un aumento catastrofico dei prezzi, è il sintomo visibile di una fuga generalizzata dalla moneta. In altre parole, la preferenza è quella di non detenere alcuna moneta e di liberarsene il più in fretta possibile.

Al contrario, se aumenta la preferenza per la detenzione di moneta, i prezzi scenderanno. Questa maggiore preferenza per la moneta può esprimersi in due modi. La moneta può essere detenuta come contante fisico oppure, più comunemente, le persone aumentano i propri risparmi. Un aumento dei risparmi provoca un cambiamento nei metodi di produzione per compensare i prezzi più bassi dei beni di consumo. La maggiore offerta di capitale per gli investimenti tende a ridurre i tassi di interesse e a modificare i calcoli dell’imprenditore relativi alla sua produzione.

Queste sono le considerazioni alla base dell’impiego della moneta in una comunità, che si tratti di moneta fiat o di oro. È il modo in cui gli attori economici fanno il miglior uso della moneta disponibile e, nei mercati liberi, che si sono dimostrati i sistemi più costantemente progressivi, la produzione non ha bisogno dello stimolo di moneta aggiuntiva rispetto a quella già in circolazione. Questo è un mito neokeynesiano.

Commerciare con l’oro come moneta

Le persone di una comunità, una cittadina, una città o persino una nazione stabiliscono autonomamente il proprio fabbisogno monetario. Supponiamo che, così facendo, il livello generale dei prezzi, ossia l’equilibrio delle preferenze a favore o contro l’oro rispetto ai beni, differisca da quello di una popolazione vicina. In tal caso si verificherà un arbitraggio, per cui l’oro fluirà verso la comunità con i prezzi più bassi per pagare i consumi correnti, in modo che il potere d’acquisto dell’oro nelle due comunità tenda a equipararsi.

Inoltre, i risparmi in oro cercheranno i rendimenti più elevati tra i due centri e fluiranno nella direzione opposta rispetto all’oro che cerca prezzi più bassi. Tuttavia, le quantità di oro detenute come risparmio sono sempre significativamente inferiori a quelle spese per i consumi. In realtà, l’arbitraggio avviene sia attraverso lo scambio di beni sia attraverso l’impiego di capitale che sfrutta i differenziali dei tassi di interesse, così da raggiungere un equilibrio nei prezzi e nei tassi di interesse.

È quindi facile comprendere che, in un mondo commerciale dotato di trasporti e comunicazioni efficienti, qualunque siano le preferenze locali per la detenzione di moneta rispetto ai beni, l’arbitraggio tra più centri tende a produrre un livello comune dei prezzi e un livello comune dei tassi di interesse. Questi fattori di aggiustamento favoriscono il commercio, non solo tra comunità ma anche tra nazioni. E il commercio quotato e regolato in oro è, a parità di altre condizioni, molto più efficace di quello in cui sono coinvolte singole valute fiat, perché con l’oro come moneta comune i confini nazionali non sono una barriera e il commercio è davvero globale.

Data l’ubiquità dell’oro come moneta, l’effetto dei cambiamenti localizzati nelle preferenze generali per la detenzione di oro rispetto ai beni può essere considerato minimo. Un ulteriore aspetto è l’inflazione di fondo delle riserve auree in superficie dovuta all’offerta delle miniere, ma essa è in larga parte compensata dalla crescita demografica.

L’innovazione tecnologica, il miglioramento dei metodi di produzione e la concorrenza tendono tutti, nel lungo periodo, a ridurre il livello generale dei prezzi di beni e servizi. Quindi, mentre dal lato della moneta c’è poca variazione nel livello generale dei prezzi, dal lato dei beni può esserci una riduzione significativa dei prezzi su lunghi periodi. L’effetto è un aumento del potere d’acquisto dei risparmi, che porta a tassi di interesse bassi e stabili e all’accumulo di ricchezza privata.

