Nelle ultime settimane, mentre l'eurozona ha subìto livelli crescenti di stress sistemico nei mercati dei titoli di Stato e nel proprio sistema bancario, il prezzo dell'oro è sceso sotto i 1.600 dollari.
Ci si sarebbe aspettati che, salvo qualche occasionale errore di digitazione negli ordini, l'oro salisse con tutta questa instabilità, non che scendesse. Lasciando da parte le considerazioni di breve periodo, la semplice ragione deve essere che l'establishment degli investimenti, che ha creduto alla bolla del mercato obbligazionario, non ritiene più che l'oro sia un'alternativa alla moneta cartacea.
Possiamo capire perché la pensino così. Anche se il dibattito economico tra keynesiani e austriaci sta attirando sempre più attenzione, le società di servizi finanziari assumono economisti formati nella tradizione di Keynes e Friedman. Sono quindi immersi in discipline economiche che partono dal presupposto che l'oro sia démodé e non abbia alcun ruolo significativo in un'economia moderna. Pur riconoscendo che l'oro eserciti un fascino storico su alcuni investitori, lo considerano un investimento "risk-on". È un gergo che indica qualcosa che si compra quando si vuole assumere rischio, l'opposto del ruolo tradizionale dell'oro.
Per un'ulteriore prova basta guardare il livello medio di esposizione dei portafogli, che nel settore globale della gestione degli investimenti si dice sia in media inferiore all'uno per cento. Non è certo compatibile con il livello di rischio dei mercati odierni, con molte nazioni sull'orlo del fallimento. Il risultato è che i rialzisti poco convinti sull'oro stanno vivendo il disagio di un panico crescente.
Torniamo ai fondamentali. I keynesiani e i seguaci di Friedman ignorano la trappola del debito in cui si trovano tutte le principali valute. Le banche centrali stampano moneta per finanziare i deficit pubblici al minor costo di interessi possibile. La conseguenza inevitabile della stampa di moneta è l'inflazione dei prezzi, e l'inflazione dei prezzi porta sempre a tassi di interesse più alti. Tassi più alti aggravano i disavanzi di bilancio.
Non si può metterla in modo più semplice. L'alternativa è smettere di stampare moneta e alzare drasticamente i tassi, ma in tal caso in testa alla coda dell'insolvenza c'è lo Stato stesso, quindi questa strada si può escludere come politica deliberata. Questo è il senso di una trappola del debito: da qualunque parte ci si volti, c'è un solo esito: il fallimento.
Quando uno Stato fallisce, i suoi titoli non hanno più valore: non solo le obbligazioni, ma anche la sua moneta a corso legale. In apparenza nell'area euro è diverso, perché gli Stati nazionali non emettono la propria valuta. Su questa base, il crollo dell'euro è un evento a un passo di distanza dal fallimento dei singoli Stati. Il rapporto con le altre principali valute fiat è diretto.
La distruzione delle stesse valute fiat diventa più probabile di giorno in giorno. Nel frattempo, la debolezza dell'oro "risk-on" ha portato a un grave errore di prezzo nel mercato. Questo è accaduto perché la comunità finanziaria, risucchiata dalla bolla obbligazionaria, non ha nemmeno iniziato a scontare la minaccia che il debito rappresenta per i titoli di Stato a causa dei fallimenti sovrani.
Quando questo errore di prezzo sarà inevitabilmente corretto, è improbabile che avvenga gradualmente. Sarà così rapido che chi è abbastanza all'antica da possedere oro a fini assicurativi avrà la protezione che cercava. Chi si lascia convincere dalla moderna economia neoclassica riceverà una lezione improvvisa su a cosa serva davvero l'oro.