Prezzare le materie prime in valuta fiat

Finora abbiamo considerato il potere d’acquisto dell’oro in senso lato. Ovviamente, all’interno di un livello generale dei prezzi, i valori individuali fluttuano di continuo, riflettendo i cambiamenti della tecnologia, i miglioramenti dei metodi di produzione e l’evoluzione della domanda dei consumatori. A livello delle materie prime, è sempre l’evoluzione degli usi che se ne trovano a guidare la domanda. Ad esempio, fino a venticinque anni fa l’argento era utilizzato prevalentemente in fotografia, un impiego che oggi è quasi scomparso. Oggi il mercato più grande per l’argento è quello dei pannelli solari, mentre crescono le applicazioni elettroniche e antimicrobiche. Anche le fonti di energia evolvono: oggi le principali sono nucleare, gas, petrolio e idroelettrico. Non molto tempo fa il carbone era un combustibile fondamentale per la produzione di elettricità. Ora viene messo da parte per ragioni ambientali.

Con il regime delle valute fiat, i prezzi delle materie prime sono stati a tratti estremamente volatili, e in genere sono saliti nel lungo periodo man mano che il potere d’acquisto delle valute fiat diminuiva. Il trend di fondo del prezzo del petrolio, ad esempio, è stato al rialzo: da pochi dollari al barile negli anni Sessanta a oltre 60 dollari oggi. Negli ultimi dieci anni il West Texas Intermediate ha toccato un massimo di 140 dollari e un minimo di 27. Nel frattempo, le fluttuazioni della domanda sono state modeste. Nel periodo compreso tra il massimo del prezzo nel 2008 e il minimo nel 2016, la domanda globale è aumentata in modo abbastanza costante da 85,8 milioni di barili al giorno a 96,2, mentre il prezzo del petrolio crollava.

Gli analisti ci forniscono prontamente una spiegazione dettagliata del perché il petrolio fosse alto e del perché fosse basso, ma resta il fatto che la volatilità del suo prezzo è stata molto maggiore di quanto suggeriscano le caratteristiche di domanda e offerta. Sembra ragionevole concludere che le fluttuazioni del lato dollaro del prezzo siano una causa significativa dell’instabilità del prezzo del petrolio. L’esempio appena visto è tutt’altro che isolato. Nel giugno 2008 il prezzo del petrolio ha raggiunto il massimo prima della crisi di Lehman, e l’indice del dollaro ponderato per gli scambi commerciali (TWI) ha toccato il minimo più o meno nello stesso momento. Il prezzo del petrolio è sceso del 70% entro gennaio 2009, mentre il TWI del dollaro è salito del 17%. Nei mercati agitati per il dollaro, quando questo aveva perso i guadagni precedenti in termini di TWI, il petrolio è risalito da 42 a 114 dollari tra gennaio 2009 e aprile 2011. Tra giugno 2014 e febbraio 2016 il petrolio è sceso da 105 a 27 dollari, mentre il TWI del dollaro è salito da 80 a 99. Esiste chiaramente una forte correlazione negativa con il dollaro, il che suggerisce che il prezzo del petrolio sia influenzato più dalle variazioni del dollaro che dai fattori di domanda e offerta del petrolio stesso.

L’altra faccia della medaglia valutaria è che, mentre il prezzo del petrolio ha una marcata correlazione negativa con il TWI del dollaro, il dollaro ha ovviamente una correlazione negativa con le valute che compongono il TWI. La volatilità dei prezzi è quindi più evidente nel rapporto dollaro-petrolio che nel petrolio prezzato nelle altre valute. Queste ultime sono, se vuoi, comparse nel rapporto tra valute fiat e prezzo del petrolio. È soprattutto nel dollaro che risiede la volatilità dei prezzi.

Lo stesso schema si osserva in altre materie prime fondamentali, come il rame. Quando il petrolio ha toccato il massimo nel 2008, l’ha fatto anche il rame. Quando il prezzo del petrolio ha toccato il minimo a gennaio, l’ha fatto anche il rame. Il rame ha raggiunto il suo massimo storico a gennaio 2011, il petrolio ha avuto il suo picco qualche mese dopo. La corrispondenza con il prezzo del petrolio non è affatto perfetta, ma i cicli di prezzo di petrolio e rame mostrano somiglianze sufficienti perché si possa dire che siano correlati a grandi linee.

Si potrebbe ritenere che sia la domanda marginale a determinare il prezzo del rame. Questo spiega agli analisti perché il prezzo del rame sia così sensibile ai livelli delle scorte nei magazzini, alle fluttuazioni della domanda cinese e a tutte le altre ragioni legate al mercato. Ma in sostanza, con il rame prezzato in dollari, se vendi rame, compri dollari. Se rimandi l’acquisto di rame, mantieni i tuoi dollari. Il dollaro è sempre l’altro lato di tutte le transazioni su materie prime ed energia.

È nella natura del denaro che si dia per scontato che tutto il movimento dei prezzi provenga dal lato della merce. Tuttavia, i dati su domanda e offerta di petrolio e le fluttuazioni del prezzo in dollari dimostrano che l’instabilità è dovuta per lo più al lato monetario delle transazioni. Sembra valere anche per diverse altre materie prime, come il rame. Pertanto, se il principale rappresentante del mondo fiat, il dollaro, venisse bandito insieme a tutti i suoi epigoni fiat, la volatilità dei prezzi delle materie prime scomparirebbe in gran parte. Sorge allora la domanda se l’oro, la moneta solida destinata a sostituire le valute fiat, favorirebbe fluttuazioni di prezzo analoghe.

Non possiamo limitarci a osservare i prezzi storici delle materie prime misurati in oro, perché entrambi sono prezzati in dollari. Dobbiamo allontanarci del tutto dai dollari.

Prezzare le materie prime in oro

Quando l'oro è moneta e il credito bancario è eliminato, gli squilibri commerciali non possono nascere. Vale a dire che gli acquisti oltre confine non possono essere finanziati con il credito, se non forse con un finanziamento commerciale che si estingue da sé, destinato specificamente al regolamento degli scambi. Le importazioni, compresi il petrolio e le altre materie prime, devono essere pagate in modo aggregato con le esportazioni. È per questo motivo che gli squilibri commerciali non possono verificarsi tra nazioni che regolano i propri scambi con moneta sana.

Ne consegue che con l'oro viene eliminata gran parte della speculazione sulle materie prime tipica delle economie a moneta fiduciaria, perché la speculazione, sia che poggi su linee di credito sia che passi per i future (che in ultima analisi si basano sul credito), risulta fortemente limitata. La speculazione non può essere eliminata del tutto, perché nulla impedisce a due parti di stipulare una scommessa senza i servizi di un banchiere che crea credito. Di conseguenza, è meno probabile che si avviino tendenze di prezzo destabilizzanti.

Probabilmente anche la domanda di gestione del rischio tramite derivati si ridurrà, data l'assenza di volatilità sul lato valutario dei prezzi. La protezione dalle oscillazioni dei prezzi delle materie prime diventa essenzialmente una funzione assicurativa, perché senza la possibilità per gli operatori finanziari di attingere facilmente a linee di credito bancario, le borse non potranno fare affidamento sui margin call. Se vogliono contenere i rischi di controparte, dovranno richiedere a chi vende opzioni e a chi opera allo scoperto di impegnare la liquidità e le attività necessarie a far fronte a tutti gli obblighi potenziali.

Le materie prime prezzate in oro saranno quindi più stabili. Le tendenze destabilizzanti innescate dai flussi di credito scompaiono. Sono invece il variare della domanda reale e i suoi effetti sull'offerta a determinare i prezzi delle singole materie prime e delle diverse fonti di energia necessarie a far funzionare le nostre vite.

Infine, l'assenza di interventi delle banche centrali, che cessano con la moneta sana, pone fine al ciclo del credito destabilizzante. È questo ciclo a determinare le oscillazioni del potere d’acquisto delle valute, sia aumentando la quantità di moneta e di credito sia destabilizzando le nostre preferenze monetarie. La volatilità dei prezzi che osserviamo oggi è dovuta quasi interamente alle quantità eccessive di dollari che circolano nel sistema. Eliminate quelle, ed eliminerete la principale fonte di volatilità dei prezzi.

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